Il leader del Carroccio si prepara a ricandidarsi alla guida del partito. Alberto Di Rubba assume la reggenza. Annunciati una nuova segreteria politica e un possibile aggiornamento del simbolo.
Matteo Salvini si è dimesso dalla carica di segretario federale della Lega. Una decisione che, almeno formalmente, segna la conclusione del suo attuale mandato, ma che rappresenta soprattutto un passaggio previsto dalle procedure interne del partito per consentirgli di ripresentare la propria candidatura al congresso straordinario, convocato a Milano per il 24 e 25 ottobre.
Le dimissioni sono state formalizzate durante il Consiglio federale del 12 ottobre e hanno comportato anche l’azzeramento degli incarichi dei tre vicesegretari Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani. La gestione temporanea del partito è stata affidata al tesoriere Alberto Di Rubba, nominato vicesegretario vicario con funzioni di reggente fino all’appuntamento congressuale. A presiedere i lavori sarà Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati.
Ma il congresso non sarà soltanto un’occasione per rinnovare gli organismi dirigenti. Salvini ha anticipato l’intenzione di intervenire sull’organizzazione e sull’identità politica del movimento, annunciando la creazione di una segreteria politica collegiale e una revisione del simbolo della Lega.
L’obiettivo dichiarato è aggiornare la struttura del partito, mantenendo il legame con le sue radici storiche. Un percorso che riapre inevitabilmente il confronto tra la tradizione autonomista settentrionale e la dimensione nazionale assunta dal Carroccio negli anni della leadership salviniana.
Interpellato sulle possibili iniziative della componente cosiddetta nordista, Salvini ha respinto l’esistenza di divisioni organizzate, ricordando la propria militanza nella Lega Lombarda fin dal 1990. Il segretario uscente ha invitato tutte le sensibilità interne a partecipare al congresso, presentando documenti, idee e proposte.
Durante il Consiglio federale sono stati inoltre affrontati alcuni dei principali temi dell’agenda politica leghista: pensioni, contributo richiesto agli istituti bancari, ampliamento delle Zone economiche speciali e abolizione del canone Rai.
Il congresso milanese rappresenterà dunque un doppio appuntamento: da una parte la scelta della futura guida del partito, dall’altra la definizione della sua organizzazione e delle priorità politiche.
Le dimissioni di Salvini, pertanto, non costituiscono di per sé un abbandono della leadership, ma l’avvio di una nuova fase congressuale. Saranno i delegati a esprimersi sul futuro assetto della Lega e sulla sua direzione politica.
