Australia, oltre 500 casi di difterite: è il più grande focolaio da quando esistono i registri nazionali

L’Australia sta affrontando il più grande focolaio di difterite registrato dall’inizio della sorveglianza nazionale nel 1991. Nel 2026 sono stati notificati 538 casi, oltre 17 volte il precedente massimo del 2022. Le autorità sanitarie avvertono inoltre che il numero reale potrebbe essere superiore a causa della diminuzione dei test.

Una malattia diventata rarissima grazie alla vaccinazione è tornata a rappresentare un problema sanitario nazionale.

I casi si sono concentrati soprattutto nel Northern Territory e nel Western Australia, con infezioni registrate anche in South Australia e Queensland. Più del 90% delle notifiche ha riguardato persone Aboriginal e Torres Strait Islander, motivo per cui la risposta sanitaria viene condotta anche attraverso servizi e organizzazioni sanitarie controllate dalle comunità indigene. 

538 casi dall’inizio dell’anno

La dimensione del focolaio è particolarmente significativa se confrontata con gli anni precedenti.

Nel 2022, precedente anno record, furono registrati appena 31 casi. Nel 2026 si è già arrivati a 538.

La situazione sembra comunque mostrare alcuni segnali di miglioramento: secondo l’Australian Centre for Disease Control, i contagi hanno raggiunto il picco tra la fine di maggio e l’inizio di giugno e successivamente hanno iniziato a diminuire. Nelle ultime due settimane sono stati segnalati 26 casi, rispetto a quasi 80 nel momento più intenso dell’epidemia. 

Cos’è la difterite

La difterite è un’infezione batterica seria che può interessare gola, vie respiratorie oppure la pelle.

Può diffondersi attraverso le goccioline respiratorie prodotte tossendo o starnutendo e attraverso il contatto diretto con lesioni cutanee infette.

Nei casi più gravi, le tossine prodotte dal batterio possono provocare complicazioni importanti.

La vaccinazione resta la principale protezione contro le forme gravi della malattia

Dichiarata emergenza sanitaria nazionale

Già il 22 maggio il Chief Medical Officer australiano aveva dichiarato il focolaio un Communicable Disease Incident of National Significance, consentendo una risposta coordinata tra Commonwealth, Stati e Territori. 

Il governo federale ha ora previsto complessivamente 13 milioni di dollari per sostenere le giurisdizioni coinvolte nella risposta all’epidemia. 

Il dato dei 538 casi non significa che l’Australia sia tornata all’epoca precedente ai vaccini, ma rappresenta un avvertimento importante.

Le malattie infettive che per decenni abbiamo visto raramente possono tornare a circolare quando esistono sacche di popolazione con protezione insufficiente o difficoltà di accesso alla prevenzione e alle cure.