Dalla firma segreta di Cassibile all’annuncio di Badoglio, dallo sbarco alleato a Salerno all’occupazione tedesca della penisola. Nella puntata di oggi di Deep View torniamo a uno dei giorni più drammatici e controversi della storia italiana, attraverso un documento che conduce fino alla Roma occupata, a via Rasella e alla testimonianza di Herbert Kappler.
L’8 settembre 1943 è una di quelle date che hanno diviso la storia italiana in un prima e un dopo.
Alle 19.42 la radio trasmise la voce del maresciallo Pietro Badoglio:
“Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio…”
L’armistizio, in realtà, era stato firmato cinque giorni prima.
Il 3 settembre, a Cassibile, in Sicilia, i rappresentanti italiani avevano sottoscritto con gli Alleati le condizioni della resa.
Ma per giorni tutto rimase segreto.
Poi arrivò l’annuncio.
E con esso il caos.
Cinque giorni che cambiarono l’Italia
Tra il 3 e l’8 settembre il governo italiano si trovò in una situazione sempre più difficile.
L’Italia aveva deciso di uscire dall’alleanza con la Germania, ma sul territorio nazionale erano ancora presenti centinaia di migliaia di soldati tedeschi.
Gli Alleati, nel frattempo, continuavano le operazioni militari.
L’armistizio non significava automaticamente la pace.
Significava, al contrario, che l’Italia stava entrando in una fase ancora più complessa della guerra.
La sera dell’8 settembre, milioni di italiani ascoltarono l’annuncio senza sapere realmente cosa sarebbe accaduto poche ore dopo.
E soprattutto senza che gran parte delle forze armate avesse ricevuto istruzioni chiare su come comportarsi.
Un esercito senza ordini
Fu questo uno degli aspetti più drammatici.
I militari italiani si trovarono improvvisamente davanti a un interrogativo terribile:
chi era adesso il nemico?
Fino al giorno precedente tedeschi e italiani avevano combattuto fianco a fianco.
Ora la Germania diventava una forza occupante.
Interi reparti furono lasciati senza direttive precise.
In Italia, nei Balcani, in Grecia e nelle isole dell’Egeo migliaia di soldati dovettero decidere autonomamente se arrendersi ai tedeschi, combattere, tentare di tornare a casa o unirsi alle prime forme di resistenza.
L’8 settembre non fu soltanto la fine di un’alleanza.
Fu anche la dissoluzione improvvisa di una catena di comando.
Il 9 settembre: gli Alleati sbarcano a Salerno
Il giorno successivo, 9 settembre 1943, gli Alleati lanciarono l’Operazione Avalanche, lo sbarco sulle coste del Golfo di Salerno.
L’obiettivo era stabilire una grande testa di ponte nell’Italia continentale e proseguire l’avanzata verso nord.
Ma la Germania aveva già preparato la propria risposta.
Il feldmaresciallo Albert Kesselring sosteneva la necessità di difendere la penisola combattendo lungo una serie di linee successive, rallentando l’avanzata anglo-americana il più possibile.
L’Italia diventò così, concretamente, territorio di guerra.
Da una parte gli Alleati che risalivano la penisola.
Dall’altra le forze tedesche determinate a impedirne l’avanzata.
Nel mezzo, milioni di civili italiani.
Il re e Badoglio lasciano Roma
Nelle ore successive all’annuncio dell’armistizio, Vittorio Emanuele III, Badoglio e parte del governo lasciarono Roma, dirigendosi verso Brindisi.
La capitale rimase senza una direzione politica e militare realmente efficace.
La decisione avrebbe alimentato per decenni un dibattito durissimo sulle responsabilità della monarchia e del governo.
Mentre le istituzioni cercavano di mettersi al sicuro, i soldati e la popolazione rimanevano a confrontarsi con le conseguenze dell’armistizio.
La battaglia per Roma ebbe episodi di resistenza, ma il 10 settembre la città cadde sotto il controllo tedesco.
Cominciava l’occupazione.
Roma città aperta
Roma era stata dichiarata “città aperta” nell’agosto del 1943, nel tentativo di preservarla da ulteriori bombardamenti e distruzioni.
Ma la definizione giuridica non impedì che la capitale diventasse uno dei luoghi centrali dello scontro tra occupazione tedesca e Resistenza.
Arresti.
Deportazioni.
Rastrellamenti.
Clandestinità.
Rappresaglie.
La guerra entrò dentro le strade, i palazzi e le case della città.
Ed è proprio qui che il documento scelto per questa puntata di Deep View amplia il proprio racconto.
Non si ferma all’8 settembre.
Ci porta dentro ciò che venne dopo.
Via Rasella e la rappresaglia delle Fosse Ardeatine
Tra gli episodi più controversi e drammatici dell’occupazione di Roma c’è l’attacco di via Rasella del 23 marzo 1944.
Un gruppo dei GAP colpì una colonna del Polizeiregiment “Bozen” che attraversava il centro della capitale.
La risposta tedesca fu immediata e feroce.
Il giorno successivo, 335 persone furono uccise alle Fosse Ardeatine.
La rappresaglia venne organizzata sotto la responsabilità delle autorità tedesche presenti a Roma.
Uno dei protagonisti di quella pagina fu Herbert Kappler, comandante della polizia di sicurezza tedesca nella capitale.
La voce di Kappler
Il video selezionato contiene anche un documento particolarmente significativo: un’intervista a Kappler realizzata nel 1967.
Ascoltare direttamente la voce di uno degli uomini coinvolti nella repressione nazista a Roma rende il documento qualcosa di più di una semplice ricostruzione storica.
Significa confrontarsi con la memoria di chi quella storia non soltanto la vide, ma ne fu protagonista.
E inevitabilmente riapre una domanda fondamentale:
come si racconta il passato quando a parlare sono anche coloro che ne portarono la responsabilità?
Perché abbiamo scelto questo video
Perché l’8 settembre è una data che spesso viene ridotta a poche parole:
“L’Italia firmò l’armistizio.”
Ma dentro quella frase c’è molto di più.
C’è un governo che aveva trattato segretamente la resa.
C’è un esercito lasciato in larga parte senza ordini.
C’è una monarchia in fuga da Roma.
Ci sono i tedeschi che da alleati diventano occupanti.
Ci sono gli Alleati che sbarcano a Salerno.
E soprattutto c’è un Paese che, nel giro di poche ore, si trova diviso.
Da lì nasceranno la Resistenza, la Repubblica Sociale Italiana, la guerra civile, l’occupazione tedesca e gli ultimi venti mesi della guerra in Italia.
L’8 settembre non chiuse la guerra italiana.
Ne aprì un’altra.
Il video selezionato
🎬 8 settembre 1943 – dall’armistizio all’occupazione tedesca
Il documento ripercorre l’armistizio di Cassibile, lo sbarco di Salerno, l’occupazione della penisola e conduce il racconto fino alla Roma occupata, all’attentato di via Rasella e alla testimonianza di Herbert Kappler.
▶️ Guarda il video all’interno di questa pagina.
Dopo il video resta una domanda
Per decenni l’8 settembre è stato raccontato come il giorno della resa, della fuga e dello sfaldamento dello Stato.
Ma fu anche il momento nel quale migliaia di italiani si trovarono improvvisamente costretti a scegliere.
Combattere.
Arrendersi.
Nascondersi.
Resistere.
Collaborare.
Cercare semplicemente di sopravvivere.
Forse per questo l’8 settembre continua a essere una delle date più difficili da racchiudere in una definizione.
Fu la fine di una guerra per l’Italia fascista, ma anche l’inizio della guerra più dolorosa combattuta sul territorio italiano.
Ed è proprio da questa contraddizione che parte la dodicesima puntata di Deep View.
Deep View. Guardare più a fondo.
Documentari. Inchieste. Storia. Per comprendere ciò che le date, da sole, non riescono a raccontare.
Fonte e ringraziamenti
Fonte video: Vita Memoriae.
Allora! News ringrazia Vita Memoriae per aver reso disponibile il documento storico utilizzato in questa puntata e per il lavoro di conservazione e divulgazione della memoria del Novecento italiano. Il video originale e i relativi materiali restano attribuiti al canale e ai rispettivi autori e produ
