Il gigante australiano del fai-da-te registra un rallentamento delle vendite mentre il costo della vita continua a pesare sui bilanci domestici. L’inflazione sale al 4,3% e cresce la possibilità di un nuovo aumento dei tassi della Reserve Bank. Kmart e Officeworks resistono meglio, mentre Wesfarmers perde terreno in Borsa.
Anche Bunnings comincia a risentire della pressione economica che sta colpendo le famiglie australiane. La celebre catena di ferramenta, bricolage e prodotti per la casa, uno dei marchi più conosciuti e diffusi del Paese, ha registrato nelle ultime settimane un rallentamento della crescita delle vendite, riflettendo la crescente prudenza dei consumatori.
A lanciare il segnale è stata Wesfarmers, il gruppo proprietario di Bunnings, Kmart e Officeworks, durante l’assemblea annuale degli azionisti di giovedì 29 ottobre.
Il presidente uscente Michael Chaney e l’amministratore delegato Rob Scott hanno evidenziato le difficoltà di un mercato nel quale inflazione persistente, tassi d’interesse elevati e aumento delle spese quotidiane stanno riducendo la capacità di acquisto delle famiglie.
Bunnings perde slancio: frenano prodotti stagionali e clienti commerciali
Secondo l’aggiornamento presentato da Wesfarmers, Bunnings aveva iniziato positivamente il primo trimestre dell’esercizio finanziario 2027, ma nelle ultime settimane la crescita delle vendite si è progressivamente indebolita.
A pesare sono soprattutto il rallentamento degli acquisti nelle categorie stagionali e una minore domanda da parte della clientela commerciale.
Il dato è significativo perché Bunnings rappresenta uno dei principali punti di riferimento per proprietari di abitazioni, artigiani, imprese edili e consumatori impegnati in lavori di manutenzione e ristrutturazione.
Quando le famiglie rinviano i progetti domestici e le imprese diventano più prudenti negli acquisti, anche un grande rivenditore come Bunnings può risentirne.
Secondo le stime dell’analista Tom Kierath di Barrenjoey, riportate dall’Australian Financial Review, la crescita delle vendite avrebbe perso circa un punto percentuale tra settembre e ottobre, risultando inferiore alle aspettative del mercato, che prevedevano un incremento del 2,4%.
Non si tratta necessariamente di una diminuzione delle vendite complessive, ma di un rallentamento del loro ritmo di crescita.
Inflazione al 4,3%: il costo della vita continua a salire
A rendere ancora più preoccupante lo scenario sono i nuovi dati pubblicati dall’Australian Bureau of Statistics.
A settembre 2026, l’inflazione australiana ha raggiunto il 4,3% su base annua, in aumento rispetto al 4% registrato ad agosto.
Anche l’inflazione di fondo, misurata attraverso il trimmed mean, è salita al 3,6%, dal 3,5% del mese precedente.
A incidere maggiormente sono stati i costi delle abitazioni, aumentati del 5,2% su base annua, e quelli dei trasporti, cresciuti dell’8,7%.
Numeri che confermano quanto la pressione economica rimanga elevata per le famiglie australiane.
Mutui, bollette, carburante, alimentari e altre spese indispensabili assorbono una quota crescente del bilancio familiare, lasciando meno risorse per gli acquisti discrezionali.
Ed è proprio su questa categoria di spesa che si manifestano i primi segnali di prudenza.
Acquistare nuovi mobili da giardino, rinnovare un ambiente domestico o iniziare un progetto di ristrutturazione può essere rinviato quando le priorità economiche diventano altre.
La Reserve Bank potrebbe aumentare ancora i tassi
Il quadro potrebbe complicarsi ulteriormente nei prossimi giorni.
La Reserve Bank of Australia si riunirà il 2 e 3 novembre per decidere il futuro dei tassi d’interesse.
Dopo i quattro aumenti già effettuati nel 2026, il tasso ufficiale si trova al 4,60%, il livello più elevato dal 2011.
I dati sull’inflazione pubblicati il 28 ottobre hanno rafforzato le aspettative di un ulteriore intervento restrittivo.
Secondo l’ASX RBA Rate Tracker, alla chiusura del 28 ottobre i mercati finanziari attribuivano una probabilità dell’82% a un nuovo aumento di 25 punti base, che porterebbe il tasso al 4,85%.
La decisione non è ancora stata presa, ma un nuovo aumento potrebbe tradursi in ulteriori costi per i mutuatari con finanziamenti a tasso variabile.
Questo rischierebbe di ridurre ancora la disponibilità di denaro destinata agli acquisti non essenziali.
Kmart e Officeworks resistono meglio
Non tutte le attività del gruppo Wesfarmers stanno registrando lo stesso andamento.
Kmart e Officeworks mostrano una maggiore tenuta, con una crescita delle vendite sostanzialmente in linea con quella osservata nella seconda metà dell’esercizio finanziario precedente.
Per Kmart, in particolare, la forza del marchio Anko e la proposta di prodotti a prezzi competitivi continuano a sostenere la domanda.
Il comportamento dei consumatori sembra quindi orientarsi sempre più verso la ricerca della convenienza.
In una fase di difficoltà economica, una parte della clientela tende a ridurre gli acquisti rinviabili, a confrontare maggiormente i prezzi e a privilegiare prodotti economici.
Wesfarmers ritiene che la propria strategia commerciale, basata su prezzi accessibili, ampliamento dell’offerta e maggiore integrazione tra negozi fisici e vendite online, possa aiutare il gruppo ad affrontare il rallentamento.
Wesfarmers perde oltre il 4% in Borsa
La comunicazione di un rallentamento delle vendite di Bunnings ha avuto ripercussioni anche sul mercato azionario.
Nel corso delle contrattazioni di giovedì, il titolo Wesfarmers ha registrato una flessione superiore al 4%, segnalando la preoccupazione degli investitori per l’andamento del settore retail.
Il gruppo rimane comunque una delle principali realtà imprenditoriali australiane.
Nell’esercizio finanziario concluso a giugno 2026 aveva registrato un utile netto di 2,9 miliardi di dollari australiani, in crescita dell’8,3% rispetto all’anno precedente, al netto delle componenti straordinarie utilizzate nel confronto.
Il rallentamento di Bunnings, dunque, non equivale a una crisi dell’intero gruppo, ma rappresenta un segnale importante sulla direzione dei consumi australiani.
Black Friday e Natale: la prova decisiva per il commercio
Le prossime settimane saranno particolarmente importanti per il settore della distribuzione.
Con l’avvicinarsi del Black Friday e delle festività natalizie, i grandi rivenditori si preparano a uno dei periodi commerciali più intensi dell’anno.
Rob Scott ha confermato che le attività retail del gruppo continueranno a concentrarsi sulla convenienza, sul servizio ai clienti e sulla facilità di acquisto.
La grande incognita rimane però la disponibilità economica dei consumatori.
Le promozioni potrebbero attirare acquirenti alla ricerca di occasioni, ma l’effettiva crescita delle vendite dipenderà dalla capacità delle famiglie di sostenere nuove spese.
Bunnings, il termometro dell’economia australiana
Il rallentamento di Bunnings assume un significato che va oltre i risultati di una singola azienda.
La catena serve infatti sia il mercato domestico sia quello professionale, due settori strettamente collegati alla fiducia dei consumatori, alla manutenzione delle abitazioni e all’attività economica.
Quando gli australiani cominciano a rimandare gli acquisti per la casa, il segnale merita attenzione.
Il rischio è che la combinazione tra inflazione persistente e tassi d’interesse elevati continui a frenare la domanda proprio mentre il commercio si avvicina al periodo più importante dell’anno.
Il messaggio che arriva da Bunnings è chiaro: anche le grandi catene devono confrontarsi con famiglie sempre più attente a ogni dollaro speso.
E per l’economia australiana, il vero banco di prova potrebbe arrivare proprio tra novembre e dicembre, quando sarà possibile misurare quanto la pressione sul costo della vita abbia cambiato le abitudini di acquisto dei consumatori.
