L’indice mondiale dei prezzi alimentari della FAO sale a 136 punti, il livello più alto da novembre 2022. Zucchero e cereali guidano i rincari, mentre clima, guerra, energia e trasporti continuano a mettere sotto pressione l’intera filiera agroalimentare.
A cura della redazione online
Il costo del cibo torna a salire sui mercati internazionali e il segnale arriva direttamente dall’indice mondiale dei prezzi alimentari della FAO, che a settembre ha raggiunto 136 punti, il livello più alto da quasi quattro anni.
A spingere maggiormente il rialzo sono stati soprattutto zucchero e cereali, due categorie fondamentali per l’intero sistema agroalimentare.
Lo zucchero ha registrato un aumento del 6,1% rispetto al mese precedente, mentre i cereali sono cresciuti del 5,1%.
Numeri che riflettono una combinazione sempre più complessa di fattori: condizioni climatiche sfavorevoli, tensioni geopolitiche, costi energetici, trasporti e disponibilità delle materie prime.
Zucchero sotto pressione
Sul mercato dello zucchero, le preoccupazioni riguardano soprattutto le condizioni meteorologiche nelle principali aree produttrici.
Fenomeni climatici estremi e anomalie nelle precipitazioni possono ridurre le rese e alimentare rapidamente timori sull’offerta futura.
In un mercato fortemente globalizzato, basta una revisione al ribasso delle aspettative sulla produzione per generare tensioni sulle quotazioni.
Il problema diventa ancora più rilevante considerando quanto lo zucchero sia presente nell’industria alimentare: bevande, dolci, prodotti da forno, conserve e numerose preparazioni industriali dipendono direttamente dal suo prezzo.
Cereali, il peso della guerra e del Mar Nero
Per i cereali, la guerra tra Russia e Ucraina continua a rappresentare uno degli elementi più delicati.
Il Mar Nero rimane infatti una delle principali arterie del commercio mondiale di grano e mais.
Qualsiasi difficoltà legata ai porti, alle esportazioni, alla sicurezza delle rotte o alla disponibilità delle infrastrutture può produrre conseguenze immediate sulle quotazioni internazionali.
E il peso dei cereali va ben oltre pane e pasta.
Il mais è utilizzato anche nell’alimentazione animale, mentre il grano entra in una quantità enorme di prodotti trasformati.
Quando aumentano queste materie prime, il rincaro può propagarsi indirettamente anche a carne, latte, uova e prodotti da forno.
Il rincaro percorre tutta la filiera
Il vero problema è che nessuna materia prima alimentare vive isolata dal resto del sistema.
Dal campo alla trasformazione, dalla trasformazione alla logistica e dalla logistica al supermercato, ogni fase aggiunge costi.
Se aumentano contemporaneamente cereali, zucchero, carburanti ed energia, le imprese si trovano a gestire più pressioni nello stesso momento.
Per un certo periodo possono ridurre i margini o utilizzare scorte acquistate a prezzi inferiori, ma se i rincari persistono diventa sempre più difficile evitare il trasferimento di almeno una parte dei costi sui consumatori.
Energia e diesel aggravano il quadro
A pesare resta anche il costo dell’energia.
Diesel, elettricità, refrigerazione e trasporti incidono direttamente sulla produzione e sulla distribuzione degli alimenti.
Un prodotto può essere coltivato a migliaia di chilometri dal luogo in cui verrà consumato, attraversare magazzini, impianti di trasformazione, celle frigorifere e centri logistici prima di arrivare sullo scaffale.
Ogni passaggio ha un prezzo.
Quando aumentano contemporaneamente carburante e materie prime, l’effetto sulla filiera può diventare molto più rapido e difficile da assorbire.
Non tutti i rincari arriveranno subito al supermercato
Questo non significa che tutti i prodotti alimentari aumenteranno immediatamente di prezzo.
Molto dipenderà dai contratti di fornitura, dalle scorte disponibili, dalla concorrenza tra operatori e dalla capacità di produttori e distributori di assorbire temporaneamente parte degli aumenti.
Ma il segnale è chiaro: il sistema alimentare globale è nuovamente sotto pressione.
E più a lungo resteranno elevati i prezzi di zucchero, cereali, carburanti ed energia, maggiore sarà il rischio che questi costi arrivino fino al consumatore finale.
Una crisi lontana può arrivare nel carrello
La vera fragilità del sistema alimentare globale è oggi proprio questa.
Una siccità in Brasile, una guerra nel Mar Nero, un aumento del diesel o una crisi logistica possono trasformarsi, settimane o mesi dopo, in un prezzo più alto al supermercato.
Per i consumatori significa essere esposti a eventi che avvengono molto lontano ma che fanno parte della stessa catena.
Produrre abbastanza cibo non è più l’unica questione.
Bisogna anche riuscire a trasportarlo, trasformarlo e distribuirlo senza che ogni nuova crisi internazionale finisca per arrivare direttamente nel carrello della spesa.

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