Deep View, ventiquattresima puntata: 16 ottobre 1975, i cinque giornalisti di Balibo

Cinque reporter australiani e britannici vengono uccisi a Timor Est mentre cercano di documentare l’avanzata delle forze indonesiane. Cinquantuno anni dopo, la loro morte resta una delle pagine più controverse della storia del giornalismo australiano.

Il 16 ottobre 1975, in un piccolo villaggio di Timor Est chiamato Balibo, cinque giovani giornalisti perdono la vita mentre cercano di raccontare una guerra che gran parte del mondo ancora non vede.

Si chiamano Greg Shackleton, Tony Stewart, Gary Cunningham, Brian Peters e Malcolm Rennie.

Lavorano per televisioni australiane e si trovano vicino al confine con Timor Ovest per documentare ciò che sta accadendo mentre le forze indonesiane avanzano verso il territorio che allora è ancora formalmente Timor portoghese.

Quella mattina sono a Balibo.

Non torneranno mai più.

Per anni la versione secondo cui sarebbero rimasti uccisi durante i combattimenti accompagna la vicenda.

Con il tempo, però, emerge una ricostruzione molto più grave.

Nel 2007, un’inchiesta coronariale del New South Wales conclude che i cinque giornalisti furono deliberatamente uccisi da membri delle forze indonesiane per impedire che rendessero pubblica la partecipazione militare dell’Indonesia alle operazioni.

È la storia dei Balibo Five.

Una storia che riguarda Timor Est.

Ma riguarda profondamente anche l’Australia.

E soprattutto riguarda il giornalismo.

Una guerra quasi invisibile

Nel 1975 Timor Est attraversa una fase drammatica.

Il Portogallo sta abbandonando le proprie colonie dopo la Rivoluzione dei Garofani. Anche Timor portoghese entra così nel processo di decolonizzazione.

All’interno del territorio crescono rapidamente le tensioni tra i diversi movimenti politici.

Tra questi emerge il Fretilin, favorevole all’indipendenza.

L’Indonesia del presidente Suharto osserva però gli sviluppi con crescente preoccupazione.

Siamo nel pieno della Guerra fredda.

A Giacarta, la possibilità che sulla propria frontiera nasca uno Stato indipendente associato alla sinistra rivoluzionaria viene percepita come una minaccia.

Cominciano quindi operazioni militari lungo il confine.

Non è ancora l’invasione aperta che arriverà nel dicembre 1975.

È una fase molto più ambigua.

Forze indonesiane sono presenti sul terreno mentre il coinvolgimento diretto viene negato.

Ed è proprio questa contraddizione che i cinque giornalisti cercano di documentare.

Una bandiera dipinta sulla casa

I reporter sanno di trovarsi in una zona pericolosa.

Una delle immagini diventate simbolo della vicenda è quella della casa nella quale soggiornano, sulla cui parete viene dipinta una bandiera australiana accompagnata dalla parola “Australia”.

Il messaggio è evidente.

Siamo stranieri.

Siamo giornalisti.

Non siamo combattenti.

Ma quella identificazione non sarà sufficiente a salvarli.

Il 16 ottobre le forze che avanzano verso Balibo entrano nel villaggio.

Ciò che accade nelle ore successive diventerà materia di inchieste, testimonianze e controversie per decenni.

Le famiglie chiedono risposte.

I colleghi chiedono risposte.

E progressivamente emerge una domanda molto più inquietante:

furono uccisi proprio perché erano giornalisti?

Il problema non era chi fossero. Era ciò che avevano visto

È forse questo il punto centrale dell’intera storia.

Secondo la ricostruzione successivamente accolta dall’inchiesta coronariale australiana, i cinque avrebbero potuto testimoniare direttamente la presenza delle forze indonesiane durante operazioni che Giacarta non voleva venissero attribuite ufficialmente ai propri militari.

Non erano dunque soltanto cinque stranieri nel posto sbagliato.

Erano cinque testimoni.

Avevano telecamere.

Pellicole.

Microfoni.

E soprattutto la possibilità di riportare quelle immagini in Australia.

In quel momento il giornalismo diventava pericoloso esattamente perché stava svolgendo il proprio compito:

guardare, documentare, raccontare.

Poi arrivò Roger East

La storia non termina a Balibo.

Un altro giornalista australiano, Roger East, raggiunge Timor Est nel tentativo di indagare sulla morte dei cinque colleghi.

Anche lui non farà ritorno.

Dopo l’invasione indonesiana di Dili nel dicembre 1975, East viene catturato e ucciso.

Nel giro di poche settimane, dunque, sei giornalisti australiani e britannici perdono la vita.

Alle loro spalle comincia una crisi destinata a durare quasi un quarto di secolo.

L’occupazione indonesiana di Timor Est continuerà fino al referendum del 1999, quando la popolazione sceglierà l’indipendenza nonostante una nuova ondata di violenze.

Timor-Leste diventerà formalmente indipendente nel 2002.

Una verità arrivata decenni dopo

Le famiglie dei Balibo Five non smettono di chiedere spiegazioni.

Il momento decisivo arriva nel 2007.

L’inchiesta coronariale del New South Wales, aperta sulla morte di Brian Peters, conclude che lui e gli altri quattro giornalisti furono deliberatamente uccisi da membri delle forze speciali indonesiane per impedire loro di denunciare il coinvolgimento diretto dell’Indonesia nell’operazione.

È una conclusione profondamente diversa dalla versione del fuoco incrociato.

La questione arriverà anche all’attenzione delle autorità australiane sotto il possibile profilo dei crimini di guerra.

Ma nessuno verrà processato per l’uccisione dei cinque reporter.

Cinquantuno anni dopo, questo rimane uno degli aspetti più dolorosi della vicenda.

E l’Australia cosa sapeva?

È la domanda che accompagna Balibo praticamente dall’inizio.

Quanto sapevano le autorità australiane?

Quando ricevettero le prime informazioni?

E perché per così tanto tempo la ricostruzione ufficiale rimase distante dalle conclusioni che sarebbero emerse successivamente?

Sono interrogativi che hanno alimentato libri, inchieste giornalistiche, documentari e dibattiti politici.

Perché il caso Balibo tocca anche un nodo delicatissimo della politica estera australiana negli anni Settanta.

Il rapporto con l’Indonesia.

Giacarta era, ed è, un vicino strategicamente fondamentale.

Timor Est era invece piccolo, povero e geopoliticamente vulnerabile.

Ed è proprio quando diplomazia, interessi strategici e ricerca della verità entrano in conflitto che il lavoro giornalistico diventa ancora più importante.

Cinque nomi

Prima della geopolitica vengono però le persone.

Greg Shackleton.

Tony Stewart.

Gary Cunningham.

Brian Peters.

Malcolm Rennie.

Non erano soldati.

Non erano diplomatici.

Non comandavano eserciti.

Erano giornalisti.

Avevano telecamere e microfoni.

Ed è questo che rende Balibo una storia che ogni giornalista dovrebbe conoscere.

Perché ricorda una realtà elementare e terribile:

in alcuni luoghi raccontare ciò che sta accadendo può essere considerato più pericoloso che partecipare al conflitto stesso.

Il documento di Deep View

Per la ventiquattresima puntata di Deep View by Allora! News proponiamo l’inchiesta di 60 Minutes Australiadedicata ai Balibo Five.

Il documento ricostruisce la morte dei cinque reporter, le accuse rivolte alle forze indonesiane e la lunga battaglia delle famiglie per conoscere la verità.

Non tratta Balibo come una storia lontana.

La riporta dentro l’Australia.

Dentro le redazioni.

Dentro le famiglie delle vittime.

E soprattutto dentro una domanda che, cinquantuno anni dopo, continua a pesare:

che prezzo può avere il diritto di raccontare ciò che qualcuno vuole mantenere nascosto?

Il video selezionato

The Balibo Five – 60 Minutes Australia

Fonte video: 60 Minutes Australia

▶️ Guarda il documentario all’interno di questa pagina.

Dopo il video resta una domanda

Il 16 ottobre 1975, cinque giornalisti entrarono a Balibo per raccontare una guerra.

Non ne uscirono vivi.

Ma ciò che stavano cercando di documentare non scomparve con loro.

La loro morte generò nuove domande.

Nuove inchieste.

Nuove testimonianze.

E, decenni dopo, una ricostruzione giudiziaria profondamente diversa da quella inizialmente accettata.

Forse è questa la lezione più potente di Balibo.

Si può distruggere una telecamera.

Si può impedire a un reporter di tornare a casa.

Si può tentare di nascondere ciò che ha visto.

Ma è molto più difficile cancellare per sempre la storia che stava cercando di raccontare.

Deep View. Guardare più a fondo.

Documentari. Inchieste. Storia. E giornalismo che diventa testimonianza.

Fonte e ringraziamenti

Fonte video: 60 Minutes Australia.

Allora! News ringrazia 60 Minutes Australia per il lavoro giornalistico e documentaristico dedicato alla vicenda dei Balibo Five e alla battaglia delle loro famiglie per conoscere la verità.

Le immagini, le interviste e gli altri materiali audiovisivi restano attribuiti ai rispettivi autori, produttori e titolari dei diritti.

Questa puntata è dedicata alla memoria di Greg Shackleton, Tony Stewart, Gary Cunningham, Brian Peters, Malcolm Rennie e Roger East, giornalisti morti a Timor Est nel 1975.