Il rito italiano dell’aperitivo conquista i mercati internazionali e supera le bollicine francesi, ferme a 1,35 miliardi di consumazioni. In vent’anni Aperol è cresciuto mediamente del 17% l’anno, diventando uno dei simboli globali del Made in Italy
Da rito del Nord-Est italiano a fenomeno mondiale. Aperol Spritz ha raggiunto 1,5 miliardi di consumazioni nel mondo, superando anche lo Champagne, fermo a circa 1,35 miliardi.
Un sorpasso dal forte valore simbolico, perché racconta la trasformazione di una bevanda legata alla tradizione dell’aperitivo italiano in un prodotto capace di entrare nelle abitudini dei consumatori di Europa, Nord America e numerosi altri mercati.
Delle 1,5 miliardi di consumazioni complessive, circa 395 milioni avvengono in Italia. La maggioranza, dunque, è ormai realizzata oltreconfine.
Dietro questa crescita c’è la strategia costruita da Campari Group, che negli ultimi vent’anni ha progressivamente portato Aperol prima fuori dal Veneto e poi fuori dall’Italia.
Tra il 2008 e il 2014 l’espansione internazionale ha interessato soprattutto Austria e Germania, mercati nei quali molti consumatori avevano già conosciuto lo Spritz durante le vacanze in Italia, in particolare sul Garda e in Romagna. Successivamente sono arrivati il Regno Unito e il resto d’Europa, fino all’ingresso più deciso in Canada e Stati Uniti tra il 2017 e il 2018.
La ripartenza successiva alla pandemia ha dato un’ulteriore accelerazione.
Negli ultimi vent’anni Aperol avrebbe registrato una crescita media annua del 17% a livello globale, trasformandosi progressivamente da prodotto italiano a marchio internazionale.
Un quarto del fatturato Campari
I numeri spiegano il peso raggiunto dal brand.
Nel 2025 Aperol ha registrato una crescita dell’1% in Italia e dell’8% sui mercati internazionali. Nei primi sei mesi del 2026 Campari Group ha aumentato complessivamente le vendite del 2,7%, raggiungendo 1,51 miliardi.
Nel dettaglio, le vendite sono cresciute dell’1,4% in Italia, dello 0,9% in Francia, del 4,3% nel Regno Unito, del 2,7% in Germania e del 2,7% in Nord America.
Aperol rappresenta ormai circa il 26% del fatturato di Campari Group, che nel 2025 ha raggiunto 3,05 miliardi. Ciò significa che al bitter arancione può essere attribuito un giro d’affari all’origine vicino ai 790 milioni di euro.
Ma la forza dello Spritz non è soltanto nei conti.
La formula 3-2-1 diventa un rito internazionale
Tre parti di Prosecco, due di Aperol e una di soda: la formula “3-2-1” è diventata riconoscibile in gran parte del mondo.
Il vero successo commerciale è stato trasformare il prodotto in qualcosa di più di un cocktail.
Lo Spritz ha esportato infatti il rito italiano dell’aperitivo, legato alla convivialità, al momento di passaggio tra la fine della giornata lavorativa e l’inizio della serata.
In mercati come quello britannico ha iniziato a competere con abitudini profondamente radicate, come la tradizionale pinta di birra dopo il lavoro.
L’immagine del “tramonto nel bicchiere”, costruita intorno al caratteristico colore arancione, ha poi superato gli stessi confini dell’aperitivo. All’estero lo Spritz viene sempre più spesso consumato durante i pasti e, nelle località turistiche italiane, può comparire sui tavoli già dalla tarda mattinata.
Da cocktail a simbolo del Made in Italy
La forza raggiunta dal marchio emerge anche nella cultura popolare.
Aperol Spritz è ormai associato internazionalmente a immagini immediatamente riconoscibili dell’Italia: la Vespa, il tricolore, il piacere di stare insieme e quella rappresentazione della “dolce vita” che continua a esercitare una forte attrazione commerciale.
Il successo, tuttavia, porta con sé anche il problema delle imitazioni.
Campari vuole quindi allargare ulteriormente la distribuzione e contemporaneamente contrastare i prodotti che tentano di sfruttare il fenomeno senza utilizzare l’originale.
Tra i nuovi terreni di crescita ci sono le catene di pizzerie, gli autogrill e soprattutto i grandi eventi musicali, dove lo Spritz punta a conquistare parte dello spazio tradizionalmente occupato dalla birra.
Sono allo studio anche nuovi formati, con l’obiettivo di rendere il prodotto accessibile in un numero ancora maggiore di occasioni di consumo.
Un successo che racconta l’Italia
Il dato finale resta impressionante: 1,5 miliardi di Aperol Spritz consumati contro 1,35 miliardi di Champagne.
Due prodotti profondamente diversi, naturalmente, ma il confronto fotografa quanto sia cambiata la geografia internazionale del bere.
Lo Champagne conserva un prestigio costruito in secoli di storia. Lo Spritz ha invece conquistato il mondo attraverso semplicità, riconoscibilità e capacità di trasformare un’abitudine italiana in un’esperienza internazionale.
Ed è forse questo il successo più importante: non avere semplicemente esportato una bottiglia, ma aver esportato un rito italiano.
