Voto estero, il documento con il nome di Tirelli e la domanda al MAIE: come avete difeso le quattro ripartizioni?

Il Cittadino Italiano, in un articolo firmato da Vittorio Coco, ha pubblicato due testi recanti il nome del deputato. Gazzola ha precisato che l’emendamento presentato era sottoscritto da Romano, come risulta dal fascicolo ufficiale della Camera. Ma il chiarimento sulla firma non esaurisce il confronto sulle scelte politiche del movimento.

di Emanuele Esposito

Vi ricordate l’emendamento che ridisegna la rappresentanza degli italiani all’estero? Quello che riunisce Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide in una sola ripartizione per la Camera, lasciando distinta l’Europa, e introduce per il Senato una competizione nell’intera Circoscrizione Estero? È su questa proposta che si concentra la questione documentale sollevata da Il Cittadino Italiano

In un articolo del 4 settembre 2026, a firma di Vittorio Coco, la testata ha segnalato e pubblicato due testi nei quali compare il nome di Franco Tirelli, deputato del MAIE. Secondo la ricostruzione del giornalista, si tratta di versioni circolate prima della pubblicazione del fascicolo parlamentare ufficiale. 

Nel primo documento, che abbiamo potuto esaminare, il cognome compare effettivamente nel campo dedicato ai firmatari, insieme a quelli di altri tre parlamentari: «MONTARULI, BORDONALI, RUSSO PAOLO EMILIO, TIRELLI». Non è soltanto nel nome attribuito al file: è scritto nel testo. 

Questo è un riscontro documentale. Non è, però, la prova di una sottoscrizione ufficiale di Tirelli. Nel fascicolo della Camera, infatti, la proposta corrispondente reca il nome di Romano. La distinzione va chiarita subito, perché la richiesta di trasparenza deve partire dai documenti, non attribuire loro ciò che non dimostrano. 

Il contenuto: tutte le aree extraeuropee nello stesso bacino

Il PDF pubblicato propone l’introduzione di un articolo 4-bis, intitolato «Modifiche alle disposizioni in materia di voto nella circoscrizione Estero», intervenendo sulla legge 27 dicembre 2001, n. 459, conosciuta come legge Tremaglia. 

Il passaggio centrale sostituisce la lettera b) dell’articolo 6 con la formulazione «Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide» e sopprime le lettere c) e d). Il modello riunisce così le tre ripartizioni extraeuropee in una sola: anche l’America meridionale perde la propria autonomia, insieme ad America settentrionale e centrale e Africa-Asia-Oceania-Antartide. L’Europa rimane distinta per l’elezione dei deputati. 

Per il Senato, il testo richiama ripetutamente l’«intera circoscrizione Estero» nelle disposizioni sull’attribuzione dei seggi. Non viene abolita la Circoscrizione Estero nel suo complesso: ne viene modificata l’articolazione territoriale. 

È questo il motivo per cui la vicenda interessa direttamente le nostre comunità. La domanda politica non riguarda soltanto la possibilità di votare, ma il rapporto che un sistema elettorale consente di mantenere fra cittadini, territori ed eletti.

La spiegazione di Gazzola e il riscontro della Camera

Una precisazione era già arrivata da Mariano Gazzola, consigliere del CGIE ed esponente del MAIE, attraverso 9Colonne.

Gazzola aveva spiegato che il testo circolato prima della chiusura dei termini riportava il nome di Tirelli, mentre l’emendamento presentato era sottoscritto da Francesco Saverio Romano, appartenente allo stesso gruppo parlamentare alla Camera. Aveva inoltre distinto quella proposta da un altro emendamento, sul premio di governabilità, del quale Tirelli risultava invece firmatario. 

Il confronto con gli atti offre un riscontro preciso. Nel fascicolo degli emendamenti n. 4 del 15 luglio 2026, relativo alla proposta di legge C. 2822-A, l’emendamento 4.01007 riporta: «Montaruli, Bordonali, Paolo Emilio Russo, Romano». In quell’elenco ufficiale Tirelli non compare. 

Anche Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del MAIE, aveva respinto l’attribuzione della firma al deputato. In una dichiarazione pubblicata da AISE il 17 luglio, aveva contestato le accuse rivolte a un parlamentare che, secondo il movimento, non aveva sottoscritto la proposta sull’accorpamento. 

Questi chiarimenti non vanno nascosti né ridimensionati. La presenza di un nome nella copia pubblicata e la sottoscrizione dell’emendamento ufficiale sono due questioni diverse.

Resta da ricostruire come sia stato formato il primo documento: chi abbia inserito il nominativo, con quale autorizzazione e quale valore avesse quella versione. Senza ulteriori riscontri non si può trasformare la differenza tra gli elenchi nella certezza di una firma prima apposta e poi ritirata.

Romano, eletto in Sicilia, cofirma la modifica del voto estero

Accettando la spiegazione del MAIE, l’attenzione si sposta anche sulla scelta di Francesco Saverio Romano. La sua scheda parlamentare indica che è stato eletto nel collegio uninominale Sicilia 1-U03, non nella Circoscrizione Estero. 

Non c’è nulla di irregolare nel fatto che un deputato eletto in Sicilia si occupi degli italiani nel mondo. La Costituzione stabilisce che ogni parlamentare rappresenta la Nazione, non soltanto il collegio nel quale è stato eletto. 

Ma la legittimità dell’intervento non elimina la possibilità di discuterne il merito.

Quali ragioni hanno portato Romano a sostenere proprio questo accorpamento? Quale confronto ha avuto con le comunità interessate? Quali valutazioni lo hanno convinto che riunire territori così diversi avrebbe migliorato la rappresentanza?

Sono domande politiche, non contestazioni del suo diritto a presentare proposte.

Occorre inoltre utilizzare il termine corretto: Romano risulta cofirmatario del 4.01007. Questo non consente di identificarlo automaticamente come autore materiale del testo, né di affermare che fosse l’unico emendamento da lui sostenuto durante l’intero iter. 

Il punto interessante è un altro: un deputato dello stesso gruppo parlamentare del MAIE sottoscrive l’accorpamento, mentre il movimento dichiara di voler preservare le quattro ripartizioni. Come è stata affrontata politicamente questa divergenza?

Tirelli: contrario all’accorpamento, favorevole alla legge complessiva

La posizione di Tirelli trova un ulteriore riscontro nell’intervista rilasciata a Radio Radicale il 16 luglio.

Il deputato aveva spiegato che il MAIE avrebbe preferito mantenere le quattro ripartizioni e le preferenze. Aveva inoltre riconosciuto i problemi di rappresentanza che il nuovo assetto avrebbe potuto creare soprattutto all’Oceania e al Nord America. 

Nella stessa intervista aveva però dichiarato il sostegno alla legge elettorale nel suo complesso, valorizzando le misure contro le frodi e il mantenimento delle preferenze. Aveva quindi presentato il risultato come un compromesso: una delle richieste del movimento era stata accolta, quella sulle ripartizioni no. 

Questa è una scelta politica che gli elettori hanno diritto di valutare. Non serve attribuire a Tirelli una sottoscrizione che il fascicolo ufficiale non riporta per domandare se quel compromesso fosse accettabile.

Difendere la sicurezza del voto e difendere la territorialità sono obiettivi distinti. Ottenere un risultato sul primo non risponde automaticamente alle obiezioni sul secondo.

Anche dando per buona la versione del MAIE, resta il Senato

Prendiamo dunque per buona la spiegazione del movimento: Tirelli non ha sottoscritto l’emendamento ufficiale sull’accorpamento. Prendiamo sul serio anche la posizione espressa da Gazzola, che aveva definito fondamentale «mantenere le quattro ripartizioni attuali»

La domanda successiva è inevitabile: che cosa è stato fatto per difendere questa posizione nel passaggio al Senato?

Quali emendamenti sono stati presentati o sostenuti per conservare le ripartizioni? Quali interventi in Aula hanno espresso la contrarietà del movimento? Quali correttivi sono stati portati fino al voto?

La richiesta riguarda direttamente Mario Borghese e il ruolo parlamentare del MAIE. Nei materiali fin qui raccolti per questa ricostruzione non sono stati individuati un suo intervento sull’articolo 6 né proposte a sua firma dirette a fermare l’accorpamento. Non disponiamo, tuttavia, di una verifica integrale dei resoconti e degli emendamenti del Senato che consenta di trasformare questa mancata individuazione nella certezza di un’assenza assoluta.

È precisamente per questo che la domanda va formulata attraverso gli atti: vengano indicati gli interventi, i numeri degli emendamenti e le iniziative con cui il movimento ha difeso l’alternativa sostenuta pubblicamente.

Nei passaggi degli interventi disponibili, Roberto Menia ha illustrato tre proposte correttive, mentre Francesco Giacobbe ha chiesto di approvare l’emendamento 6.3 per fermarsi e aprire una riflessione partecipata sulla riforma. Sono iniziative delle quali esiste una traccia nei materiali esaminati. 

Per il MAIE chiediamo una rendicontazione altrettanto riconoscibile. Non una dichiarazione generica di contrarietà, ma la spiegazione di come quella contrarietà sia stata esercitata.

Il dubbio riguarda la coerenza, non un accordo nascosto

Non abbiamo elementi per affermare che Romano abbia agito per conto di Tirelli, né per attribuire al MAIE un accordo occulto sulla modifica delle ripartizioni. La differenza tra due elenchi di firmatari non dimostra nulla del genere.

Il dubbio politico riguarda la coerenza fra ciò che si dichiara di voler difendere e ciò che si fa per difenderlo.

Si può ritenere sbagliata una disposizione e scegliere comunque di sostenere il provvedimento complessivo. Si può perdere una battaglia parlamentare. Si può giudicare prioritario un altro risultato. Ma queste scelte richiedono una spiegazione davanti agli elettori.

Dire «non abbiamo firmato quell’emendamento» risponde alla questione della sottoscrizione. Non risponde necessariamente alla domanda: quali strumenti avete utilizzato per impedirne l’approvazione o correggerne gli effetti?

È qui che, a mio giudizio, deve concentrarsi il confronto.

Le comunità meritano risposte

Per chi vive in Australia, in Nord e Centro America o nelle altre comunità coinvolte, questa discussione non dovrebbe ridursi a una polemica fra testate e partiti. Riguarda il modo in cui si costruisce e si mantiene un rapporto di rappresentanza.

Il lavoro di Vittorio Coco su Il Cittadino Italiano ha portato all’attenzione pubblica due documenti. La precisazione di Gazzola e il fascicolo ufficiale della Camera permettono di distinguere la copia recante il nome di Tirelli dalla proposta formalmente pubblicata con Romano fra i cofirmatari. 

La questione documentale resta circoscritta alla provenienza e alla formazione della prima versione. Quella politica è più ampia e non dipende dalla soluzione del caso della firma.

Che cosa ha fatto il MAIE per conservare le quattro ripartizioni che dichiarava di voler difendere? E quali scelte hanno portato a sostenere un provvedimento che andava in una direzione diversa?

Sono queste le risposte che chiediamo. Non per costruire una colpevolezza sulla base di un nome stampato, ma perché la rappresentanza comporta anche il dovere politico di rendere conto delle proprie decisioni.

Non basta chiarire chi non abbia firmato. Occorre spiegare chi abbia difeso un’alternativa, con quali strumenti e fino a quale punto.

Il Cittadino Italiano qui puoi leggere l’articolo di Vittorio Coco

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