Il differenziale italiano supera la soglia per la prima volta dalla primavera del 2025 nelle quotazioni di Borsa Italiana. Il rendimento del decennale raggiunge il 4,59%, mentre lo shock energetico e le tensioni sui Treasury pesano sui mercati.
A cura della redazione online
Lo spread tra Btp e Bund torna sopra quota 100 punti base. Nel corso della seduta del 29 settembre, le quotazioni di Borsa Italiana hanno registrato un picco di 100,17 punti, un livello che non veniva superato dalla primavera del 2025.
La rilevazione di Bloomberg indicava invece un differenziale di 99 punti base. Il superamento della soglia riguarda quindi il picco registrato da Borsa Italiana durante gli scambi, con una lieve differenza tra le due piattaforme.
Parallelamente, il rendimento del Btp decennale è salito al 4,59%. Un movimento che riporta l’attenzione sul costo del finanziamento pubblico: quando gli investitori chiedono rendimenti più elevati, anche le condizioni alle quali lo Stato può collocare nuovi titoli tendono a diventare più onerose.
Le tensioni coinvolgono anche altri debiti sovrani europei. Il differenziale francese rispetto al Bund tedesco si è portato a 119 punti base, circa 19 punti sopra quello italiano. La pressione dei mercati si estende dunque oltre i confini nazionali.
Sul quadro pesano lo shock energetico e le turbolenze concentrate sui Treasury, i titoli di Stato americani che rappresentano un riferimento per il mercato obbligazionario internazionale. L’aumento dei costi dell’energia alimenta inoltre il rischio di un’inflazione più persistente, rendendo più incerto il percorso dei tassi d’interesse.
Per comprendere il movimento occorre distinguere due indicatori. Lo spread misura la differenza di rendimento tra il titolo italiano e quello tedesco di pari durata: 100 punti base corrispondono a un punto percentuale. Il rendimento del Btp, invece, esprime quanto il mercato richiede per detenere quel titolo ai prezzi correnti.
Per i conti pubblici, l’effetto di rendimenti più elevati si trasmette progressivamente attraverso le nuove emissioni e il rifinanziamento dei titoli in scadenza. Il costo del debito già emesso a tasso fisso rimane legato alle condizioni stabilite al momento del collocamento.
Il ritorno sopra quota 100 riaccende l’attenzione sul differenziale con Berlino, ma per valutare la pressione sul finanziamento dello Stato conta anche il livello assoluto dei rendimenti. Il 4,59% del decennale italiano segnala condizioni più onerose in una fase di tensione che attraversa entrambe le sponde dell’Atlantico.
