Il rendimento dei titoli di Stato australiani a 10 anni è salito al 5,16%, il livello più alto dal 2011. Il movimento riflette una nuova ondata di vendite sui mercati obbligazionari, alimentata dai timori sull’inflazione e sulla crescita del debito pubblico. Per famiglie e imprese il segnale è tutt’altro che teorico: rendimenti più alti possono tradursi in mutui fissi più costosi, maggiore costo del credito e più interessi da pagare sul debito dello Stato.
Un movimento che non si vedeva da una generazione sta attraversando il mercato obbligazionario australiano.
Il rendimento del titolo di Stato a 10 anni è salito fino al 5,16%, tornando sui livelli più alti da circa quindici anni. L’ultima volta che si era vista un’area simile era nell’aprile 2011, quando il rendimento aveva raggiunto il 5,24%.
Da allora era iniziata una lunga discesa, culminata durante la pandemia, quando nel 2020 il rendimento era sceso fino allo 0,55%.
Oggi la situazione si è completamente ribaltata.
Perché i bond vengono venduti
Un titolo di Stato è, in sostanza, un prestito fatto dagli investitori al governo.
Chi compra un bond riceve pagamenti prestabiliti nel tempo. Ma se il mercato teme che l’inflazione resti elevata, quel rendimento fisso diventa meno interessante.
Gli investitori chiedono quindi un ritorno maggiore per compensare la perdita di potere d’acquisto.
Il meccanismo è semplice: quando il prezzo dei bond scende, il rendimento sale.
Ed è esattamente ciò che sta accadendo in Australia.
Il problema per Canberra
Secondo Shane Oliver, chief economist di AMP, il rialzo riflette sia l’aumento dei rendimenti sui mercati internazionali sia le persistenti preoccupazioni sull’inflazione australiana.
Il problema è che il debito pubblico lordo australiano ha recentemente superato 1.000 miliardi di dollari.
Più aumentano i rendimenti richiesti dagli investitori, maggiore diventa il costo per finanziare quel debito.
Questo significa che una quota più grande delle entrate pubbliche può finire nel pagamento degli interessi, lasciando meno risorse disponibili per servizi, infrastrutture e altre spese.
Mutui e imprese possono pagare di più
L’effetto può arrivare direttamente anche alle famiglie.
I titoli di Stato a lunga scadenza, come quelli a 10 anni, influenzano il costo con cui le banche si finanziano sui mercati e quindi anche i mutui a tasso fisso.
Se i rendimenti continuano a salire, le banche potrebbero aumentare ulteriormente i tassi offerti ai nuovi clienti.
I titoli a scadenza più breve, come quelli a tre anni, risentono invece maggiormente delle aspettative sui tassi ufficiali della Reserve Bank.
Anche qui il movimento è stato significativo: il rendimento del titolo australiano a tre anni è salito di sette punti base, arrivando al 4,73%.
Questo indica che il mercato non teme soltanto inflazione nel lungo periodo, ma continua a vedere pressioni anche sul fronte dei tassi di interesse.
Non è soltanto un problema australiano
La tensione sta coinvolgendo i mercati obbligazionari di molte grandi economie.
In Giappone il rendimento del titolo di Stato decennale è salito al 3%, il livello più alto dal settembre 1996.
Anche i rendimenti britannici e statunitensi sono aumentati.
Negli Stati Uniti il debito federale ha superato 40.000 miliardi di dollari USA, mentre gli investitori continuano a interrogarsi sulla capacità dell’amministrazione di ridurre il deficit.
Il rendimento del Treasury americano a 30 anni ha superato il 5,2% e si è spinto fino al 5,28%, livelli che non si vedevano dal 2006.
Il segnale dei mercati
Quando i governi devono pagare rendimenti sempre più alti per convincere gli investitori a comprare il loro debito, il mercato sta mandando un messaggio chiaro.
Gli investitori vogliono essere compensati maggiormente per il rischio legato a inflazione, debito e incertezza economica.
Per l’Australia questo significa che il problema dei tassi potrebbe non essere affatto alle spalle.
Se i rendimenti obbligazionari resteranno elevati, le conseguenze potrebbero estendersi dai conti pubblici ai mutui, dal credito alle imprese fino alle decisioni della Reserve Bank.
Il bond a 10 anni al 5,16% non è soltanto un numero per gli operatori finanziari. È il segnale che i mercati stanno tornando a chiedere un prezzo molto più alto per il denaro. E quando il costo del denaro sale, prima o poi il conto arriva anche alle famiglie.
