Garlasco, la Procura di Milano aspetta l’interrogatorio di Sempio: la difesa prepara la controffensiva sui 21 indizi

Il caso Garlasco entra in una delle sue fasi più delicate. Mentre la Procura di Pavia accelera sulle nuove indagini che coinvolgono Andrea Sempio, la Procura Generale di Milano – che dovrà eventualmente valutare un possibile iter di revisione del processo a carico di Alberto Stasi – per ora resta prudente e aspetta il dopo interrogatorio dell’indagato prima di muoversi ufficialmente.

Un passaggio fondamentale, perché l’eventuale revisione del processo Stasi non può basarsi soltanto sul clamore mediatico o su suggestioni investigative, ma dovrà poggiare su elementi nuovi, concreti e ritenuti solidi sotto il profilo giuridico.

Nel frattempo, la difesa di Andrea Sempio prepara una strategia aggressiva per smontare, punto per punto, i 21 indizi raccolti dalla Procura di Pavia contro di lui. 

I pm di Pavia convinti del quadro accusatorio

Nella chiusura delle indagini preliminari, i magistrati di Pavia descrivono un quadro pesantissimo. Secondo l’accusa, Chiara Poggi sarebbe stata vittima di “un annientamento furioso”, una violenza cieca concentrata sul volto e sulla testa. 

Gli investigatori sostengono che i 21 elementi raccolti nel corso degli anni costruirebbero una rete indiziaria coerente contro Sempio:

  • il Dna trovato sotto le unghie della vittima;
  • l’impronta 33 nella villetta;
  • le telefonate a casa Poggi;
  • le incongruenze sull’alibi;
  • il ticket del parcheggio;
  • i soliloqui intercettati in auto;
  • il presunto movente sessuale;
  • le ricerche online sul Dna;
  • le presunte anomalie nei rapporti con alcuni investigatori;
  • fino alle analisi sulla sua personalità. 

Un impianto accusatorio enorme, destinato però ora a essere sottoposto a un contraddittorio molto duro.

La linea della difesa: “Solo suggestioni”

I legali di Sempio starebbero preparando una demolizione sistematica dell’impianto della Procura.

La strategia difensiva si concentrerà soprattutto su alcuni punti chiave:

  • la presunta non utilizzabilità scientifica del Dna;
  • la contestazione dell’impronta 33;
  • la mancanza di prove dirette;
  • la possibile contaminazione ambientale;
  • l’assenza di movente concreto;
  • la debolezza delle intercettazioni interpretative;
  • la lettura “forzata” dei comportamenti successivi al delitto.

L’obiettivo della difesa sarà dimostrare che i 21 elementi non costituiscono prove ma una somma di suggestioni investigative costruite a posteriori.

E proprio qui si giocherà la partita decisiva.

Milano aspetta prima di aprire il dossier Stasi

La Procura Generale di Milano, secondo quanto filtra negli ambienti giudiziari, non avrebbe alcuna intenzione di accelerare senza prima comprendere la tenuta reale dell’accusa contro Sempio.

Tradotto: prima bisognerà capire se il nuovo impianto investigativo reggerà agli interrogatori, alle consulenze tecniche e al confronto processuale.

Solo dopo si potrà eventualmente parlare seriamente di revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi.

Per questo motivo i prossimi giorni saranno cruciali.

Un caso che continua a dividere l’Italia

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco continua a spaccare opinione pubblica, televisioni e social network.

Da una parte chi ritiene che finalmente stiano emergendo errori investigativi del passato. Dall’altra chi teme che si stia costruendo un nuovo processo mediatico basato più sulle interpretazioni che sulle certezze.

Di sicuro c’è solo una cosa: il caso Garlasco non è mai davvero finito.

E oggi rischia di riaprire una delle ferite giudiziarie più controverse della storia italiana recente.