Il premier israeliano definisce «codardi morali» i diplomatici che abbandonano la sala. A New York fermata Susan Sarandon durante le proteste. Tajani sollecita una riforma delle Nazioni Unite.
A cura della redazione online
Decine di delegazioni hanno lasciato la sala dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite quando Benjamin Netanyahu è salito sul podio. Il premier israeliano ha risposto alla contestazione attaccando apertamente i diplomatici: «Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, vi prego di farlo ora».
L’intervento, accompagnato da fischi e proteste, ha riportato al centro del confronto internazionale la guerra in Medio Oriente, mentre il presidente palestinese Mahmoud Abbas, noto come Abu Mazen, ha chiesto di dare finalmente attuazione agli impegni per Gaza.
Netanyahu ha difeso gli attacchi contro gli impianti nucleari iraniani, presentandoli come una scelta necessaria per la sopravvivenza di Israele. Ha sostenuto che, senza quell’operazione, le conseguenze sarebbero state catastrofiche e che l’azione israeliana avrebbe protetto anche alcuni dei Paesi i cui rappresentanti hanno abbandonato l’aula.
Il premier ha inoltre affermato che diversi leader lo ringrazierebbero in privato per aver neutralizzato le capacità nucleari iraniane, accusandoli di ipocrisia per il loro atteggiamento pubblico. Sul Golan ha rivendicato un legame risalente ai tempi di Mosè, replicando al presidente siriano Ahmed al-Sharaa, che nel proprio intervento aveva ribadito la sovranità siriana sul territorio e denunciato gli attacchi israeliani.
La contestazione si è estesa alle strade di Manhattan. Susan Sarandon è stata fermata dalla polizia durante una manifestazione contro la presenza del premier israeliano, organizzata da Jewish Voice for Peace. I partecipanti hanno chiesto la fine dei bombardamenti e delle uccisioni a Gaza, bloccando il traffico. Alla protesta era presente anche l’attrice Cynthia Nixon.
Abu Mazen è invece intervenuto con un videomessaggio da Ramallah, dopo che gli Stati Uniti hanno negato per il secondo anno consecutivo i visti alla delegazione palestinese. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese ha contestato la decisione, definendola una misura punitiva e chiedendo a Washington di tornare al dialogo.
Sul futuro di Gaza, Abbas ha confermato il sostegno al piano in venti punti di Donald Trump, ma ha denunciato l’assenza dei risultati attesi: fine delle aggressioni, ritiro delle forze israeliane e avvio della ricostruzione. La richiesta è di accelerare la seconda fase, evitando che la transizione diventi una condizione indefinita senza prospettive politiche.
Il leader palestinese ha denunciato anche l’espansione degli insediamenti e le violenze dei coloni in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Ha ribadito il rifiuto dello sfollamento della popolazione e indicato come obiettivo uno Stato palestinese democratico e non militarizzato, capace di vivere in pace accanto a Israele. Nel suo intervento ha condannato gli attacchi contro i civili da qualunque parte provengano, il terrorismo e l’antisemitismo.
Per l’Italia, Antonio Tajani ha sollecitato un cambiamento nel funzionamento delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri ha sostenuto che l’organizzazione debba recuperare la capacità di decidere e intervenire, denunciando una riforma bloccata dagli interessi contrapposti degli Stati. Roma chiede un Consiglio di Sicurezza più rappresentativo e responsabile verso l’intera comunità internazionale.
Sul conflitto ucraino, Tajani ha confermato il sostegno a Kiev per una pace giusta e duratura, chiedendo a Mosca un impegno concreto nei negoziati. Ha inoltre richiamato la necessità di coinvolgere l’Ucraina nelle decisioni sul proprio futuro e l’Europa nelle scelte riguardanti la sicurezza del continente.
Nei lavori dell’Assemblea, il segretario generale António Guterres ha avvertito che violenze, sfollamenti ed espansione degli insediamenti in Cisgiordania mettono in pericolo la soluzione a due Stati. Il suo appello ai governi è di utilizzare gli incontri di New York per favorire la de-escalation, consentire il passaggio degli aiuti umanitari e ripristinare la libertà di navigazione.
