One Nation mette sul tavolo il suo piano più dettagliato sulla migrazione: ridurre la net overseas migration di oltre 750 mila persone nell’arco di tre anni, portandola temporaneamente anche in territorio negativo, per poi stabilizzarla su un obiettivo annuale di 130 mila. Nel mirino soprattutto studenti internazionali, graduate visa e familiari dei lavoratori qualificati. Labor attacca: una riduzione di questa portata, sostiene il ministro Mark Butler, colpirebbe duramente sanità, edilizia, aged care e disability services.
La migrazione torna al centro dello scontro politico australiano.
One Nation presenterà oggi un piano che punta a ridurre drasticamente la net overseas migration, con un taglio complessivo superiore a 750 mila persone in tre anni.
L’obiettivo dichiarato è far scendere temporaneamente il saldo migratorio netto sotto zero, per poi riportarlo verso un livello strutturale di 130 mila persone all’anno.
La proposta interviene soprattutto sulla migrazione temporanea e non prevede invece un nuovo tetto per i principali visti destinati ai lavoratori qualificati.
Student visa limitati a 100 mila l’anno
Una delle misure principali riguarda gli studenti internazionali.
One Nation propone di fissare un tetto di 100 mila student visa all’anno, riducendo fortemente uno dei principali canali della migrazione temporanea australiana.
Il partito vuole inoltre rendere più restrittivo l’accesso ai graduate visa, i permessi che consentono a molti studenti internazionali di rimanere nel Paese dopo il completamento degli studi.
Parallelamente verrebbe introdotto un nuovo visto dedicato ai postgraduate considerati di “alto valore”, in particolare nei settori della scienza, ingegneria e ricerca medica.
L’idea è quindi ridurre il volume complessivo mantenendo un canale privilegiato per competenze ritenute strategiche.
Stop ai circa 70 mila visti per familiari dei lavoratori qualificati
Il piano non introdurrebbe un tetto aggiuntivo sui primary skilled worker visa, che continuerebbero a essere determinati dalla domanda del mercato del lavoro.
La stretta riguarderebbe invece i familiari.
One Nation propone di eliminare circa 70 mila secondary visa concessi ai familiari dei lavoratori qualificati.
È uno dei punti destinati a produrre maggiore confronto, perché modifica profondamente il modo in cui l’Australia attrae lavoratori dall’estero.
Per molti professionisti, infatti, la possibilità di trasferirsi con coniuge e figli rappresenta una parte importante della decisione di accettare un impiego in Australia.
Tre mesi per lasciare il Paese agli overstayer
Un altro capitolo riguarda chi rimane in Australia dopo la scadenza del proprio visto.
Secondo la proposta, gli overstayer avrebbero tre mesi per lasciare volontariamente il Paese.
Dopo tale termine scatterebbero misure di enforcement e, secondo il piano annunciato, un divieto a vita di rientrare in Australia.
La misura rappresenta la parte più rigida del pacchetto sul rispetto delle condizioni migratorie.
Labor: «Così si distruggono sanità ed edilizia»
La risposta del governo non si è fatta attendere.
Il ministro Mark Butler ha definito la proposta una misura da “tabloid headline”, sostenendo che una riduzione così rapida della migrazione avrebbe conseguenze pesanti sull’economia e sui servizi.
Secondo Butler, settori come construction, healthcare, aged care e disability services dipendono in misura rilevante dalla disponibilità di lavoratori migranti.
Il problema sarebbe particolarmente evidente nelle aree regionali, dove il reclutamento di medici e altri professionisti formati in Australia è spesso più difficile.
Per Labor, dunque, una riduzione non sufficientemente selettiva rischierebbe di produrre nuove carenze di personale proprio nei settori dove il Paese ne ha maggiore bisogno.
Il governo ancora senza il proprio piano definitivo
Lo scontro politico è reso più significativo dal fatto che il governo federale non ha ancora presentato il proprio atteso nuovo piano migratorio.
Un intervento del ministro degli Interni Tony Burke, dal quale ci si attendevano indicazioni più dettagliate, era stato cancellato il mese scorso.
Labor sostiene comunque di aver già ridotto significativamente i livelli migratori rispetto al periodo immediatamente successivo alla pandemia.
Ma l’assenza di una proposta completa lascia spazio alle opposizioni e a One Nation per imporre il tema nel dibattito pubblico.
Migrazione e consenso elettorale
La questione è diventata una delle più sensibili della politica australiana.
Il dibattito non riguarda soltanto il numero degli ingressi, ma il rapporto tra crescita della popolazione e disponibilità di abitazioni, infrastrutture, trasporti, ospedali e servizi pubblici.
One Nation tenta di intercettare proprio questa insoddisfazione, proponendo un taglio molto più profondo rispetto a quello prospettato dal governo.
Labor risponde sostenendo che una politica migratoria non possa essere costruita attorno a un unico numero e che debba invece tenere conto delle esigenze concrete del mercato del lavoro.
Il nodo degli studenti internazionali
La parte più delicata del piano potrebbe essere quella relativa agli studenti.
Il settore dell’istruzione internazionale rappresenta una componente importante dell’economia australiana e una fonte significativa di entrate per università e altri provider.
Allo stesso tempo, gli student visa costituiscono una delle principali componenti della migrazione temporanea.
La proposta di un tetto di 100 mila ingressi all’anno aprirebbe quindi un confronto non soltanto politico, ma anche economico, soprattutto con università e territori maggiormente dipendenti dagli studenti stranieri.
Housing, sanità e lavoro: il confronto entra nel merito
Il piano One Nation rende più netto il contrasto tra due impostazioni.
Da una parte c’è chi ritiene necessario ridurre rapidamente la migrazione per diminuire la pressione su housing e infrastrutture.
Dall’altra chi sostiene che un taglio troppo rapido potrebbe aggravare la carenza di lavoratori in settori essenziali.
È su questo equilibrio che si giocherà gran parte del confronto dei prossimi mesi.
One Nation ha ora messo un numero preciso sul tavolo: oltre 750 mila ingressi in meno in tre anni e, successivamente, una net overseas migration di 130 mila persone all’anno. Toccherà a Labor e Coalition spiegare con altrettanta precisione quale livello considerano sostenibile e, soprattutto, come intendono raggiungerlo.
