Dal Quirinale il Presidente della Repubblica richiama istituzioni, politica e imprese alle proprie responsabilità: servono opportunità per le nuove generazioni, innovazione, salari adeguati e maggiore coesione sociale. Nel mirino anche protezionismo, politiche neo-imperialistiche e concentrazione del potere economico nei settori strategici, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie satellitari.
Un richiamo alle responsabilità del Paese, un monito contro l’indifferenza verso le nuove generazioni e un avvertimento sui rischi che guerre, protezionismo e concentrazioni di potere economico rappresentano per le democrazie.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto la cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell’Ordine al Merito del Lavoro, svoltasi il 21 ottobre al Quirinale, per pronunciare un discorso che va ben oltre il riconoscimento delle eccellenze imprenditoriali italiane.
Al centro del suo intervento, la necessità di costruire un futuro capace di offrire prospettive concrete ai giovani, contrastare l’emigrazione dei talenti e garantire che lo sviluppo economico proceda insieme alla giustizia sociale.
Il messaggio più significativo riguarda proprio le nuove generazioni, troppo spesso costrette a confrontarsi con precarietà, incertezza economica e difficoltà nel progettare il proprio futuro.
«La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione».
Parole che rappresentano il cuore di un intervento nel quale il Capo dello Stato ha chiesto alle istituzioni e alle forze economiche e sociali di non considerare il disagio giovanile un problema secondario.
I giovani e il futuro negato: una questione nazionale
Mattarella ha posto l’accento sul senso di insicurezza che accompagna una parte delle nuove generazioni italiane.
Le difficoltà nell’accesso al lavoro, l’incertezza delle prospettive professionali e il timore dell’emarginazione costituiscono, nella riflessione del Presidente, questioni che riguardano il futuro dell’intera società.
Non basta affrontare le emergenze economiche del momento. Occorrono strategie di lungo periodo, capaci di creare condizioni nelle quali i giovani possano realizzare le proprie aspirazioni senza sentirsi costretti a rinunciare ai loro progetti.
Il Capo dello Stato ha collegato il benessere delle nuove generazioni alla tenuta economica, sociale e demografica del Paese.
Un’Italia che non investe adeguatamente sui giovani, è il senso del suo ragionamento, rischia di indebolire le proprie possibilità di crescita e innovazione.
Il Presidente ha richiamato il valore del capitale umano, sottolineando come lo sviluppo non possa essere misurato soltanto attraverso indicatori produttivi e finanziari, ma debba considerare anche la capacità di offrire alle persone libertà, formazione e sicurezza economica.
La fuga dei giovani dall’Italia: bisogna creare le condizioni per farli tornare
Particolarmente significativo il passaggio dedicato agli italiani che hanno lasciato il Paese per cercare all’estero opportunità professionali e condizioni di vita migliori.
Mattarella ha indicato nel saldo negativo delle migrazioni giovanili un problema serio per il futuro nazionale.
Il tema riguarda migliaia di giovani formati nelle università e nelle istituzioni italiane che, una volta completati gli studi, scelgono di trasferirsi in altri Paesi.
La questione non è soltanto numerica. È economica, sociale e culturale.
Quando un giovane qualificato lascia l’Italia, il Paese rischia di perdere competenze, capacità innovative e una parte del proprio potenziale produttivo.
Il Presidente ha richiamato la necessità di rendere nuovamente attrattivo il ritorno, offrendo percorsi professionali e personali adeguati a chi desidererebbe rientrare.
Il messaggio assume un significato particolare anche per le comunità italiane residenti all’estero, compresa quella australiana, dove molti connazionali hanno costruito carriere e famiglie dopo aver trovato opportunità difficilmente accessibili in patria.
La riflessione del Quirinale riguarda dunque anche il rapporto tra l’Italia e i suoi cittadini emigrati.
Per incoraggiare un ritorno non sono sufficienti gli appelli al senso di appartenenza. Occorrono condizioni lavorative competitive, valorizzazione delle competenze e possibilità concrete di crescita.
Guerre, protezionismo e nuove ambizioni di potere
Il discorso di Mattarella si è poi allargato alla situazione internazionale.
Il Presidente ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze economiche e politiche delle guerre di aggressione, dell’indebolimento del diritto internazionale e delle nuove barriere commerciali.
Nel suo intervento ha evidenziato come le tensioni geopolitiche stiano compromettendo gli equilibri sui quali si fondano il commercio mondiale e le attività produttive.
L’insicurezza delle rotte marittime, l’aumento dei costi energetici e le spinte protezionistiche rappresentano fattori che incidono direttamente sulle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.
Particolarmente severa la critica alle politiche neo-imperialistiche e alle pretese di dominio economico esercitate da grandi concentrazioni di potere.
Il Presidente ha messo in guardia dall’atteggiamento di quei grandi protagonisti dell’economia internazionale che pretendono di operare al di sopra delle regole stabilite dagli Stati e dalle istituzioni sovranazionali.
Una riflessione che riguarda non soltanto la concorrenza e il mercato, ma anche la capacità delle democrazie di esercitare il proprio controllo su settori sempre più importanti della vita collettiva.
Intelligenza artificiale e satelliti: il rischio dei nuovi monopoli
Tra i passaggi più rilevanti dell’intervento figura quello dedicato alle concentrazioni economiche nei settori tecnologici strategici.
Mattarella ha citato esplicitamente l’intelligenza artificiale e le tecnologie satellitari come ambiti nei quali il potere economico di pochi operatori può assumere dimensioni tali da rendere necessaria un’attenzione particolare da parte delle istituzioni.
Il Capo dello Stato ha richiamato il pensiero di Luigi Einaudi, protagonista della storia economica e istituzionale italiana, ricordandone la battaglia contro i monopoli durante i lavori dell’Assemblea Costituente.
Per Einaudi, il controllo delle concentrazioni monopolistiche era una condizione essenziale per difendere la libertà economica e impedire la formazione di disuguaglianze.
Mattarella ha ripreso quel ragionamento per evidenziare che le regole non devono essere interpretate come un ostacolo allo sviluppo, ma come strumenti necessari per tutelare la concorrenza, i cittadini e il funzionamento delle istituzioni democratiche.
Il riferimento ai settori dell’intelligenza artificiale e delle comunicazioni satellitari appare particolarmente attuale in una fase nella quale infrastrutture tecnologiche sempre più decisive sono concentrate nelle mani di grandi gruppi privati.
Il Presidente non ha indicato aziende o imprenditori specifici, ma ha richiamato l’esigenza di un sistema di controlli capace di impedire che la forza economica si trasformi in un potere privo di adeguati contrappesi.
Il richiamo alle imprese: innovare senza dimenticare la società
Nel celebrare i nuovi Cavalieri del Lavoro nominati il 2 giugno 2026, Mattarella ha riconosciuto il contributo degli imprenditori alla crescita economica e civile dell’Italia.
Ha ricordato come la capacità di intraprendere, creare occupazione e investire sia stata determinante nella ricostruzione del dopoguerra e negli ottant’anni della Repubblica.
Ma ha ribadito che l’impresa non opera isolatamente.
Per crescere ha bisogno di un sistema economico e sociale capace di garantire formazione, infrastrutture, competenze e condizioni di vita dignitose.
Il Presidente ha quindi invitato il mondo produttivo ad affrontare le trasformazioni tecnologiche senza rifugiarsi nella nostalgia del passato o nella difesa di modelli economici ormai superati.
L’innovazione richiede coraggio, investimenti e capacità di guardare avanti.
Alle istituzioni spetta il compito di accompagnare questo processo, favorendo condizioni nelle quali le imprese possano svilupparsi e contribuire alla crescita complessiva del Paese.
Bassi salari, energia e produttività: le fragilità dell’economia italiana
Mattarella ha richiamato anche le criticità strutturali che continuano a condizionare il sistema produttivo italiano.
Facendo riferimento alle analisi del Centro studi di Confindustria, il Presidente ha indicato tra le principali vulnerabilità il costo dell’energia, l’inflazione, i bassi salari e il deficit complessivo di produttività.
Problemi che rischiano di aggravare gli effetti delle tensioni internazionali e di limitare la capacità competitiva delle imprese.
L’aumento dei costi produttivi incide sugli investimenti, mentre salari insufficienti e incertezza economica riducono le possibilità delle famiglie di programmare il futuro.
Nel ragionamento del Capo dello Stato, la competitività non può quindi essere separata dalle condizioni sociali nelle quali si sviluppa.
Il rafforzamento dell’economia deve procedere insieme alla valorizzazione del lavoro e delle persone.
Welfare e inclusione non sono un costo, ma una risorsa
Il Presidente ha dedicato un passaggio anche al rapporto tra crescita economica e protezione sociale.
La sostenibilità, ha spiegato, deve essere considerata nelle sue tre dimensioni fondamentali: economica, ambientale e sociale.
In questa prospettiva, il welfare e le politiche di inclusione rappresentano elementi essenziali dello sviluppo, non semplici spese da ridurre.
Una società capace di tutelare i cittadini, investire nell’istruzione e prevenire l’emarginazione crea anche condizioni più favorevoli alla crescita economica.
La coesione sociale diventa così un fattore di stabilità e competitività.
Un principio che Mattarella ha collegato direttamente ai valori costituzionali della Repubblica e al ruolo del lavoro come fondamento della comunità nazionale.
L’Europa come risposta alle sfide globali
Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha ribadito la centralità dell’Unione europea.
In un contesto internazionale segnato da competizione economica, conflitti e nuove concentrazioni di potere, Mattarella ha indicato in una maggiore integrazione europea uno strumento per rafforzare la competitività e tutelare i valori democratici.
La dimensione dei problemi contemporanei, dall’approvvigionamento energetico alle tecnologie strategiche, richiede infatti capacità di intervento che spesso superano le possibilità dei singoli Stati.
Il Presidente ha richiamato la necessità di un’Europa più integrata sul piano economico e istituzionale, capace di difendere le proprie libertà e sostenere le trasformazioni produttive.
Le piccole imprese come presidio contro lo spopolamento
Non soltanto grandi gruppi industriali e mercati internazionali.
Mattarella ha ricordato anche il ruolo fondamentale delle imprese diffuse sul territorio italiano.
Le piccole e medie attività produttive costituiscono un elemento essenziale per la vita economica e sociale di numerose comunità, soprattutto nelle aree interne del Paese.
La loro presenza contribuisce a mantenere posti di lavoro, competenze e servizi, contrastando lo spopolamento di territori che da anni affrontano un progressivo declino demografico.
Difendere e sostenere questo tessuto imprenditoriale significa quindi anche preservare il futuro di borghi, città e comunità locali.
Il Capo dello Stato ha sottolineato la necessità di politiche efficaci per interrompere il circolo negativo tra perdita di residenti, riduzione dei servizi e diminuzione delle opportunità economiche.
Il messaggio del Quirinale: il futuro dell’Italia passa dalle nuove generazioni
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Ugo Salerno.
L’incontro ha celebrato anche il 125º anniversario dell’istituzione dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, collegando idealmente l’impegno degli imprenditori alla formazione delle nuove generazioni.
Mattarella ha voluto rivolgere un saluto particolare ai giovani Alfieri del Lavoro, studenti distintisi per gli eccellenti risultati scolastici e chiamati ora a proseguire il proprio percorso formativo.
Un gesto simbolico che sintetizza il senso complessivo del suo intervento: lavoro, istruzione e innovazione non devono procedere separatamente, ma concorrere alla costruzione di una società più solida.
Il richiamo finale è alla responsabilità collettiva.
Le difficoltà economiche e le incertezze internazionali non devono diventare una giustificazione per rinunciare a progettare il futuro.
Al contrario, sono proprio i momenti più complessi a richiedere capacità di iniziativa, visione e investimenti nelle persone.
Il messaggio di Mattarella è rivolto a tutta l’Italia: un Paese che vuole continuare a crescere non può permettersi di sottovalutare i propri giovani, perdere le loro competenze e considerare inevitabile la loro partenza.
Perché il futuro non si costruisce soltanto con i risultati economici di oggi, ma soprattutto con le opportunità che si è capaci di offrire alle generazioni di domani.
Allora! Online – Redazione
Fonte principale: Presidenza della Repubblica, discorso ufficiale di Sergio Mattarella al Quirinale, 21 ottobre 2026.
