Dai ragazzi di via Panisperna al Nobel, dalla fuga dall’Italia delle leggi razziali alla prima reazione nucleare controllata, fino al Progetto Manhattan. Nel giorno della sua nascita, Deep View racconta Enrico Fermi: lo scienziato italiano che contribuì a cambiare il Novecento e ad aprire definitivamente l’era atomica.
Il 29 settembre 1901 nasceva a Roma Enrico Fermi.
Centoventicinque anni dopo, il suo nome continua a stare al centro di una storia che unisce scienza, Italia, fascismo, emigrazione, guerra e responsabilità morale.
Per la ventunesima puntata di Deep View by Allora! News abbiamo scelto un documentario in italiano che ne ripercorre la vita: dagli anni di formazione e dal gruppo di via Panisperna al Nobel, dagli Stati Uniti alla costruzione della prima pila atomica, fino al coinvolgimento nel Progetto Manhattan.
Non è soltanto la biografia di uno scienziato.
È anche la storia di ciò che accade quando una scoperta scientifica comincia a cambiare il destino politico e militare del mondo.
Prima di tutto, la fisica
Fermi nacque a Roma il 29 settembre 1901. Il suo talento emerse molto presto e lo portò alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si formò in fisica in un momento in cui la disciplina stava cambiando rapidamente.
Negli anni successivi divenne una delle figure centrali della nuova fisica italiana.
La sua capacità non consisteva soltanto nel formulare teorie.
Fermi era contemporaneamente teorico e sperimentatore.
Questa combinazione, piuttosto rara, sarebbe diventata uno dei suoi tratti distintivi.
I ragazzi di via Panisperna
Negli anni Trenta, a Roma, attorno a Fermi si formò un gruppo di giovani fisici destinato a diventare celebre con il nome di “ragazzi di via Panisperna”.
Tra loro figuravano Edoardo Amaldi, Emilio Segrè, Franco Rasetti, Bruno Pontecorvo ed Ettore Majorana, oltre al chimico Oscar D’Agostino.
Nel laboratorio romano il gruppo lavorò soprattutto sulla fisica dei neutroni e sulla radioattività artificiale.
Il Museo Enrico Fermi ricorda come proprio in quegli anni Fermi e i suoi collaboratori ottennero risultati fondamentali sugli effetti dei neutroni lenti e sulla radioattività indotta. Quel lavoro contribuì in modo decisivo alla comprensione della struttura del nucleo atomico.
È una delle pagine più affascinanti della storia della scienza italiana.
Un gruppo relativamente piccolo, in un laboratorio di Roma, stava aprendo strade che avrebbero avuto conseguenze enormi.
Il Nobel del 1938
Il riconoscimento arrivò nel 1938.
Fermi ricevette il Premio Nobel per la Fisica per il lavoro sulla radioattività artificiale prodotta dal bombardamento neutronico e per le ricerche che all’epoca vennero interpretate come produzione di elementi transuranici.
Quel premio avrebbe dovuto essere il culmine di una carriera italiana.
Diventò invece una porta d’uscita.
Nello stesso anno, il regime fascista aveva introdotto le leggi razziali.
La moglie di Fermi, Laura Capon, era ebrea.
Dopo la cerimonia del Nobel a Stoccolma, la famiglia non rientrò più stabilmente in Italia e si trasferì negli Stati Uniti.
È uno dei passaggi più drammatici della sua biografia: un Paese che aveva prodotto uno dei suoi scienziati più importanti finì per perderlo proprio nel momento di massima affermazione internazionale.
L’America e il nuovo mondo atomico
Negli Stati Uniti Fermi continuò le proprie ricerche.
Il contesto, però, stava cambiando.
La guerra in Europa aveva reso sempre più urgente lo studio dell’energia nucleare e delle sue possibili applicazioni militari.
Il 2 dicembre 1942, sotto le tribune dello Stagg Field dell’Università di Chicago, il gruppo guidato da Fermi riuscì a ottenere la prima reazione nucleare a catena autosostenuta e controllata della storia.
Il dispositivo era la Chicago Pile-1.
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ricorda quel momento come l’inizio di una nuova era scientifica: per la prima volta l’uomo riusciva a controllare direttamente una reazione nucleare a catena.
Non era ancora una bomba.
Ma il principio fisico alla base era ormai diventato realtà.
Il Progetto Manhattan
Da lì il percorso conduce direttamente al Progetto Manhattan.
Fermi entrò a far parte del grande programma segreto con cui gli Stati Uniti cercavano di costruire l’arma atomica prima della Germania nazista.
Lavorò prima a Chicago e poi a Los Alamos, dove assunse un ruolo di primo piano nella divisione teorico-sperimentale e partecipò alle attività che portarono al test Trinity del luglio 1945.
A quel punto la scienza non era più soltanto una questione di laboratorio.
Era diventata geopolitica.
Guerra.
Decisione militare.
Potere.
La storia di Fermi entra così in una delle domande più difficili del Novecento:
quanto è responsabile uno scienziato dell’uso che viene fatto delle proprie scoperte?
Hiroshima, Nagasaki e la responsabilità della scienza
Il lavoro del Progetto Manhattan portò alla costruzione delle prime bombe atomiche.
Le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945 cambiarono per sempre il rapporto tra scienza e guerra.
Fermi non fu semplicemente “l’inventore della bomba atomica”, una definizione troppo semplificata.
Fu però uno degli scienziati centrali nello sviluppo della fisica nucleare e partecipò direttamente al progetto che rese possibile l’arma.
Raccontare la sua biografia significa quindi evitare due estremi.
Da una parte trasformarlo in un eroe privo di contraddizioni.
Dall’altra ridurlo alla bomba.
La sua storia è più complessa.
Dentro ci sono ricerca pura, intuizione scientifica, fuga dal fascismo, guerra mondiale, energia nucleare e il problema dell’uso politico della conoscenza.
Fermi e l’Italia che aveva lasciato
La storia di Enrico Fermi è anche una storia italiana.
Via Panisperna.
Roma.
Pisa.
La cultura scientifica degli anni Trenta.
E poi l’emigrazione forzata da un Paese che aveva scelto le leggi razziali.
È difficile non vedere in quella partenza anche una delle tante perdite provocate dal fascismo alla cultura italiana.
Fermi continuò a mantenere rapporti con l’Italia e tornò più volte dopo la guerra.
Ma la sua vita scientifica principale era ormai negli Stati Uniti.
Morì a Chicago nel 1954, a soli 53 anni.
Perché abbiamo scelto questo video
Perché Enrico Fermi permette a Deep View di mettere insieme molte delle linee che attraversano questa rubrica.
La storia italiana.
La scienza.
La dittatura.
L’emigrazione.
La guerra.
E la responsabilità individuale davanti alle conseguenze delle proprie scoperte.
Il documentario scelto segue il percorso di Fermi da via Panisperna alla fisica dei neutroni, dal Nobel agli Stati Uniti, fino al Progetto Manhattan.
Accanto al video principale, il Museo Enrico Fermi / CREF offre materiali e una filmografia dedicata allo scienziato, mentre l’archivio multimediale dell’INFN conserva anche documenti storici in italiano dedicati alla sua vicenda scientifica.
Il video selezionato
ENRICO FERMI – DOCUMENTARIO COMPLETO sullo scienziato tra i padri italiani della bomba atomica
Fonte di pubblicazione: DON’T TURN OFF THE LIGHTS.
▶️ Guarda il documentario all’interno di questa pagina.
Dopo il video resta una domanda
Enrico Fermi contribuì a comprendere meglio la materia.
Quelle conoscenze resero possibile una nuova fonte di energia.
Ma resero possibile anche una nuova arma.
È questo il paradosso che accompagna ancora oggi la sua eredità.
La scienza produce conoscenza.
Ma la conoscenza, una volta acquisita, entra nel mondo politico, economico e militare.
E allora la domanda che lasciamo ai lettori è inevitabile:
dove finisce la responsabilità dello scienziato e dove comincia quella di chi decide come utilizzare ciò che la scienza ha reso possibile?
Il 29 settembre 1901 nasceva Enrico Fermi.
Centoventicinque anni dopo, continuiamo ancora a vivere dentro il mondo che le sue ricerche contribuirono a creare.
Deep View. Guardare più a fondo.
Documentari. Inchieste. Storia. Scienza.
Fonte e ringraziamenti
Fonte video: DON’T TURN OFF THE LIGHTS.
Allora! News ringrazia il canale DON’T TURN OFF THE LIGHTS per aver reso disponibile il documentario dedicato alla vita e al lavoro di Enrico Fermi.
Per la verifica storica e scientifica abbiamo fatto riferimento anche ai materiali del Museo Enrico Fermi/CREF, del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e alle fonti relative al Premio Nobel per la Fisica del 1938.
Le immagini, le interviste e gli altri materiali audiovisivi restano attribuiti ai rispettivi autori, produttori e titolari dei diritti.
