Il Presidente della Repubblica interviene a Roma per gli 80 anni della CIDA, la Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità. Un richiamo alla responsabilità delle classi dirigenti, alla centralità del capitale umano e alla necessità di governare l’intelligenza artificiale senza sacrificare la dignità delle persone. Il Capo dello Stato invita inoltre a preservare l’unità nazionale e a rafforzare il modello sociale europeo attraverso scelte concrete delle istituzioni.
A cura della Redazione Allora! Online
Il futuro dell’Italia si costruisce attraverso il lavoro, la competenza e la capacità di affrontare le trasformazioni economiche e tecnologiche senza dimenticare la dignità delle persone. È questo il messaggio centrale rivolto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al mondo della dirigenza italiana, durante la cerimonia per l’ottantesimo anniversario della CIDA, Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità.
L’incontro, organizzato all’Auditorium della Conciliazione di Roma, ha rappresentato un’occasione per riflettere sul ruolo delle classi dirigenti nello sviluppo economico e sociale del Paese, proprio mentre l’Italia affronta una fase caratterizzata da cambiamenti tecnologici, trasformazioni demografiche e nuove tensioni internazionali.
Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha richiamato il valore costituzionale del lavoro e la necessità di rafforzare un’alleanza tra competenze, responsabilità istituzionali e solidarietà sociale.
Un’alleanza che, secondo Mattarella, deve rivolgersi soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a vivere e lavorare in un mondo profondamente diverso da quello conosciuto fino a pochi anni fa.
Ottant’anni insieme alla Repubblica
La ricorrenza della CIDA assume un significato particolare perché coincide con gli ottant’anni della nascita della Repubblica italiana.
Entrambe le realtà hanno avuto origine nel 1946, in un Paese impegnato nella ricostruzione materiale, politica ed economica dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale.
Mattarella ha ricordato il contributo della dirigenza alla trasformazione dell’Italia, da nazione segnata dalle difficoltà del dopoguerra a una delle principali economie industrializzate.
Il Presidente ha riconosciuto il ruolo svolto dai dirigenti pubblici e privati nella modernizzazione dello Stato, nell’apertura ai mercati internazionali e nella costruzione di un sistema economico fondato su libertà, autonomia e responsabilità.
Alla cerimonia sono intervenuti il presidente della CIDA, Stefano Cuzzilla, e la direttrice della Confederazione, Teresa Lavanga.
Il Capo dello Stato ha richiamato anche la figura di Giuseppe Togni, fondatore della Confederazione e protagonista della vita istituzionale italiana, sottolineando come lo sviluppo economico richieda non soltanto infrastrutture e investimenti materiali, ma anche capitale umano, competenze e valori condivisi.
L’intelligenza artificiale deve valorizzare la persona
Uno dei passaggi più significativi del discorso è stato dedicato all’intelligenza artificiale, alla robotica e alle tecnologie digitali.
Mattarella ha riconosciuto che queste innovazioni stanno modificando rapidamente l’organizzazione del lavoro, i sistemi produttivi e le competenze richieste alle nuove generazioni.
La sfida, tuttavia, non consiste esclusivamente nell’aumentare la produttività o migliorare l’efficienza economica.
Secondo il Presidente, l’innovazione deve essere governata affinché contribuisca anche alla qualità del lavoro, alla valorizzazione delle persone e al rafforzamento della coesione sociale.
Si tratta di una responsabilità che riguarda direttamente dirigenti, imprese e amministrazioni pubbliche.
L’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi può infatti modificare profondamente alcune professioni, automatizzare attività ripetitive e creare nuove opportunità.
Allo stesso tempo, può generare interrogativi sulla stabilità occupazionale, sull’aggiornamento delle competenze e sulla distribuzione dei benefici economici.
Per questa ragione, il messaggio del Quirinale richiama la necessità di accompagnare la trasformazione tecnologica con una visione sociale.
La tecnologia deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo, non diventare un criterio attraverso il quale misurare esclusivamente efficienza e profitto.
I giovani e il diritto di costruire il proprio futuro
Il richiamo alle nuove generazioni rappresenta un altro elemento centrale della riflessione presidenziale.
Per Mattarella, l’alleanza tra lavoro e responsabilità sociale deve essere capace di guardare avanti, offrendo ai giovani la possibilità di partecipare pienamente allo sviluppo del Paese.
Questo significa riconoscere l’importanza dell’istruzione, della formazione professionale e delle opportunità di ingresso nel mercato del lavoro.
L’accelerazione tecnologica rende sempre più necessario aggiornare le competenze, ma pone anche il problema di garantire che l’accesso alle nuove professioni non sia condizionato esclusivamente dalle possibilità economiche o dalle condizioni sociali di partenza.
Il ruolo dei dirigenti diventa quindi particolarmente importante.
Le decisioni assunte nelle imprese, nelle istituzioni e nei servizi pubblici contribuiscono a determinare la qualità dell’occupazione, le prospettive di crescita e le possibilità di valorizzazione dei giovani talenti.
La responsabilità manageriale, nella visione richiamata dal Presidente, supera il semplice raggiungimento degli obiettivi aziendali e coinvolge la capacità di contribuire al progresso collettivo.
L’unità nazionale non deve essere sacrificata alle contrapposizioni
Nel discorso non è mancato un richiamo alla storia più difficile della Repubblica.
Mattarella ha ricordato gli anni del terrorismo, quando alcuni dirigenti industriali e rappresentanti delle professioni furono presi di mira dalle Brigate Rosse.
Il Capo dello Stato ha rivolto un pensiero a Pietro Coggiola, Carlo Ghiglieno, Manfredo Mazzanti, Renato Briano e Giuseppe Taliercio, assassinati durante quella stagione di violenza politica.
Il Presidente ha sottolineato come l’Italia sia riuscita a superare il terrorismo attraverso la forza delle proprie istituzioni democratiche, dei valori civili e della coesione nazionale.
Un’esperienza storica dalla quale emerge un insegnamento ancora attuale: le differenze politiche e le contrapposizioni, anche quando particolarmente accese, non devono compromettere il senso di appartenenza a una comunità democratica.
Il richiamo non cancella la legittimità del confronto politico, ma invita a preservare quei principi condivisi che permettono alle istituzioni di funzionare e alla società di affrontare le crisi.
L’Europa come dimensione del futuro
La parte conclusiva dell’intervento è stata dedicata al ruolo dell’Unione europea.
«L’Europa è la dimensione, lo spazio in cui pensarsi e agire», ha affermato Mattarella, ricordando che il futuro dell’Italia deve essere considerato all’interno di un contesto continentale.
Il Presidente ha sottolineato che il modello sociale europeo rappresenta un patrimonio da difendere, ma che la sua continuità richiede decisioni coerenti da parte delle istituzioni.
L’Europa è infatti chiamata a confrontarsi con sfide che coinvolgono competitività economica, innovazione tecnologica, welfare, sicurezza e sostenibilità.
In questo scenario, la capacità di coniugare crescita economica e tutela dei diritti sociali costituisce uno degli elementi distintivi del sistema europeo.
Il richiamo di Mattarella assume particolare significato anche per il mondo delle imprese italiane, sempre più inserite in catene produttive e mercati internazionali.
La competitività non può dipendere soltanto dalla riduzione dei costi o dall’introduzione di nuove tecnologie, ma deve accompagnarsi alla qualità del capitale umano e alla capacità di creare opportunità sostenibili.
Il ruolo delle classi dirigenti nella nuova economia
Durante la cerimonia, Mattarella ha riconosciuto anche il contributo dei dirigenti all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sottolineando l’importanza delle competenze nella gestione di programmi pubblici particolarmente complessi.
Il Presidente ha inoltre richiamato il tema dell’equità fiscale, sul quale la Confederazione ha sviluppato iniziative e proposte negli ultimi anni.
Il filo conduttore del discorso rimane la responsabilità.
Dirigere un’impresa, un’amministrazione o un’organizzazione significa assumere decisioni che producono conseguenze non soltanto economiche, ma anche sociali.
Per questo il Capo dello Stato ha invitato la dirigenza italiana ad affrontare le trasformazioni in corso mantenendo un forte legame con i principi costituzionali.
Il futuro come responsabilità collettiva
Gli ottant’anni della CIDA diventano così l’occasione per una riflessione più ampia sul futuro dell’Italia.
Il Paese si trova davanti a cambiamenti che richiedono competenze nuove, investimenti nella formazione e capacità di governare fenomeni tecnologici sempre più complessi.
Ma il progresso, nella visione richiamata da Mattarella, non può essere valutato soltanto attraverso indicatori economici.
Deve essere misurato anche nella capacità di garantire dignità, opportunità e coesione sociale.
Lavoro, giovani, innovazione e solidarietà rappresentano quindi elementi inseparabili di una stessa prospettiva nazionale ed europea.
Il messaggio rivolto dal Presidente alle classi dirigenti italiane è chiaro: il futuro non deve essere semplicemente atteso, ma costruito attraverso responsabilità, competenza e visione.
Un compito che coinvolge imprese, istituzioni e cittadini, con una particolare attenzione alle nuove generazioni.
Perché il vero progresso di una società non consiste soltanto nella capacità di produrre più ricchezza, ma anche nel modo in cui quella ricchezza contribuisce a migliorare la vita delle persone.
E soprattutto nelle opportunità che riesce a consegnare a chi verrà dopo di noi.
