Australia, scontro sul tabacco illegale: Burke accusa la Coalition di «lasciare la politica sanitaria alla criminalità organizzata»

Question Time ad alta tensione a Canberra sul mercato illecito del tabacco. La Coalition propone un taglio dell’80% dell’accisa sulle sigarette per ridurre il divario di prezzo con il mercato nero. Il governo Albanese respinge la linea: Tony Burke sostiene che anche con una forte riduzione fiscale resterebbe un vantaggio economico significativo per i prodotti illegali, mentre Mark Butler avverte che Canberra non entrerà in una “guerra degli sconti” con la criminalità organizzata.

Il contrasto al tabacco illegale torna al centro dello scontro politico federale australiano.

Durante il Question Time, la Coalition ha incalzato il governo chiedendo perché non intenda adottare la proposta dell’opposizione di ridurre drasticamente l’accisa sulle sigarette, con l’obiettivo dichiarato di riportare una parte dei consumatori dal mercato nero a quello legale.

La risposta del governo è stata netta.

Il ministro degli Interni Tony Burke ha accusato l’opposizione di voler affidare indirettamente alla criminalità organizzata la definizione della politica sanitaria.

«L’ultima cosa che questo Parlamento dovrebbe fare è esternalizzare la propria politica sanitaria alla criminalità organizzata», ha dichiarato. 

La proposta della Coalition

La Coalition sostiene che l’elevato livello delle accise australiane abbia ampliato il divario di prezzo tra sigarette legali e prodotti venduti sul mercato clandestino.

La proposta dell’opposizione prevede un taglio dell’80% dell’accisa sul tabacco, nella convinzione che una riduzione significativa del prezzo legale possa indebolire il mercato illecito.

Secondo Burke, tuttavia, il problema non verrebbe risolto.

Il ministro ha sostenuto che il costo base di un pacchetto illegale sarebbe circa un sesto di quello di un pacchetto legale prima ancora dell’applicazione dell’accisa. Per questo, anche dopo un forte taglio fiscale, resterebbe comunque una differenza di prezzo rilevante. 

Butler: «Niente guerra degli sconti»

Anche il ministro della Salute Mark Butler ha respinto la proposta.

Intervenendo dopo una domanda della deputata liberale Mary Aldred, Butler ha sostenuto che la strada principale debba restare quella dell’enforcement e dei controlli.

Ha citato inoltre l’esperienza canadese per sostenere che riduzioni delle accise possono avere effetti indesiderati sui tassi di fumo.

«Siamo aperti a idee sensate. Non faremo una guerra degli sconti con la criminalità organizzata», ha dichiarato. 

Chalmers non chiude formalmente la porta

Il Tesoriere Jim Chalmers ha mantenuto una posizione più prudente sul piano formale.

Interrogato sulla possibilità di ridurre l’accisa, non ha escluso esplicitamente alcuna opzione, ma ha ribadito che il governo considera il tabacco illecito soprattutto un problema di controllo e applicazione della legge.

Canberra ha destinato oltre 350 milioni di dollari aggiuntivi alle autorità impegnate nel contrasto al mercato clandestino. 

Chalmers ha inoltre difeso il principio secondo cui l’aumento del prezzo delle sigarette attraverso la tassazione resta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il consumo.

Un mercato illecito diventato questione politica

Il problema del tabacco illegale è diventato negli ultimi anni uno dei dossier più delicati per governi statali e federali.

Il mercato clandestino non riguarda soltanto l’evasione delle accise. Dietro la distribuzione di sigarette e vape illegali le autorità individuano anche reti criminali coinvolte in estorsioni, incendi dolosi e violenza tra gruppi concorrenti.

Ed è proprio qui che le due linee politiche divergono.

La Coalition ritiene che ridurre il prezzo delle sigarette legali possa togliere clienti al mercato nero.

Labor sostiene invece che intervenire sulle accise rischierebbe di indebolire una politica sanitaria costruita per ridurre il numero dei fumatori senza eliminare il vantaggio economico delle organizzazioni illegali.

Il confronto destinato a continuare

La questione non sembra destinata a chiudersi con il Question Time.

La Coalition ha trasformato il tabacco illegale in un argomento economico e di ordine pubblico, mentre il governo continua a trattarlo soprattutto come una combinazione di politica sanitaria ed enforcement contro la criminalità organizzata.

Il dato politico è che nessuno dei due fronti nega la gravità del fenomeno. La divisione riguarda lo strumento.

Per l’opposizione bisogna intervenire sul prezzo. Per Labor la priorità resta colpire le reti criminali e mantenere la funzione deterrente dell’accisa.

È su questa differenza che si gioca ora uno dei confronti più duri della politica federale australiana: come ridurre il mercato illegale senza riportare verso l’alto il consumo di tabacco legale.