Il governo del Queensland non intende fare marcia indietro sulle restrizioni che impediscono ai nuovi pazienti under 18 con disforia di genere di iniziare puberty blockers o terapie ormonali di affermazione di genere nel sistema sanitario pubblico. Il premier David Crisafulli ha difeso la decisione mentre LGBTQI Legal Service ha avviato una class action che punta a contestare il provvedimento e chiede fino a 50.000 dollari di risarcimento per ciascun partecipante. Le domande al centro del procedimento non sono ancora state valutate nel merito.
Il confronto sulle cure per i minori con disforia di genere torna al centro del dibattito politico e giudiziario nel Queensland.
Il premier David Crisafulli ha ribadito che il governo considera corretta la decisione di impedire l’avvio di puberty blockers e ormoni di affermazione di genere per i nuovi pazienti sotto i 18 anni all’interno del sistema sanitario pubblico.
«Categoricamente, è stata la decisione giusta», ha dichiarato il premier, riconoscendo al tempo stesso la complessità della situazione per i giovani e le loro famiglie.
La direttiva attualmente in vigore consente ai pazienti che avevano già iniziato il trattamento prima del 28 gennaio 2025 di proseguirlo quando clinicamente indicato, mentre impedisce ai nuovi pazienti di iniziare Stage 1 o Stage 2 treatment per la disforia di genere. Le stesse medicine restano utilizzabili per altre indicazioni mediche.
La class action
Contro la politica del governo è stata avviata un’azione collettiva da LGBTQI Legal Service.
La richiesta punta a ottenere la revoca delle restrizioni, delle scuse per il danno e l’umiliazione che sarebbero stati provocati e fino a 50.000 dollari di compensazione per ciascuna persona coperta dall’azione, per un valore complessivo indicato attorno ai 25 milioni.
Al momento dell’introduzione della politica, nel gennaio 2025, almeno 491 giovani risultavano in attesa di trattamento e rientrerebbero tra le persone potenzialmente interessate dal procedimento.
Il presidente di LGBTQI Legal Service, Ren Shike, sostiene che il numero possa essere nel frattempo aumentato.
Secondo l’organizzazione, la sospensione avrebbe impedito a centinaia di giovani di accedere a cure raccomandate dai propri medici, con conseguenze significative per loro e per le famiglie.
Si tratta, tuttavia, di argomentazioni della parte ricorrente che devono ancora essere esaminate e provate nel procedimento.
La decisione del governo
La politica era stata introdotta nel gennaio 2025 e successivamente annullata dalla Queensland Supreme Court nell’ottobre dello stesso anno.
Poche ore dopo, il ministro della Salute Tim Nicholls aveva ripristinato le restrizioni attraverso una nuova ministerial direction.
La documentazione ufficiale di Queensland Health conferma che il provvedimento del 28 ottobre 2025 impedisce ai nuovi pazienti minorenni di iniziare puberty blockers e gender-affirming hormone therapy nel sistema pubblico.
Nicholls ha collegato la decisione anche a quanto emerso a Cairns, dove il governo ha riferito di prescrizioni considerate non autorizzate e off-label effettuate in alcuni casi senza il consenso o la conoscenza dei genitori.
La revisione indipendente
Il Queensland aveva nel frattempo commissionato una revisione indipendente guidata dall’ex Chief Psychiatrist del Victoria Professor Ruth Vine.
La revisione aveva l’obiettivo di valutare le evidenze relative all’utilizzo di Stage 1, cioè puberty suppression, e Stage 2, cioè gender-affirming hormone treatment, nei pazienti con meno di 18 anni.
Dopo la pubblicazione del rapporto, il governo ha deciso di mantenere la sospensione dell’avvio dei trattamenti nel sistema pubblico, in attesa dei risultati del PATHWAYS trial britannico, previsti nel 2031.
La ministerial direction attuale deve essere formalmente riesaminata entro il 28 gennaio 2032.
Crisafulli: nessun passo indietro
Il Queensland resta l’unico Stato australiano ad avere imposto una restrizione di questo tipo nel sistema sanitario pubblico.
Nonostante la class action, Crisafulli non mostra intenzione di modificare la posizione del governo.
L’esecutivo sostiene di voler applicare un principio di cautela finché non saranno disponibili evidenze cliniche considerate sufficientemente solide sugli effetti a lungo termine dei trattamenti nei minori.
Il dibattito medico resta acceso
Il presidente della National Association of Practising Psychiatrists, Professor Philip Morris, sostiene l’approccio prudente del Queensland.
Morris ha richiamato anche le questioni sollevate dalla Cass Review britannica sulla qualità delle evidenze disponibili e sui possibili effetti a lungo termine.
Le valutazioni sui benefici, sui rischi, sulla reversibilità e sugli effetti a lungo termine di questi trattamenti restano però oggetto di forte dibattito clinico e scientifico internazionale. Per questo è importante distinguere le preoccupazioni espresse dai singoli specialisti dalle conclusioni definitivamente accertate dalla ricerca.
Una battaglia destinata ai tribunali
Sul piano politico, il governo ha scelto di difendere la sospensione.
Sul piano giudiziario, invece, la partita è appena iniziata.
La class action attende ulteriori indicazioni sul processo di opt-out e le richieste avanzate non sono ancora state sottoposte a una decisione nel merito.
Il nodo sarà quindi stabilire se la politica del Queensland possa continuare nella sua forma attuale e se le persone interessate abbiano diritto ai risarcimenti richiesti.
Il confronto si gioca ormai su tre livelli: medicina, politica e diritto. E fino alla decisione dei tribunali, sia la legittimità delle richieste di compensazione sia le responsabilità contestate resteranno questioni ancora aperte.
