Australia, inflazione al 4%: scontro sulla spesa pubblica mentre i tassi salgono al 4,6%

Il premier del New South Wales Chris Minns rivendica prudenza nei conti dello Stato, mentre il governo Albanese difende le proprie scelte economiche. Coalition e Verdi provano intanto a trasformare il caro vita nel nuovo terreno di battaglia politica.

A cura della redazione online

CANBERRA — Inflazione, tassi d’interesse e costo della vita tornano al centro del confronto politico australiano. Con l’inflazione salita al 4% e il tasso ufficiale della Reserve Bank portato al 4,6%, cresce la pressione sul governo federale e si riapre il dibattito sul peso della spesa pubblica nell’economia.

A intervenire è stato anche il premier del New South Wales, Chris Minns, che ha scelto una linea prudente ma politicamente significativa: senza attaccare direttamente Canberra, ha rivendicato la gestione del proprio governo, sostenendo di essere stato attento alla crescita della spesa pubblica e promettendo di continuare su questa strada in caso di rielezione.

Le sue parole arrivano in un momento delicato per il primo ministro Anthony Albanese e per il tesoriere Jim Chalmers, già sotto pressione dopo l’ultimo aumento dei tassi e il peggioramento dei dati sull’inflazione.

Minns prende le distanze

Minns ha evitato di commentare direttamente le scelte degli altri governi, ma ha voluto sottolineare che il New South Wales è stato prudente nell’utilizzo del denaro pubblico.

Una presa di posizione che arriva dopo settimane di indiscrezioni su possibili tensioni tra il premier statale e Albanese, soprattutto su questioni come accise sul tabacco, distribuzione della GST e finanziamenti alla sanità.

Entrambi hanno cercato di minimizzare l’idea di una frattura, ma il tema della spesa pubblica rischia ora di diventare un ulteriore elemento di confronto tra governo federale e Stati.

Albanese e Chalmers difendono il governo

Il governo federale respinge l’idea che la propria politica di bilancio sia la principale responsabile dell’aumento dell’inflazione.

Albanese e Chalmers hanno indicato soprattutto le tensioni internazionali e la guerra in Medio Oriente tra i fattori che stanno spingendo verso l’alto i prezzi.

Il tesoriere sostiene che il governo abbia mantenuto una linea responsabile sulla spesa, pur riconoscendo che sarà necessario continuare a intervenire.

Il problema è trovare un equilibrio sempre più difficile: da una parte milioni di famiglie chiedono nuovi aiuti contro il caro vita, dall’altra ulteriori misure di sostegno rischiano di alimentare ulteriormente la domanda e quindi le pressioni inflazionistiche.

La Reserve Bank guarda anche ai problemi interni

La governatrice della Reserve Bank, Michele Bullock, ha evitato di entrare direttamente nel confronto politico, ma ha sottolineato che l’inflazione era già troppo elevata prima dell’ultima crisi internazionale.

Tra i problemi strutturali dell’economia australiana resta anche la debole crescita della produttività, che limita la capacità del Paese di aumentare l’offerta di beni e servizi.

Il risultato è un’economia nella quale la domanda continua a esercitare pressione sui prezzi, mentre le famiglie devono fare i conti con mutui più costosi e un potere d’acquisto ancora sotto pressione.

Nuovi aiuti nel bilancio di dicembre

Albanese ha già anticipato che il governo potrebbe presentare nuove misure contro il costo della vita nell’aggiornamento di bilancio di dicembre.

I dettagli non sono ancora stati resi noti.

Chalmers ha però escluso, almeno per ora, un nuovo taglio delle accise sui carburanti.

La vera sfida sarà quindi costruire interventi capaci di sostenere le famiglie senza trasformarsi in un ulteriore stimolo all’inflazione.

La Coalition rilancia sui tagli fiscali

L’opposizione guidata da Angus Taylor punta invece sulla riduzione della spesa e su una serie di interventi fiscali.

Tra le proposte figurano l’indicizzazione degli scaglioni fiscali all’inflazione, la riduzione delle accise sul tabacco e un taglio delle accise sui carburanti quando il prezzo medio internazionale del petrolio supera una determinata soglia.

La Coalition sostiene che queste misure verrebbero compensate da risparmi e maggiori entrate in altri settori, ma il tema delle coperture resterà centrale nel confronto politico dei prossimi mesi.

I Verdi cambiano leadership

Anche i Verdi aprono una nuova fase politica con David Shoebridge, scelto come nuovo leader.

Shoebridge ha messo immediatamente il costo della vita al centro della propria strategia, dichiarando di voler costruire un’alternativa al Labor e promettendo una linea più dura nei confronti del governo federale.

La sua elezione ha però riaperto anche il dibattito interno sulle regole democratiche del partito. Mehreen Faruqi ha criticato l’assenza di un voto diretto degli iscritti e ha chiesto l’introduzione del principio “un iscritto, un voto”.

Il costo della vita diventa il terreno decisivo

Il quadro politico australiano appare quindi sempre più dominato dall’economia.

Il governo cerca di difendere la propria gestione, la Coalition insiste sulla disciplina di bilancio e sui tagli fiscali, mentre i Verdi cercano spazio con una piattaforma più aggressiva sul costo della vita.

Sul fondo resta la questione più importante per milioni di australiani: quanto ancora durerà la fase di inflazione elevata e tassi alti, e quanto margine avrà il governo per intervenire senza peggiorare il problema?

La risposta comincerà probabilmente a emergere con l’aggiornamento di bilancio previsto a dicembre.