È la terza Regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare le procedure per l’accesso al fine vita nei casi previsti dalla Corte costituzionale. Il centrosinistra parla di tutela della dignità, il centrodestra denuncia una fuga in avanti
L’Emilia-Romagna ha approvato la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, diventando la terza Regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare le procedure necessarie per dare attuazione ai principi stabiliti dalla Corte costituzionale.
La proposta è stata approvata dall’Assemblea legislativa con i voti favorevoli di Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Civici e Movimento 5 Stelle. Contrari Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica.
La norma punta a garantire procedure uniformi, tempi compatibili con le condizioni cliniche dei pazienti e pari accesso ai servizi su tutto il territorio regionale.
De Pascale: «Scelto lo strumento più forte e trasparente»
Il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha spiegato che, in assenza di una legge nazionale, l’Emilia-Romagna ha scelto di intervenire attraverso lo strumento legislativo regionale.
Secondo il governatore, la legge consentirà un’applicazione più chiara, trasparente e uniforme dei principi fissati dalla Consulta, evitando differenze interpretative tra aziende sanitarie e territori.
L’obiettivo dichiarato è offrire maggiori garanzie sia ai pazienti sia ai medici chiamati a valutare le richieste.
Chi potrà accedere alla procedura
La legge recepisce i requisiti individuati dalla Corte costituzionale per l’accesso al suicidio medicalmente assistito.
Potrà presentare richiesta una persona:
- affetta da una patologia irreversibile;
- sottoposta a trattamenti di sostegno vitale;
- vittima di sofferenze fisiche o psicologiche considerate intollerabili;
- pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli.
Il paziente dovrà inoltre aver ricevuto informazioni complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative.
La procedura non sarà automatica e ogni domanda dovrà essere sottoposta a un controllo medico e giuridico approfondito.
Nasce la Commissione di valutazione multidisciplinare
La legge istituisce la Commissione di valutazione multidisciplinare, denominata CoVam, organizzata per Area vasta all’interno del Servizio sanitario regionale.
La Commissione avrà il compito di verificare la presenza di tutti i requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale e di stabilire le modalità con cui la procedura potrà eventualmente essere eseguita.
La CoVam sarà composta da diverse figure professionali:
- medico palliativista;
- anestesista rianimatore;
- medico legale;
- psichiatra;
- specialista nella patologia del paziente;
- farmacologo o farmacista;
- psicologo;
- infermiere.
Su richiesta dell’interessato potrà partecipare anche il medico di medicina generale o un altro professionista di fiducia, con funzioni consultive.
Il parere del Comitato etico
La Commissione si avvarrà anche del parere del Comitato regionale per l’etica clinica.
Il parere non sarà vincolante, ma contribuirà a valutare gli aspetti etici, medici e assistenziali del singolo caso.
La decisione finale resterà affidata alla struttura pubblica del Servizio sanitario regionale, chiamata a verificare la legittimità della richiesta e la piena consapevolezza del paziente.
La procedura sarà gratuita
Tutto il percorso sarà gratuito per il richiedente.
La legge non prevede scadenze rigide entro cui la Commissione dovrà pronunciarsi, ma stabilisce che la valutazione debba avvenire senza ritardi ingiustificati e in tempi compatibili con le condizioni cliniche della persona.
Questo punto assume particolare importanza nei casi di malattie degenerative o rapidamente progressive, quando una lunga attesa potrebbe rendere impossibile esercitare il diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale.
Prima visita nel luogo in cui si trova il paziente
Tra gli emendamenti approvati figura l’obbligo per la Commissione di svolgere una prima visita nel luogo in cui si trova il paziente.
La CoVam potrà inoltre incontrare le persone indicate dal richiedente, qualora questo sia utile per valutare la libertà e la consapevolezza della decisione.
La norma vuole evitare che l’intero procedimento si svolga soltanto attraverso documenti e certificazioni, garantendo un contatto diretto con la persona interessata.
Personale sanitario solo su base volontaria
Le attività connesse all’esecuzione del suicidio medicalmente assistito potranno essere svolte esclusivamente da personale sanitario disponibile su base volontaria.
Nessun medico, infermiere o professionista potrà quindi essere obbligato a partecipare alla procedura.
La disposizione, introdotta attraverso un emendamento di Forza Italia, cerca di tutelare la libertà di coscienza degli operatori sanitari, pur mantenendo il diritto del paziente ad accedere al percorso previsto dalla legge.
Verifica annuale sull’applicazione
L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna valuterà ogni anno l’applicazione della norma e i suoi effetti.
Inizialmente il controllo era previsto ogni due anni, ma un emendamento ha ridotto l’intervallo per consentire un monitoraggio più ravvicinato.
La relazione annuale dovrà permettere di verificare il numero delle richieste, i tempi delle procedure, le eventuali criticità e l’uniformità dell’applicazione tra le diverse aree della Regione.
Il centrosinistra: «Una risposta a problemi reali»
Per le forze di maggioranza, la legge non introduce un nuovo diritto, ma disciplina in modo concreto quanto già stabilito dalla Corte costituzionale.
Il centrosinistra sostiene che lasciare i pazienti senza regole chiare significhi creare disuguaglianze, ritardi e incertezza.
La norma, secondo i promotori, non è in contrapposizione con le cure palliative, che dovranno essere sempre illustrate e garantite prima di procedere con la valutazione della richiesta.
Il primo firmatario Paolo Trande, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha presentato la legge come uno strumento per assicurare dignità, libertà di scelta e uguaglianza nell’accesso.
Il centrodestra: «Fuga in avanti»
Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica hanno votato contro il provvedimento.
Il centrodestra considera la legge una fuga in avanti rispetto al Parlamento nazionale e sostiene che una materia così delicata dovrebbe essere disciplinata dallo Stato, non dalle singole Regioni.
Le opposizioni chiedono soprattutto di rafforzare la rete delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare, temendo che il ricorso al suicidio assistito possa diventare una risposta alla carenza di servizi.
Secondo i contrari, il rischio è creare sistemi differenti da una Regione all’altra e introdurre una disciplina non pienamente compatibile con le competenze regionali.
Il nodo della competenza legislativa
Il tema della competenza regionale resta uno dei punti più controversi.
Il governo ha già impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge approvata dalla Toscana, sostenendo che le Regioni non possano disciplinare autonomamente una materia che riguarda i diritti civili e l’ordinamento penale.
Anche la legge emiliano-romagnola potrebbe quindi essere sottoposta a un controllo di legittimità.
La Regione sostiene invece di non aver creato nuove condizioni per l’accesso, ma di aver soltanto regolamentato il funzionamento del servizio sanitario in attuazione di principi già fissati dalla Consulta.
L’Associazione Luca Coscioni esulta
L’Associazione Luca Coscioni ha accolto con soddisfazione il voto dell’Assemblea legislativa.
L’organizzazione considera l’approvazione un successo della proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa per garantire procedure certe e tempi rapidi ai pazienti che possiedono i requisiti previsti.
Secondo l’associazione, l’intervento delle Regioni è diventato necessario a causa della persistente paralisi del Parlamento nazionale.
L’obiettivo dichiarato è portare norme analoghe in tutte le Regioni, così da assicurare condizioni il più possibile uniformi su tutto il territorio italiano.
Il vuoto lasciato dal Parlamento
La discussione sul fine vita continua da anni senza che il Parlamento sia riuscito ad approvare una legge nazionale organica.
Le sentenze della Corte costituzionale hanno definito i casi nei quali l’aiuto al suicidio non è punibile, ma l’assenza di una disciplina dettagliata ha lasciato numerosi aspetti affidati alle aziende sanitarie, ai tribunali e alle amministrazioni regionali.
Questo vuoto ha prodotto tempi differenti, ricorsi giudiziari e difficoltà per i pazienti che chiedono una valutazione.
Le leggi regionali cercano di colmare questa mancanza, ma rischiano di generare un nuovo conflitto istituzionale con il governo centrale.
Cure palliative e libertà di scelta
Il provvedimento stabilisce che il paziente debba essere informato sulle cure palliative e sulle altre possibilità terapeutiche.
I promotori sottolineano che il suicidio assistito non deve sostituire l’assistenza, ma rappresentare una scelta estrema riservata a persone che si trovano in condizioni rigorosamente definite.
La qualità delle cure palliative resta quindi essenziale per garantire che la decisione sia realmente libera e non determinata dall’abbandono, dalla solitudine o dalla mancanza di sostegno sanitario.
È proprio su questo equilibrio che si concentra il confronto tra favorevoli e contrari.
Una legge destinata a riaccendere il dibattito nazionale
Con il voto dell’Emilia-Romagna, il tema del fine vita torna con forza al centro della politica italiana.
Tre Regioni hanno ora scelto di intervenire direttamente, mentre altre potrebbero seguire lo stesso percorso.
La pressione sul Parlamento è destinata ad aumentare, così come il confronto sulla competenza delle amministrazioni regionali.
Dietro la battaglia politica resta però la condizione concreta delle persone affette da malattie irreversibili e sofferenze intollerabili, che chiedono regole certe, tempi definiti e la possibilità di decidere nel rispetto della propria dignità.
