L’Anteprima di Allora! — 30 ottobre 2026

di Emanuele Esposito

In questa puntata sfogliamo insieme l’edizione di venerdì 30 ottobre di ALLORA!: la visita di Massimo Dell’Utri in Australia, la rappresentanza degli italiani all’estero, il rinnovo dei Comites, le storie della comunità, la scuola, le rubriche e lo sport. Spazio anche all’inserto dedicato alla Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, tra incontri, letteratura e musica.

Un’anticipazione dei servizi che potrete leggere integralmente nell’edizione in edicola, continuando a seguire l’informazione su alloranews.com.

Con questa puntata, dopo dieci anni, saluto ALLORA! e L’Anteprima di Allora! Ai lettori e agli ascoltatori voglio dedicare queste parole.

Un grazie a tutti. A chi in questi anni mi ha seguito, a chi mi ha letto, a chi ha condiviso le mie riflessioni e anche a chi le ha contestate entrando nel merito. Ai lettori di ALLORA! voglio dire semplicemente questo: grazie di cuore.

Ho sempre cercato di fare informazione con onestà. Critica, sì, ma sincera. Ho posto domande scomode perché ritenevo necessario farle, anche quando sarebbe stato più facile accontentarsi di una dichiarazione di circostanza. Ho provato a scavare, a cercare quel poco di verità che talvolta resta nascosto dietro le risposte più comode.

L’ho fatto senza secondi fini, con i mezzi che avevo e con la volontà di capire. Non pretendo di essere stato infallibile. Rivendico, però, la sincerità del mio impegno e la libertà con cui ho esercitato il mio giudizio.

Le mie domande non hanno seguito le convenienze del momento. Le ho rivolte a destra e a sinistra, senza alternare il senso critico secondo il colore politico di chi avevo davanti. Perché la coerenza si misura proprio quando mantenere la stessa posizione diventa scomodo.

Oggi sento di pagare quella coerenza. Non lo nascondo e non voglio fingere che non mi pesi. Ma non intendo rinnegare il lavoro fatto, né chiedere scusa per aver cercato risposte. Posso discutere un’opinione, ascoltare una critica, riconoscere un errore. Non posso accettare che, per quieto vivere, si debba rinunciare a fare domande.

A chi mi ha accompagnato in questi anni resta la mia gratitudine. Il tempo che avete dedicato alle mie parole, il vostro interesse e il vostro confronto hanno dato un senso a questo percorso.

Non mi fermo qui. Continuerò a difendere la mia libertà di pensiero e di espressione, senza chiedere a nessuno il permesso di essere me stesso.