Già, “ci vuole rispetto per quello che facciamo qui e quello che portiamo avanti”, ha esortato il Consigliere Zangari. Lo stesso rispetto che per cinque anni è mancato a chi votava contro i contributi a questa testata, senza alcuna motivazione. Per il medesimo rispetto alla comunità, li abbiamo messi in chiaro, foto inclusa, in alto a questa pagina.
Era forse sinonimo del rispetto che mancava quando un capo ufficio esprimeva pareri contrari basati su motivazioni insensate, mentre i rappresentanti eletti della comunità sceglievano il silenzio, forse più interessati a una fotografia del “Team” alla Festa della Repubblica che a difendere davvero i diritti e la dignità di chi lavorava notte e giorno per dare alla comunità una testata libera dagli interessi privati. Caro Consigliere Zangari, quando qualcosa di scomodo ci tocca da vicino, improvvisamente riscopriamo indignazione, memoria, principi e ideali. Prima, invece, si faceva finta di non sapere, di non vedere, di non aver mai avuto responsabilità. La coerenza non può essere a corrente alternata.
Per questo, prima di invocare rispetto dagli altri, sarebbe opportuno guardare alla propria coscienza e chiedersi se, in questi anni, si sia davvero stati dalla parte della correttezza, del coraggio e della giustizia, per chi in questo giornale – come il nostro compianto direttore Baldi – ci ha messo l’anima e le forze, fino anche all’agonia prima dell’ultimo respiro terreno. Vergogna!
