Australia, allarme diesel: rischio prezzi oltre 4 dollari e razionamento

L’analista Saul Kavonic avverte che un blocco delle esportazioni statunitensi potrebbe provocare nuove difficoltà nel giro di settimane. Particolarmente esposti agricoltura, trasporti e miniere.

A cura della redazione online

Il diesel potrebbe superare i 4 dollari australiani al litro e l’Australia potrebbe trovarsi a dover razionare le forniture nel giro di poche settimane, se gli Stati Uniti vietassero le esportazioni del carburante. È lo scenario delineato da Saul Kavonic, responsabile della ricerca energetica di MST Marquee, che considera l’ipotesi americana uno degli sviluppi più preoccupanti per la sicurezza energetica australiana dall’inizio della guerra in Medio Oriente.

Intervenendo al programma The Business, Kavonic ha indicato il rischio di rincari nell’ordine del 50%. La previsione dipende soprattutto dall’ampiezza delle eventuali restrizioni statunitensi e dall’evoluzione del conflitto: un blocco severo, accompagnato da un ulteriore deterioramento della situazione regionale, aggraverebbe la pressione sulle forniture.

Il presidente americano Donald Trump si è dichiarato favorevole a limitare le esportazioni di diesel per alleviare i prezzi interni. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che l’amministrazione sta esaminando la fattibilità di un divieto totale o parziale. La misura resta dunque in valutazione, mentre si avvicinano le elezioni americane di metà mandato.

Per l’Australia, il problema sarebbe la riduzione del carburante disponibile sul mercato mondiale. Gli acquirenti che oggi si riforniscono dagli Stati Uniti dovrebbero cercare alternative, aumentando la concorrenza per le forniture sulle quali conta anche Canberra.

L’esposizione australiana è particolarmente significativa perché diesel e attività economica sono strettamente legati. Agricoltura, industria mineraria e trasporto merci dipendono da questo carburante. Secondo Kavonic, la domanda stagionale delle aziende agricole rende ancora più delicati eventuali ritardi nelle consegne.

Le difficoltà si inseriscono in un mercato già segnato dai conflitti e dalle interruzioni delle rotte energetiche. L’analista osserva che le scorte offrono una protezione temporanea, ma non possono compensare indefinitamente una riduzione degli approvvigionamenti.

Il piano nazionale australiano resta al livello 2, dedicato al mantenimento delle forniture e alle misure precauzionali. Il livello 3 prevede interventi mirati e misure volontarie per contenere i consumi; il livello 4 contempla una distribuzione coordinata del carburante, con priorità ai servizi essenziali e ai settori critici. Il possibile passaggio a queste fasi è un rischio prospettato da Kavonic, non una decisione annunciata dalle autorità.

Kavonic sollecita il governo federale a mantenere un’intensa attività diplomatica con i Paesi fornitori, compresa l’Arabia Saudita. Ha riconosciuto che gli interventi iniziali dell’esecutivo hanno contribuito a mantenere gli arrivi di carburante, anche pagando prezzi più elevati.

Un blocco potrebbe però avere conseguenze anche negli Stati Uniti. David Oxley, economista di Capital Economics, osserva che le raffinerie producono contemporaneamente diesel, benzina e carburante per aerei. Se non potessero vendere o immagazzinare il diesel, potrebbero essere costrette a ridurre la produzione complessiva, restringendo anche l’offerta degli altri prodotti.

La prospettiva dipenderà quindi dalle decisioni di Washington e dalla tenuta delle rotte commerciali. Per ora, prezzi oltre i 4 dollari e razionamento rimangono scenari di rischio, non sviluppi già accertati.


Meta title: Australia, diesel oltre 4 dollari? Il rischio dello stop USA

Meta description: Un blocco USA all’export di diesel potrebbe spingere i prezzi oltre 4 dollari e causare razionamenti in Australia. L’allarme dell’analista Saul Kavonic.

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