Un adolescente australiano si è dichiarato colpevole davanti alla Supreme Court del New South Wales di aver compiuto atti preparatori in vista di un possibile attentato terroristico a Sydney ispirato all’estremismo dello Stato Islamico. Il ragazzo aveva 14 anni quando venne arrestato nell’agosto 2024 nella sua abitazione nel Western Sydney. Tra i luoghi presi in considerazione figuravano la Sydney Opera House e grandi eventi nel CBD. Sarà condannato il mese prossimo.
Un caso di radicalizzazione online iniziato sui social e arrivato fino alla pianificazione teorica di un possibile attacco nel cuore di Sydney.
Il giovane, che per ragioni legali non può essere identificato, ha ammesso davanti alla Supreme Court di aver compiuto atti preparatori finalizzati a un attentato terroristico.
Secondo quanto emerso in aula, il ragazzo aveva iniziato a entrare in contatto con contenuti estremisti all’inizio del 2024, quando aveva appena 14 anni.
Da TikTok sarebbe poi passato progressivamente ad altre piattaforme e a materiale sempre più radicale e violento.
Oltre 40 video estremisti trovati sul computer
Quando la polizia federale lo arrestò nella sua abitazione del Western Sydney nell’agosto 2024, gli investigatori trovarono sul suo computer più di 40 video contenenti materiale estremista.
Il tribunale ha sentito che il giovane aveva svolto ricerche online su possibili obiettivi e modalità di attacco, con l’intenzione di colpire luoghi caratterizzati da una forte presenza di persone.
Tra quelli discussi nelle conversazioni online figuravano la Sydney Opera House e il Sydney Marathon.
La Corte ha inoltre appreso che il ragazzo aveva cercato informazioni sulla realizzazione di ordigni esplosivi e aveva manifestato interesse per precedenti attentati terroristici.
Nessun materiale acquistato
Un elemento importante emerso durante l’udienza è che l’adolescente non aveva ancora acquistato o procurato i materiali necessari per realizzare un attentato.
Alla domanda se intendesse realmente passare all’azione, il ragazzo ha spiegato che prima dell’arresto ci stava pensando e che si trovava in una situazione che ha descritto come «50/50».
Il procedimento riguarda quindi gli atti preparatori e le ricerche effettuate, non un attentato materialmente eseguito.
«Sono profondamente dispiaciuto»
In tribunale il giovane ha raccontato di provenire da una famiglia che gli aveva insegnato a rispettare gli altri.
Ha sostenuto di essere stato progressivamente trascinato in una spirale di contenuti estremisti online e di aver condiviso materiale radicale anche per impressionare altre persone con le quali comunicava via internet.
Oggi afferma di essersi deradicalizzato.
Interrogato sulle proprie convinzioni attuali, ha dichiarato di non considerarsi più un estremista islamico e ha descritto ISIS come qualcosa di «assolutamente orribile».
Ha inoltre detto al giudice di essere «profondamente dispiaciuto» per quanto fatto.
La difesa: «È uscito dal tunnel dell’estremismo»
Il legale del ragazzo ha sostenuto che il giovane abbia compreso la gravità delle proprie azioni dopo essere finito in quella che ha definito una sorta di “spirale” dell’estremismo online.
Dopo un periodo trascorso in custodia, l’adolescente è stato rilasciato su cauzione ed è tornato a vivere con i genitori.
Attualmente segue un percorso di istruzione domiciliare, ha ricevuto counselling religioso e avrebbe intenzione di tornare a frequentare una scuola locale il prossimo anno.
Resta in libertà su cauzione in attesa della sentenza, prevista per il mese prossimo.
Il nodo della radicalizzazione online
Il caso riporta ancora una volta l’attenzione sulla capacità delle piattaforme digitali di esporre anche utenti molto giovani a contenuti estremisti.
In questo caso, secondo quanto emerso in tribunale, il percorso sarebbe iniziato con video sui social e sarebbe poi diventato progressivamente più radicale, fino alle conversazioni su possibili obiettivi e alla ricerca di modalità per compiere un attacco.
L’intervento delle autorità è avvenuto prima che il giovane disponesse dei mezzi necessari per mettere in pratica quanto stava valutando.
Ora sarà la Supreme Court del New South Wales a stabilire la pena, tenendo conto sia della gravità del reato ammesso sia dell’età dell’imputato e del percorso di deradicalizzazione intrapreso dopo l’arresto.
