Quattro anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Germania si divide in due Stati. A est nasce la Repubblica Democratica Tedesca, una repubblica socialista legata all’Unione Sovietica. Per quarant’anni la DDR sarà uno dei grandi simboli della Guerra fredda, fino alla caduta del Muro e alla riunificazione tedesca.
Il 7 ottobre 1949 nasce ufficialmente la Repubblica Democratica Tedesca, la DDR.
È la Germania dell’Est.
Quattro anni prima il Terzo Reich era crollato sotto le macerie della Seconda guerra mondiale. Il territorio tedesco era stato diviso tra le potenze vincitrici: Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Unione Sovietica.
Anche Berlino, pur trovandosi all’interno della zona d’occupazione sovietica, era stata suddivisa.
Nel maggio del 1949, nelle tre zone occidentali, era nata la Repubblica Federale Tedesca.
Cinque mesi dopo, nella zona controllata dall’Unione Sovietica, nasceva la DDR.
La separazione non era più soltanto militare.
Era diventata politica.
Ideologica.
E soprattutto era diventata una frontiera fra due modi completamente diversi di immaginare il futuro dell’Europa.
Due Germanie, due sistemi
A ovest si sviluppava uno Stato democratico inserito progressivamente nel sistema politico ed economico occidentale.
A est nasceva invece una repubblica socialista legata all’Unione Sovietica.
La SED, il Partito Socialista Unificato di Germania, divenne il centro del potere.
Tra i protagonisti della nascita della nuova Germania orientale ci furono Wilhelm Pieck, primo presidente della DDR, Otto Grotewohl, capo del governo, e soprattutto Walter Ulbricht, destinato a diventare una delle figure centrali del sistema politico orientale.
Formalmente esistevano un Parlamento, una Costituzione e diverse istituzioni.
Nella pratica il potere politico rimase saldamente nelle mani della SED.
La nuova società venne costruita secondo il modello socialista:
economia pianificata,
nazionalizzazioni,
forte presenza dello Stato,
organizzazioni giovanili,
propaganda,
controllo politico.
E poi sarebbe arrivato uno degli apparati più conosciuti della Guerra fredda.
La Stasi
Nel 1950 nasce il Ministero per la Sicurezza di Stato.
Il nome tedesco, Ministerium für Staatssicherheit, sarebbe stato presto abbreviato in una parola entrata nella storia:
Stasi.
Il suo compito ufficiale era proteggere la DDR dai nemici interni ed esterni.
Nel corso dei decenni divenne però uno degli apparati di sorveglianza più estesi dell’Europa orientale.
Intercettazioni.
Informatori.
Controllo della posta.
Pedinamenti.
Fascicoli personali.
Pressioni psicologiche.
La forza della Stasi non consisteva soltanto nel sapere che cosa facevano i cittadini.
Consisteva anche nel creare il dubbio permanente che qualcuno potesse osservarti.
Un collega.
Un vicino.
Talvolta persino una persona vicina alla famiglia.
Il controllo diventava così parte della vita quotidiana.
La fuga verso Ovest
Il problema più evidente per la DDR arrivò però dalla libertà di movimento ancora possibile attraverso Berlino.
Durante gli anni Cinquanta milioni di tedeschi orientali lasciarono la Germania Est.
A partire erano spesso giovani, tecnici, medici, professionisti e lavoratori qualificati.
Per lo Stato orientale significava perdere persone necessarie alla propria economia.
Ma rappresentava anche qualcosa di politicamente ancora più difficile da spiegare.
Se il sistema socialista rappresentava il futuro, perché così tante persone cercavano di andarsene?
Berlino diventò progressivamente il punto debole della frontiera tra i due blocchi.
Poi arrivò agosto 1961.
13 agosto 1961: nasce il Muro
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, le autorità della Germania orientale iniziarono a chiudere il confine interno di Berlino.
Prima con filo spinato.
Poi con barriere sempre più elaborate.
Cemento.
Torrette.
Pattuglie.
Zone di sicurezza.
Nasceva il Muro di Berlino.
La propaganda della DDR lo definì una barriera antifascista destinata a proteggere la Germania orientale.
Ma la sua funzione fondamentale era impedire ai cittadini della DDR di raggiungere Berlino Ovest e, da lì, la Germania occidentale.
Da un giorno all’altro famiglie vennero separate.
Strade interrotte.
Finestre murate.
Linee ferroviarie spezzate.
Una divisione politica diventò improvvisamente una realtà fisica.
Due vite separate da pochi metri
È forse questo uno degli aspetti più impressionanti dell’intera vicenda.
Per quasi tre decenni, nella stessa città, persone che vivevano a poche centinaia di metri di distanza appartenevano a sistemi politici, economici e culturali completamente differenti.
Da una parte Berlino Ovest.
Dall’altra Berlino Est.
Lingua comune.
Storia comune.
Famiglie comuni.
Ma televisioni diverse.
Moneta diversa.
Leggi diverse.
Possibilità di movimento completamente differenti.
Il Muro non separava soltanto due Stati.
Entrava nelle biografie.
Ma la DDR non fu soltanto il Muro
Raccontare quarant’anni di Germania orientale esclusivamente attraverso la Stasi e la repressione sarebbe però insufficiente.
Milioni di persone vissero interamente dentro quel sistema.
Nacquero.
Studiano.
Lavorarono.
Costruirono famiglie.
Andarono in vacanza.
Praticarono sport.
Parteciparono alla vita culturale del Paese.
La DDR possedeva un sistema scolastico pubblico, un’ampia partecipazione femminile al mondo del lavoro, assistenza sociale e una forte organizzazione dello sport.
Molti cittadini svilupparono una vera identità tedesco-orientale.
Questo non cancella la natura autoritaria dello Stato.
Aiuta però a comprendere perché, dopo il 1990, il rapporto con il passato della DDR sarebbe stato molto più complesso della semplice contrapposizione fra oppressione e libertà.
La storia di uno Stato è fatta dalle sue istituzioni.
La storia di una società è fatta anche dalle vite quotidiane.
Il 1989
Alla fine degli anni Ottanta il sistema cominciò a perdere stabilità.
L’Unione Sovietica guidata da Michail Gorbaciov aveva intrapreso la strada della perestrojka e della glasnost.
A differenza del passato, Mosca non sembrava più intenzionata a intervenire con la forza per salvare ogni governo comunista dell’Europa orientale.
In Polonia cresceva Solidarność.
L’Ungheria cominciava ad aprire le proprie frontiere.
Sempre più cittadini della DDR cercavano nuove vie per raggiungere l’Occidente.
All’interno del Paese aumentavano le manifestazioni.
La richiesta era sempre più chiara:
libertà di movimento e riforme.
Poi arrivò il 9 novembre 1989.
«Immediatamente»
Quella sera il dirigente della DDR Günter Schabowski annunciò durante una conferenza stampa nuove regole per consentire ai cittadini di viaggiare all’estero.
Un giornalista chiese quando sarebbero entrate in vigore.
Schabowski consultò rapidamente i propri appunti.
Poi rispose:
«Per quanto ne so, immediatamente».
La notizia si diffuse in pochi minuti.
Migliaia di berlinesi orientali raggiunsero i posti di confine.
Le guardie non avevano ricevuto istruzioni chiare.
La pressione aumentò.
Alla fine i passaggi vennero aperti.
Quella notte il Muro smise di essere una frontiera invalicabile.
Persone che per quasi trent’anni avevano vissuto separate cominciarono ad attraversarlo.
Alcuni salirono sopra il cemento.
Altri iniziarono a colpirlo con martelli e picconi.
Una delle immagini più potenti del Novecento nacque quasi senza un piano.
3 ottobre 1990
Meno di undici mesi dopo, il 3 ottobre 1990, la DDR cessò formalmente di esistere.
I suoi territori entrarono nella Repubblica Federale Tedesca.
La Germania tornava unita.
Lo Stato nato il 7 ottobre 1949 aveva vissuto poco meno di quarantuno anni.
Ma cancellare una frontiera geografica non significava automaticamente eliminare le differenze costruite durante quattro decenni.
Economia.
Salari.
Demografia.
Esperienze personali.
Identità.
Ancora oggi la divisione tra est e ovest continua, in forme diverse, a comparire nelle analisi politiche e sociali della Germania.
Il documento di Deep View
Per questa ventitreesima puntata di Deep View abbiamo scelto:
The Berlin Wall, our family and us
🎬 DW Documentary
Il documentario sceglie una prospettiva particolarmente adatta allo spirito della nostra rubrica: raccontare la grande storia attraverso una famiglia.
Non soltanto governi.
Non soltanto carri armati.
Non soltanto il Muro.
Ma persone che hanno vissuto la separazione e che, dopo la riunificazione, continuano a confrontarsi con ciò che quella frontiera ha lasciato nelle loro vite.
▶️ Guarda il documentario all’interno di questa pagina.
Perché abbiamo scelto questo video
Perché la storia della DDR rischia spesso di essere raccontata attraverso poche immagini ormai diventate simboliche.
Il Muro.
Le torrette.
La Stasi.
Le automobili Trabant.
Le manifestazioni del 1989.
Ma dietro ognuna di quelle immagini esistono milioni di esperienze personali.
Il documentario di DW ci permette di spostare lo sguardo dalla geopolitica alla vita quotidiana.
Ed è forse proprio così che si comprende davvero cosa significhi dividere un Paese.
Una frontiera può essere tracciata sulla carta in pochi minuti.
Le sue conseguenze possono attraversare generazioni.
Dopo il video resta una domanda
Il 7 ottobre 1949 nacque uno Stato che molti pensavano sarebbe diventato permanente.
Quarant’anni dopo quel sistema era già sul punto di scomparire.
È una lezione importante anche per il presente.
Le strutture politiche possono sembrare immutabili.
I confini possono apparire definitivi.
I muri possono essere presentati come destinati a durare per sempre.
Poi la storia cambia.
La DDR nacque il 7 ottobre 1949.
Il Muro cadde quarant’anni dopo.
La Germania tornò unita nel 1990.
Tra quelle date non c’è soltanto la storia della Guerra fredda. Ci sono milioni di persone che hanno vissuto la propria vita dentro una frontiera che sembrava eterna.
Deep View. Guardare più a fondo.
Documentari. Inchieste. Storia. Per comprendere ciò che accade quando la geopolitica entra nella vita delle persone.
Fonte e ringraziamenti
Fonte video: DW Documentary – Deutsche Welle.
Allora! News ringrazia DW Documentary per aver realizzato e reso disponibile “The Berlin Wall, our family and us”, contribuendo a conservare e raccontare la memoria della Germania divisa attraverso le testimonianze di chi ne ha vissuto direttamente le conseguenze.
Le immagini, le interviste e gli altri materiali audiovisivi restano attribuiti ai rispettivi autori, produttori e titolari dei diritti.
