Garlasco, Feltri: “Solo un idiota pensa che Stasi sia colpevole”. E il caso Garofano riapre il nodo delle analisi genetiche

Nuove dichiarazioni riaccendono il dibattito sul delitto di Chiara Poggi. Vittorio Feltri attacca duramente la ricostruzione che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, mentre le parole del generale Luciano Garofano in televisione sollevano interrogativi sul trattamento delle analisi genetiche del 2007.

A cura della redazione online

GARLASCO — Il caso Garlasco torna ancora una volta al centro del dibattito pubblico, tra dichiarazioni molto forti, nuove letture degli atti e interrogativi che riguardano il lavoro investigativo svolto nel 2007.

Da una parte c’è Vittorio Feltri, che durante un collegamento televisivo ha espresso senza mezzi termini la propria convinzione sull’innocenza di Alberto Stasi. Dall’altra, tornano sotto i riflettori le dichiarazioni del generale Luciano Garofano, ex comandante del RIS di Parma, sul tema delle analisi genetiche eseguite all’epoca sul materiale collegato alla bicicletta di Stasi.

Due vicende diverse, ma che finiscono per convergere sullo stesso punto: la solidità delle indagini originarie e il modo in cui alcuni elementi scientifici furono valutati e trasmessi all’autorità giudiziaria.

Feltri: “Stasi è innocente”

Ospite di Domenica In, Feltri ha attaccato frontalmente la ricostruzione giudiziaria che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.

Il giornalista ha sostenuto che, a suo giudizio, la dinamica attribuita a Stasi sarebbe incompatibile con la ricostruzione della mattina del delitto.

Secondo Feltri, sarebbe illogico pensare che un giovane impegnato a lavorare alla propria tesi di laurea abbia potuto interrompere il lavoro, recarsi a uccidere la fidanzata e poi tornare a casa riprendendo normalmente a scrivere.

Si tratta naturalmente di una valutazione personale di Feltri, che non modifica in alcun modo il dato giudiziario: Stasi è stato condannato in via definitiva.

Feltri ha però ricordato anche le precedenti assoluzioni intervenute nel corso dell’iter processuale e ha definito l’intera vicenda uno dei casi più gravi della storia giudiziaria italiana.

La nuova inchiesta e il nome di Andrea Sempio

Il dibattito si riaccende mentre la Procura di Pavia sta conducendo una nuova indagine sull’omicidio.

Nell’inchiesta è indagato Andrea Sempio, mentre parallelamente vengono riesaminati reperti, accertamenti genetici e alcuni passaggi delle prime indagini.

La presenza di una nuova persona indagata non equivale naturalmente a una responsabilità accertata e non cancella automaticamente la sentenza definitiva emessa nei confronti di Stasi.

È proprio questa sovrapposizione tra una verità giudiziaria consolidata e una nuova attività investigativa a rendere il caso particolarmente complesso.

Il nodo Garofano e le analisi genetiche

Un altro fronte riguarda il generale Luciano Garofano e quanto sarebbe emerso dal confronto tra le dichiarazioni rese agli inquirenti il 25 settembre e quelle pronunciate successivamente in televisione.

Durante l’audizione davanti al procuratore aggiunto Stefano Civardi, Garofano avrebbe dichiarato di non avere ricordi specifici sulle interlocuzioni con l’allora capitano Marino relative alle analisi genetiche svolte nel settembre 2007.

In particolare, avrebbe riferito di non ricordare di avere visionato o commentato specificamente gli elettroferogrammi e di non poter fornire dettagli precisi su quelle valutazioni.

Pochi giorni dopo, però, durante una trasmissione televisiva, il generale ha risposto diversamente alla domanda se fosse a conoscenza dell’esistenza di analisi negative.

La risposta è stata netta: “Certo. Ne abbiamo discusso e abbiamo ritenuto fosse valida quella positiva”.

Ed è proprio questa frase ad avere riaperto la discussione.

“In Procura non ricordo, in tv ne abbiamo discusso”

Il punto non riguarda soltanto una differenza di memoria.

La questione centrale è capire quale fosse il ruolo effettivo di Garofano nella valutazione dei risultati e quale materiale fosse stato trasmesso all’autorità giudiziaria.

Nelle dichiarazioni attribuitegli davanti alla Procura, Garofano avrebbe spiegato che il lavoro della sezione di biologia passava attraverso il suo controllo, attraverso attività di lettura e verifica, anche se le relazioni erano firmate dal capitano Marino.

In televisione, inoltre, avrebbe spiegato che normalmente al pubblico ministero veniva comunicato il “dato finale”.

È proprio questa espressione ad alimentare nuovi interrogativi.

Se esistevano risultati positivi e negativi, chi stabilì quale dovesse essere considerato il dato finale? E soprattutto: l’intero quadro delle analisi fu messo a disposizione dell’autorità giudiziaria e delle difese?

Sono domande che, allo stato attuale, non equivalgono a risposte.

La decisione attribuita al capitano Marino

Durante il confronto televisivo, alla domanda su chi avrebbe deciso di non valorizzare le analisi negative, Garofano avrebbe indicato il capitano Marino.

Ma anche questo passaggio viene oggi discusso alla luce del ruolo di supervisione che lo stesso ex comandante del RIS avrebbe descritto.

Se il comandante leggeva e verificava i risultati prima della loro trasmissione, diventa necessario chiarire fino a che punto fosse coinvolto nelle scelte scientifiche e nella sintesi destinata agli inquirenti.

Non è una questione marginale.

In un’indagine per omicidio, soprattutto quando si parla di DNA, anche un risultato negativo può avere un peso interpretativo importante e deve essere valutato nel contesto complessivo.

Il problema non è soltanto scientifico

Il caso assume così una dimensione più ampia.

Non si tratta soltanto di stabilire se un determinato risultato genetico fosse scientificamente affidabile.

La questione riguarda anche come il dato venne selezionato, interpretato e comunicato.

Se vi furono più analisi con risultati differenti, sarà importante capire quali furono considerate attendibili, per quali ragioni e come tutto ciò venne rappresentato negli atti dell’indagine.

E soprattutto occorrerà verificare se esista davvero una contraddizione sostanziale tra quanto dichiarato da Garofano agli inquirenti e quanto affermato successivamente in televisione, oppure se i due passaggi possano essere spiegati dal diverso contesto delle domande.

Una vicenda ancora lontana dalla conclusione

A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua dunque a produrre nuove domande.

La sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi resta valida.

La nuova indagine su Andrea Sempio è ancora in corso e dovrà essere valutata sulla base degli elementi raccolti dalla Procura.

Le dichiarazioni di Vittorio Feltri rappresentano una posizione personale, mentre il confronto sulle parole di Luciano Garofano riguarda un tema che potrà essere chiarito soltanto attraverso gli atti, le relazioni scientifiche originali e gli eventuali nuovi accertamenti.

Una cosa, però, appare sempre più evidente: la nuova fase dell’inchiesta non sta soltanto cercando nuovi elementi sul delitto, ma sta anche riesaminando il modo in cui alcune prove furono lette e gestite nel 2007.

Ed è su questo terreno che potrebbe giocarsi una delle parti più delicate del futuro giudiziario del caso Garlasco.

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