Antisemitismo in Australia, la Royal Commission convoca ABC, grandi media e social network

La Royal Commission australiana sull’antisemitismo si prepara ad aprire un nuovo e delicato capitolo della propria indagine. Dopo aver ascoltato le testimonianze delle comunità ebraiche, delle forze dell’ordine e delle agenzie di intelligence, l’attenzione si sposterà ora sul ruolo dei media tradizionali e delle piattaforme digitali.

Secondo quanto riportato da Sky News Australia, l’organo guidato dall’ex giudice dell’Alta Corte australiana Virginia Bellstarebbe organizzando una specifica sessione di audizioni, prevista indicativamente a partire dal 29 giugno, dedicata all’analisi della diffusione di contenuti antisemiti attraverso televisioni, giornali, radio e social media.

Tra i soggetti che potrebbero essere chiamati a testimoniare figurano l’ABC, l’emittente pubblica australiana, SBS, importanti gruppi editoriali nazionali e i principali colossi dei social network.

Le accuse contro l’ABC

La richiesta di approfondire il ruolo dei media è stata avanzata da esponenti della Coalizione di opposizione, tra cui la senatrice Sarah Henderson, che ha sollecitato la Commissione a esaminare il comportamento delle emittenti pubbliche e delle istituzioni culturali finanziate dallo Stato.

Secondo Henderson, negli ultimi mesi l’ABC sarebbe stata oggetto di critiche da parte di esponenti della comunità ebraica australiana per alcuni aspetti della copertura del conflitto in Medio Oriente, per la gestione dei reclami ricevuti e per l’approccio editoriale adottato.

La senatrice ha inoltre evidenziato come ABC e SBS abbiano scelto di non adottare formalmente la definizione di antisemitismo proposta dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), sostenendo che gli standard editoriali già esistenti siano sufficienti a garantire equilibrio e correttezza giornalistica.

Il caso Grace Tame

Le polemiche si sono intensificate nelle ultime settimane dopo la decisione dell’amministratore delegato dell’ABC, Hugh Marks, di difendere la scelta dell’emittente di affidare un podcast a Grace Tame.

Tame, nota attivista australiana e già Australian of the Year, è finita al centro delle controversie per alcune dichiarazioni legate al conflitto israelo-palestinese che hanno suscitato forti reazioni da parte di organizzazioni ebraiche e di diversi esponenti politici.

Media sotto esame

La nuova fase dell’inchiesta potrebbe rappresentare uno dei momenti più significativi dell’intera Royal Commission.

Oltre ai dirigenti delle principali organizzazioni mediatiche, potrebbero infatti essere convocati anche giornalisti, commentatori e responsabili editoriali per spiegare le procedure adottate nella copertura di temi sensibili come il conflitto in Medio Oriente e i fenomeni di odio antisemita.

L’obiettivo dichiarato della Commissione è comprendere se e in quale misura alcuni contenuti mediatici abbiano contribuito ad alimentare tensioni sociali, divisioni comunitarie o fenomeni di discriminazione.

Un dibattito che divide il Paese

La decisione di convocare media e piattaforme digitali arriva in un contesto particolarmente delicato per l’Australia.

Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, il Paese ha registrato un aumento degli episodi di antisemitismo denunciati dalle organizzazioni ebraiche, ma anche un acceso dibattito sul confine tra libertà di espressione, critica politica verso il governo israeliano e discorsi d’odio.

Le prossime audizioni potrebbero quindi assumere un’importanza cruciale non solo per il lavoro della Royal Commission, ma anche per il futuro rapporto tra media, istituzioni e comunità australiane.