Hospitality, Supp sotto esame del Fair Work Ombudsman per il nodo dei contractor

La piattaforma utilizzata da migliaia di lavoratori e locali finirà sotto la lente dell’autorità federale dopo le segnalazioni sulla possibile classificazione errata di alcuni addetti come independent contractors. Supp respinge ogni accusa di sham contracting

Il Fair Work Ombudsman ha annunciato che avvierà verifiche sulla piattaforma di hospitality Supp, dopo che alcuni lavoratori hanno sollevato dubbi sulla loro classificazione come independent contractors anziché come dipendenti.

Supp opera dal 2017 come marketplace attraverso il quale bar, pub e caffè possono pubblicare turni di lavoro. Gli utenti registrati scelgono le offerte disponibili, con indicazione delle mansioni e della paga oraria, mentre la piattaforma gestisce il pagamento per conto delle attività.

Sul proprio sito Supp definisce i lavoratori independent contractors e afferma che spetta a loro gestire gli obblighi fiscali e di superannuation.

È proprio questo il punto ora sotto osservazione.

«Chiamarlo contractor non basta»

L’avvocata specializzata in diritto del lavoro Fay Calderone, partner di Hall & Wilcox, ha sottolineato che la definizione inserita in un contratto non determina automaticamente lo status giuridico di una persona.

Il fatto che un lavoratore possieda un ABN o venga indicato come contractor non significa necessariamente che lo sia effettivamente.

Per stabilire la natura del rapporto devono essere valutati diversi elementi: il grado di controllo esercitato dall’attività, l’effettiva autonomia del lavoratore, la possibilità di delegare il lavoro ad altri e l’esistenza di un reale rischio commerciale.

Il Fair Work Ombudsman ha confermato che effettuerà accertamenti su Supp, senza fornire per il momento ulteriori dettagli.

Supp respinge le accuse

Il CEO della piattaforma, Jordan Murray, ha respinto qualsiasi ipotesi secondo cui Supp faciliterebbe consapevolmente forme di sham contracting.

Secondo Murray, il servizio è nato per rendere più trasparente un sistema che in precedenza funzionava spesso attraverso gruppi Facebook e reti informali, offrendo invece tariffe visibili, pagamenti digitali, protezioni sulle retribuzioni minime, recensioni reciproche e uno storico professionale trasferibile.

Supp sostiene inoltre di non essere il soggetto che assume direttamente i lavoratori.

«Supp non è l’azienda che ingaggia né il datore di lavoro», ha dichiarato Murray, precisando che sono le attività che utilizzano la piattaforma a dover rispettare gli obblighi di legge nei confronti delle persone che impiegano.

Il nodo della superannuation

Uno degli aspetti più delicati riguarda la superannuation.

Dal luglio 2022 è stato eliminato il precedente limite minimo mensile di reddito per l’obbligo di versamento della super ai dipendenti maggiorenni.

Daniel McBurnie, che utilizza Supp dal 2021, ha dichiarato di non aver mai ricevuto contributi superannuation per i turni ottenuti attraverso la piattaforma.

Il problema, secondo McBurnie, è soprattutto pratico: recuperare poche decine di dollari da numerosi locali differenti può diventare un processo troppo lungo e poco conveniente.

Un singolo turno potrebbe generare meno di 20 dollari di super. Ma moltiplicato per migliaia di lavoratori e centinaia di turni, il valore complessivo può diventare significativo.

Anche un contractor può avere diritto alla super

La questione è ancora più complessa perché, come ha spiegato Calderone, anche una persona correttamente classificata come contractor può in alcuni casi avere comunque diritto ai contributi di superannuation.

Questo può avvenire quando il contratto riguarda interamente o principalmente il lavoro personale svolto dal contractor.

Significa che la distinzione tra employee e independent contractor non esaurisce necessariamente il problema degli obblighi previdenziali.

Una piattaforma presente in migliaia di locali

Supp afferma di essere collegata ad almeno 15.000 venue e a più di 200.000 lavoratori tra Melbourne, Sydney, Los Angeles e New York.

Alcuni utenti sostengono inoltre di aver notato un cambiamento nell’utilizzo della piattaforma.

Se inizialmente veniva impiegata soprattutto per coprire turni occasionali e dell’ultimo minuto, negli ultimi anni sarebbero diventate più comuni offerte ricorrenti da parte delle stesse attività.

È proprio questa continuità che, secondo alcuni lavoratori, potrebbe rendere meno netta la distinzione tra collaborazione indipendente e rapporto di lavoro subordinato.

Il problema più ampio della gig economy

La vicenda Supp riapre un tema che riguarda l’intera gig economy australiana.

Le piattaforme digitali hanno introdotto flessibilità e possibilità di trovare lavoro rapidamente, ma hanno anche reso più complesso stabilire dove finisca il lavoro autonomo e dove inizi invece un rapporto che presenta le caratteristiche tipiche dell’impiego dipendente.

Il rischio dello sham contracting – classificare un dipendente come contractor per evitare obblighi quali superannuation e altre tutele – è da anni al centro di controversie e procedimenti giudiziari.

Per il momento, però, non esiste alcuna conclusione contro Supp.

Il Fair Work Ombudsman ha annunciato che farà accertamenti. Sarà quell’esame a stabilire se il modello adottato dalla piattaforma e dalle attività che la utilizzano rispetti pienamente la normativa australiana.

Per migliaia di lavoratori dell’hospitality, la risposta potrebbe avere conseguenze molto più ampie del singolo turno trovato attraverso un’app.

Meta description: Il Fair Work Ombudsman avvierà verifiche sulla piattaforma hospitality Supp dopo dubbi sulla classificazione dei lavoratori come independent contractors e sui possibili obblighi di superannuation.