Deep View, ventiseiesima puntata: 23 ottobre 1942, El Alamein, la notte che cambiò la guerra

Nel deserto egiziano comincia la grande offensiva dell’Ottava Armata britannica contro le forze tedesche e italiane di Rommel. In prima linea c’è la 9ª Divisione australiana, protagonista di combattimenti durissimi che contribuiranno a trasformare El Alamein in uno dei grandi punti di svolta della guerra in Nord Africa.

A cura di Emanuele Esposito | 23 ottobre 2026

La notte del 23 ottobre 1942, nel deserto egiziano, il cielo si illumina.

Una gigantesca concentrazione di artiglieria alleata apre il fuoco sulle posizioni tedesche e italiane schierate lungo la linea di El Alamein.

Comincia la battaglia destinata a cambiare il corso della guerra in Nord Africa.

Da una parte c’è l’Ottava Armata britannica, comandata dal generale Bernard Montgomery e composta da britannici, australiani, neozelandesi, sudafricani, indiani e altri reparti del Commonwealth.

Dall’altra la Panzerarmee Afrika, formata da unità tedesche e italiane sotto il comando di Erwin Rommel, la “Volpe del deserto”.

Fra le divisioni mandate all’attacco c’è anche la 9ª Divisione australiana.

E proprio gli australiani finiranno per combattere alcune delle azioni più dure dell’intera battaglia. L’Australian War Memorial considera gli scontri attorno a El Alamein un punto di svolta della campagna nordafricana e attribuisce alla 9ª Divisione un ruolo fondamentale.

Per la ventiseiesima puntata di Deep View by Allora! News torniamo a quella notte attraverso un documento storico australiano:

“El Alamein: The 9th Division Story”, realizzato originariamente da ATN 7 nel 1961 con la collaborazione dell’Australian War Memorial, all’interno della serie ANZAC.

Non soltanto una battaglia europea combattuta in Africa.

Per l’Australia, El Alamein è una pagina della propria memoria nazionale.

Rommel arriva davanti all’Egitto

Per capire l’importanza di El Alamein bisogna tornare indietro di qualche mese.

All’inizio del 1942 le forze dell’Asse hanno ripreso l’iniziativa in Nord Africa.

Rommel avanza attraverso la Libia.

Tobruk cade.

Le forze britanniche sono costrette a ripiegare sempre più verso est.

Alla fine di giugno, tedeschi e italiani sono arrivati in territorio egiziano.

Davanti a loro ci sono Alessandria, il Cairo e soprattutto il Canale di Suez.

La situazione per gli Alleati è estremamente pericolosa.

Perdere l’Egitto significherebbe mettere a rischio una delle principali vie di comunicazione dell’Impero britannico e aprire nuove possibilità strategiche all’Asse.

L’avanzata viene finalmente fermata in un luogo apparentemente insignificante:

El Alamein.

Una piccola stazione ferroviaria nel deserto.

Ma la geografia rende quella posizione speciale.

Tra la costa mediterranea a nord e la depressione di Qattara a sud, il campo di battaglia si restringe e rende molto più difficile aggirare le difese alleate.

È lì che Rommel viene fermato.

Ed è lì che Montgomery prepara la risposta.

Gli australiani nel settore nord

La 9ª Divisione australiana, comandata da Leslie Morshead, aveva già conquistato una reputazione formidabile durante la difesa di Tobruk nel 1941.

Nel 1942 viene trasferita a El Alamein.

Gli australiani sono schierati nel settore settentrionale della linea.

Sono mesi durissimi.

Calore.

Sabbia.

Mine.

Artiglieria.

Vita nelle trincee.

Il nemico è spesso a poche centinaia di metri.

Tra luglio e novembre 1942 si combattono nell’area tre grandi battaglie, e la 9ª Divisione australiana ha un ruolo importante in due di esse.

Ma quella che entra definitivamente nella storia comincia la notte del 23 ottobre.

La notte dell’artiglieria

Alle 21.40, l’artiglieria alleata apre il fuoco.

Il bombardamento è enorme.

Cannoni britannici, australiani e delle altre forze del Commonwealth martellano le posizioni dell’Asse.

Poi parte la fanteria.

L’obiettivo di Montgomery è aprire corridoi attraverso i campi minati e permettere alle forze corazzate di sfondare.

Ma le difese tedesche e italiane sono molto più resistenti del previsto.

Le mine rallentano l’avanzata.

I cannoni anticarro colpiscono i mezzi britannici.

Le posizioni dell’Asse non crollano.

L’offensiva rischia di bloccarsi.

Montgomery deve cambiare tattica.

Ed è qui che la 9ª Divisione australiana diventa fondamentale.

Attaccare verso nord

Invece di continuare esclusivamente a spingere verso ovest, agli australiani viene ordinato di avanzare verso nord, in direzione della costa.

L’obiettivo è costringere Rommel a spostare le proprie riserve e attirare le forze corazzate tedesche verso il settore australiano.

Comincia così una settimana di combattimenti ferocissimi.

Nomi come Thompson’s Post, Fig Orchard, Blockhouse e The Saucer diventano parte della memoria militare australiana.

Gli uomini avanzano lentamente contro posizioni fortificate.

Artiglieria.

Mitragliatrici.

Carri armati.

Bombardamenti.

Contrattacchi.

L’Australian War Memorial descrive quei giorni come alcuni dei combattimenti più violenti affrontati dalla 9ª Divisione durante tutta la guerra.

Il prezzo è altissimo.

Ma il risultato strategico comincia a vedersi.

Rommel deve reagire

Ogni avanzata australiana nel settore nord costringe Rommel a preoccuparsi.

Se gli australiani arrivano alla costa, parti importanti delle sue forze rischiano di essere isolate.

Il comandante tedesco sposta quindi reparti e mezzi corazzati verso nord per fermarli.

È esattamente ciò che Montgomery vuole.

Più Rommel concentra uomini e carri contro gli australiani, più il resto della linea dell’Asse si indebolisce.

La 9ª Divisione non sta soltanto conquistando terreno.

Sta attirando su di sé una parte fondamentale della capacità di reazione nemica.

E mentre gli australiani continuano a combattere nel nord, più a sud Montgomery prepara il colpo decisivo.

2 novembre: arriva lo sfondamento

Il 2 novembre le forze corazzate britanniche attaccano il settore indebolito.

Questa volta la pressione diventa insostenibile.

Le forze dell’Asse hanno subito perdite pesantissime.

Il carburante scarseggia.

Le linee di rifornimento attraverso il Mediterraneo sono sempre più difficili.

Gli uomini sono esausti.

Rommel comprende che rischia la distruzione dell’intera armata.

Ordina la ritirata.

La battaglia è vinta.

L’avanzata dell’Asse verso l’Egitto è definitivamente spezzata.

Da quel momento, in Nord Africa, saranno soprattutto tedeschi e italiani a retrocedere.

Una vittoria pagata cara

La vittoria ha un costo enorme.

Secondo l’Australian War Memorial, 620 australiani morirono nella battaglia di ottobre, mentre migliaia furono feriti o risultarono vittime dei combattimenti dell’intera campagna di El Alamein.

Sono numeri che rischiano però di diventare astratti.

Dietro ogni cifra ci sono giovani uomini arrivati dall’altra parte del mondo.

Queensland.

New South Wales.

Victoria.

Western Australia.

South Australia.

Tasmania.

Famiglie che avrebbero ricevuto lettere e telegrammi.

Soldati che avevano già combattuto a Tobruk e che, pochi mesi dopo El Alamein, sarebbero stati richiamati verso un’altra guerra molto più vicina all’Australia:

quella contro il Giappone nel Pacifico.

E gli italiani?

Raccontare El Alamein significa naturalmente raccontare anche l’altra parte della linea.

Accanto alle divisioni tedesche combattevano numerosi reparti italiani.

Ariete. Folgore. Littorio. Trento. Bologna. Brescia. Pavia.

Per molti italiani, El Alamein è diventato soprattutto il simbolo della resistenza della Divisione paracadutisti Folgore, che combatté nel settore meridionale della linea.

Questo rende la battaglia particolarmente significativa per una testata italiana in Australia.

Su quello stesso campo, italiani e australiani erano schierati su fronti opposti.

Ottantaquattro anni dopo, le loro comunità convivono nello stesso Paese.

Deep View può quindi guardare El Alamein senza bisogno di costruire una mitologia semplice di vincitori e sconfitti.

Può raccontare uomini che combatterono da parti diverse e che pagarono entrambi il prezzo di una guerra molto più grande di loro.

Perché El Alamein cambiò la guerra

El Alamein non concluse la guerra in Nord Africa da sola.

Pochi giorni dopo, l’8 novembre 1942, gli Alleati avrebbero avviato l’Operazione Torch con gli sbarchi in Marocco e Algeria.

Ma la vittoria dell’Ottava Armata segnò un cambiamento decisivo.

Rommel non avrebbe più riconquistato l’iniziativa strategica in Egitto.

Le forze dell’Asse cominciarono una lunga ritirata verso ovest che, insieme alla pressione proveniente dagli sbarchi alleati, avrebbe portato alla resa finale in Tunisia nel maggio 1943.

L’Australian War Memorial definisce le battaglie di El Alamein un punto di svolta della guerra in Nord Africa.

Per gli australiani fu anche una delle ultime grandi battaglie combattute nel teatro mediterraneo prima del ritorno della 9ª Divisione verso il Pacifico.

Il documento di Deep View

Per questa ventiseiesima puntata abbiamo scelto:

El Alamein: The 9th Division Story

Il documentario fu prodotto originariamente da ATN 7 nel 1961, con la collaborazione dell’Australian War Memorial, come parte della serie televisiva ANZAC dedicata al contributo australiano alla Seconda guerra mondiale. Il filmato oggi disponibile su YouTube ripercorre proprio il ruolo operativo della 9ª Divisione nelle battaglie di El Alamein.

È un documento interessante anche perché ci permette di osservare come l’Australia raccontava la propria memoria della guerra appena diciannove anni dopo gli avvenimenti.

Non soltanto storia militare.

Anche storia della memoria.

▶️ Guarda il documentario all’interno di questa pagina.

Per approfondire

Accanto al documento storico segnaliamo anche:

The Australian 9th Division in the Second Battle of El Alamein — WW2TV

L’approfondimento vede protagonista Craig Tibbitts, senior historian dell’Australian War Memorial, e ricostruisce in modo dettagliato il ruolo della 9ª Divisione, la strategia di Montgomery e i combattimenti nel settore settentrionale.

Dopo il video resta un’immagine

La notte del 23 ottobre 1942.

Il deserto completamente buio.

Poi, improvvisamente, centinaia di cannoni aprono il fuoco.

Davanti agli uomini ci sono mine, reticolati, mitragliatrici e un nemico che sa che quella posizione può decidere il destino dell’Egitto.

Tra quei soldati ci sono migliaia di australiani.

Molti non torneranno.

Altri, pochi mesi dopo, saranno già diretti verso il Pacifico.

Oggi El Alamein è un nome sui libri di storia.

Per loro era sabbia, paura, rumore e uomini che cercavano di avanzare nel buio.

Ed è questa la ragione per cui abbiamo scelto di tornare lì.

Perché dietro ogni grande “punto di svolta” della storia ci sono sempre persone alle quali, in quel momento, nessuno può ancora garantire che la storia cambierà davvero.

Deep View. Guardare più a fondo.

Documentari. Inchieste. Storia. E memoria australiana.

Fonte e ringraziamenti

Documento principale: “El Alamein: The 9th Division Story”.

Allora! News ringrazia gli autori del documentario originale ATN 7, realizzato nel 1961 con la collaborazione dell’Australian War Memorial, e chi ne ha consentito la conservazione e la diffusione.

Ringraziamo inoltre WW2TV e lo storico Craig Tibbitts per l’approfondimento dedicato alla 9ª Divisione australiana nella seconda battaglia di El Alamein.

Le immagini, i filmati d’archivio e gli altri materiali audiovisivi restano attribuiti ai rispettivi autori, produttori e titolari dei diritti.