Allora! Online – Redazione
Il nuovo ambasciatore cinese Liu Jinsong invita l’Australia a gestire le divergenze diplomatiche su basi di reciprocità ed equilibrio. Durante un intervento a Parliament House, il diplomatico ha celebrato la ripresa dei rapporti commerciali, ma ha anche ribadito che Pechino pretende attenzione per i propri interessi strategici. Intanto, un’indagine giornalistica riaccende le preoccupazioni sulle presunte attività di intelligence cinese attraverso LinkedIn.
Le relazioni tra Australia e Cina attraversano una fase di rinnovata cooperazione economica, ma le tensioni strategiche continuano a condizionare il dialogo tra Canberra e Pechino.
A ricordarlo è stato Liu Jinsong, nuovo ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Australia, che durante un intervento a Parliament House ha rivolto un messaggio diplomatico al governo australiano: il rispetto tra le nazioni deve essere reciproco e le divergenze devono essere affrontate tenendo conto degli interessi di entrambe le parti.
Il diplomatico, che ha assunto l’incarico ad agosto, è intervenuto a un evento dell’Australia-China Business Council, davanti a rappresentanti istituzionali, imprenditori ed esponenti del mondo economico.
Il suo discorso ha alternato toni concilianti, riferimenti alla crescente integrazione commerciale e richiami alla necessità di un rapporto bilaterale fondato sull’uguaglianza.
«La cortesia esige reciprocità»
Liu ha descritto le relazioni sino-australiane come tornate su un percorso positivo dopo anni di tensioni commerciali e diplomatiche.
L’ambasciatore ha tuttavia chiarito che il miglioramento dei rapporti non significa la scomparsa delle divergenze.
Secondo il rappresentante di Pechino, è naturale che due Paesi con sistemi politici, interessi e priorità differenti mantengano posizioni contrastanti su determinate questioni.
Il punto fondamentale, ha sostenuto, è evitare che queste differenze compromettano l’intera relazione.
Liu ha insistito sulla necessità di attribuire la stessa considerazione agli interessi fondamentali di entrambi i Paesi, richiamando il principio australiano del fair go, inteso come correttezza ed equità.
Il messaggio è stato accompagnato da un avvertimento diplomatico: la cooperazione non può funzionare se una delle parti ritiene che le proprie priorità debbano prevalere automaticamente su quelle dell’altra.
L’economia come ponte tra Canberra e Pechino
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato l’interdipendenza economica tra Australia e Cina.
Liu ha raccontato il proprio viaggio da Sydney a Canberra a bordo di un autobus della compagnia Murrays, osservando la presenza di componenti e tecnologie cinesi nel veicolo.
Un episodio utilizzato per illustrare come le catene produttive dei due Paesi siano profondamente collegate.
La Cina rimane il principale partner commerciale dell’Australia e un mercato fondamentale per numerosi settori dell’economia nazionale.
Minerali, prodotti agricoli, vino, carne, beni alimentari e materie prime costituiscono componenti importanti delle esportazioni australiane verso il mercato cinese.
Dall’altra parte, le imprese australiane utilizzano una vasta gamma di prodotti industriali, apparecchiature elettroniche, macchinari e componenti realizzati in Cina.
L’ambasciatore ha sottolineato che la cooperazione economica sta entrando in una nuova fase, nella quale le attività tradizionali continuano a mantenere un ruolo importante mentre emergono ulteriori opportunità di crescita.
Una relazione segnata dalla guerra commerciale
Il miglioramento dei rapporti diplomatici segue un periodo particolarmente difficile.
Durante gli anni del precedente governo della Coalition, le relazioni tra Canberra e Pechino subirono un forte deterioramento, accompagnato da restrizioni commerciali e da tensioni su sicurezza nazionale, politica estera e interferenze straniere.
La Cina impose dazi e altre limitazioni su diversi prodotti australiani, creando difficoltà per esportatori e aziende che dipendevano dal mercato asiatico.
Con l’arrivo al governo di Anthony Albanese nel 2022, i rapporti hanno progressivamente registrato una distensione.
Numerose restrizioni commerciali sono state eliminate o ridimensionate, favorendo il recupero degli scambi.
Il nuovo ambasciatore ha riconosciuto questi progressi, attribuendo importanza al dialogo politico tra i leader dei due Paesi.
Rimangono tuttavia questioni sulle quali Canberra e Pechino mantengono posizioni differenti.
Il nodo della sicurezza nel Pacifico
La ripresa della cooperazione economica non ha eliminato la competizione strategica nell’Indo-Pacifico.
L’Australia continua a considerare la sicurezza regionale una priorità fondamentale, rafforzando i propri investimenti nella difesa e i rapporti con gli alleati.
Canberra guarda con particolare attenzione all’espansione dell’influenza cinese nel Pacifico, soprattutto quando questa coinvolge infrastrutture critiche, accordi di sicurezza e possibili forme di presenza militare.
Il governo australiano sostiene la necessità di preservare la stabilità regionale, la libertà di navigazione e l’autonomia decisionale degli Stati insulari.
Pechino, dal canto suo, rivendica il diritto di sviluppare rapporti politici, commerciali e di sicurezza con i Paesi della regione.
Questa differenza di prospettive rappresenta uno dei principali elementi di tensione, anche in una fase caratterizzata da migliori relazioni commerciali.
Un altro tema sensibile riguarda gli investimenti cinesi in infrastrutture strategiche australiane e le valutazioni di Canberra sulle implicazioni per la sicurezza nazionale.
Nuove accuse di spionaggio attraverso LinkedIn
Il discorso di Liu Jinsong è coinciso con la pubblicazione di nuove rivelazioni sulle presunte attività di intelligence cinese in Australia.
Un’inchiesta giornalistica ha ricostruito l’attività di alcuni profili LinkedIn che sarebbero stati utilizzati da presunti agenti cinesi per avvicinare funzionari pubblici, professionisti e persone con accesso a reti istituzionali.
Secondo l’indagine, oltre cento persone collegate all’Australia sarebbero state individuate come potenziali obiettivi tra il 2016 e il 2025.
Tra i soggetti interessati figurerebbero esponenti politici, dipendenti pubblici, rappresentanti di organismi commerciali e personale delle forze dell’ordine.
I profili sospetti si presentavano come rappresentanti di società di consulenza o centri di ricerca, offrendo opportunità professionali remunerate in cambio di analisi e informazioni.
Secondo gli investigatori australiani, alcune di queste attività sarebbero riconducibili al Ministero della Sicurezza di Stato cinese.
Si tratta di accuse formulate dalle autorità investigative e non di una responsabilità accertata per tutte le persone o le organizzazioni citate nell’inchiesta.
Il caso Alexander Csergo
L’indagine ha richiamato anche la vicenda di Alexander Csergo, imprenditore australiano condannato per interferenza straniera con condotta imprudente.
Csergo era stato avvicinato mentre viveva in Cina da persone che gli avevano proposto incarichi di consulenza e la preparazione di rapporti su questioni economiche e strategiche.
Il caso ha assunto particolare rilievo perché ha riguardato l’applicazione della legislazione australiana contro le interferenze straniere.
L’imprenditore è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione.
Durante il procedimento è emerso che i suoi rapporti erano stati compilati utilizzando materiale pubblicamente disponibile e che non aveva divulgato informazioni riservate.
La condanna ha comunque evidenziato l’importanza attribuita dalla legislazione australiana al contrasto delle attività condotte attraverso segretezza o inganno nell’interesse di soggetti stranieri.
L’inchiesta sulle attività LinkedIn ha mostrato come contatti professionali apparentemente ordinari possano essere utilizzati, secondo gli investigatori, per identificare persone potenzialmente interessanti sotto il profilo informativo.
La Cina respinge le accuse
L’ambasciata cinese a Canberra ha respinto le accuse formulate nei confronti di Pechino, definendole prive di fondamento.
La rappresentanza diplomatica ha inoltre contestato il modo in cui vengono presentate alcune notizie sulle presunte operazioni di intelligence, chiedendo una copertura mediatica corretta e obiettiva.
La posizione cinese si inserisce in un confronto più ampio nel quale le autorità australiane denunciano crescenti rischi di interferenze straniere, mentre Pechino respinge le attribuzioni di responsabilità.
È importante distinguere tra le attività investigative, le accuse formulate dagli apparati di sicurezza e gli eventuali accertamenti giudiziari.
Il semplice collegamento con un profilo sospetto su una piattaforma professionale non dimostra, da solo, che una persona abbia collaborato con servizi di intelligence o trasmesso informazioni riservate.
La sfida per Albanese: cooperazione economica e sicurezza nazionale
Per il governo guidato da Anthony Albanese, il rapporto con la Cina richiede un delicato equilibrio diplomatico.
Da una parte, Pechino rappresenta un partner commerciale di primaria importanza, con ricadute dirette sull’occupazione, sulle esportazioni e sulla crescita economica australiana.
Dall’altra, Canberra deve gestire questioni di sicurezza nazionale, protezione delle infrastrutture critiche e tutela delle istituzioni da possibili interferenze straniere.
La relazione bilaterale non può quindi essere interpretata esclusivamente attraverso i dati commerciali.
Comprende anche il confronto sulle regole internazionali, la competizione tecnologica, gli interessi militari e l’evoluzione degli equilibri geopolitici nell’Indo-Pacifico.
In questo scenario assume particolare importanza il previsto incontro tra Anthony Albanese e il presidente cinese Xi Jinping durante il vertice APEC di novembre a Shenzhen.
L’appuntamento offrirà un’ulteriore occasione per verificare fino a che punto il miglioramento delle relazioni economiche possa tradursi in un dialogo più stabile anche sulle questioni strategiche.
Due Paesi, interessi condivisi e divergenze profonde
Il messaggio del nuovo ambasciatore cinese mette in evidenza una realtà complessa: Australia e Cina hanno numerosi interessi economici comuni, ma non condividono necessariamente le stesse priorità politiche e di sicurezza.
Per Pechino, reciprocità significa anche attenzione alle preoccupazioni delle imprese cinesi e rispetto degli interessi che il governo considera fondamentali.
Per Canberra, il dialogo deve convivere con il diritto di adottare decisioni autonome in materia di sicurezza, politica estera e protezione delle infrastrutture.
Il confronto sulle presunte attività di spionaggio dimostra quanto la fiducia reciproca rimanga una questione delicata.
Le parole di Liu Jinsong confermano la volontà cinese di consolidare la ripresa dei rapporti bilaterali, ma anche l’esistenza di divergenze che nessuna apertura commerciale può cancellare automaticamente.
La sfida per Australia e Cina sarà trasformare il principio del rispetto reciproco in una pratica diplomatica capace di sostenere la cooperazione economica, gestire le differenze strategiche e preservare la sicurezza nazionale senza compromettere il dialogo.
