In Queensland la prima causa con le nuove leggi sull’odio

Si apre tra tensioni e manifestazioni il primo procedimento giudiziario legato alle nuove leggi contro l’hate speech introdotte nel Queensland. Un uomo di 33 anni, Liam Parry, è comparso davanti al tribunale di Brisbane dopo essere stato incriminato per aver pronunciato una frase ritenuta vietata durante una protesta nel centro cittadino.

L’arresto risale all’11 marzo, quando Parry avrebbe recitato lo slogan “from the river to the sea” nel corso di una manifestazione pro-Palestina. La normativa, approvata dal parlamento statale il mese scorso, considera alcune espressioni – tra cui anche “globalise the intifada” – come potenzialmente antisemite se utilizzate con intento offensivo o intimidatorio. La legge si applica sia a dichiarazioni verbali sia a messaggi scritti, come cartelli o slogan esposti in pubblico, e prevede pene fino a due anni di carcere.

Il caso ha immediatamente suscitato reazioni contrastanti. All’esterno del tribunale, decine di manifestanti si sono radunati in sostegno dell’imputato, denunciando quella che definiscono una limitazione della libertà di espressione. Tra loro anche attivisti del gruppo Students for Palestine, che hanno annunciato ulteriori mobilitazioni nelle prossime settimane.

Parry, apparso brevemente in aula, ha dichiarato l’intenzione di contestare l’accusa. “È un momento importante per il Queensland – ha affermato – il governo sta cercando di criminalizzare il sostegno alla causa palestinese”. L’uomo ha inoltre definito “surreale” il rischio di una condanna a due anni di reclusione, sostenendo che le sue parole non avevano alcun contenuto d’odio o minaccia.

Durante la manifestazione, anche altri partecipanti sono stati oggetto di attenzione da parte della polizia. Un uomo di 70 anni è stato invitato a rimuovere un cartello con una frase simile a quella vietata, segno di un’applicazione particolarmente rigorosa della nuova normativa. Le forze dell’ordine hanno confermato di aver interagito con alcuni presenti e di essere pronte a intervenire “in conformità con la legge” in caso di ulteriori violazioni.

Sul piano politico, il dibattito resta acceso. La portavoce degli studenti pro-Palestina, Ella Gutteridge, ha definito le leggi “pericolose” e “incostituzionali”, sostenendo che rappresentino un precedente preoccupante per i diritti civili nel Paese. Di diverso avviso il vicepremier del Queensland, Jarrod Bleijie, che ha ribadito la validità delle misure contro quella che ha definito “retorica velenosa e tossica”

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