Armi, nel NSW parte il riacquisto con dodici mesi per consegnare i fucili

Nel New South Wales prende il via un programma destinato a cambiare il rapporto tra cittadini e possesso delle armi da fuoco. Da lunedì 2 novembre, i proprietari regolarmente autorizzati possono consegnare volontariamente le proprie armi alla polizia ricevendo un compenso economico. L’iniziativa durerà dodici mesi e rappresenta il più importante intervento di riacquisto pubblico degli ultimi trent’anni.

Il provvedimento nasce dalla risposta politica all’attentato terroristico di Bondi, dopo il quale il primo ministro Anthony Albanese aveva annunciato un programma nazionale per ridurre la circolazione delle armi. Finora, tuttavia, soltanto New South Wales e Australian Capital Territory hanno aderito all’iniziativa, mentre il Western Australia aveva già realizzato un proprio programma nel 2024.

Il Governo statale guidato da Chris Minns sostiene che diminuire il numero di armi disponibili significhi ridurre anche il rischio di furti, incidenti e utilizzi criminali. La ministra della Polizia Yasmin Catley ha ricordato che nel NSW viene rubata mediamente più di un’arma al giorno, con il conseguente passaggio di strumenti legalmente detenuti nelle mani della criminalità.

Il nuovo sistema prevede limiti differenziati secondo l’utilizzo. I cacciatori amatoriali potranno possedere al massimo quattro armi, mentre tiratori sportivi, agricoltori e operatori professionali potranno arrivare a dieci. Le restrizioni sono già applicate alle nuove acquisizioni, ma devono ancora essere formalizzate per chi possiede armi precedentemente registrate.

Per alcune categorie saranno possibili deroghe autorizzate dal commissario di polizia. Tra i casi considerati figurano gli agricoltori con proprietà distribuite su più terreni e gli atleti impegnati in competizioni che richiedono attrezzature differenti. Nessuna eccezione è invece prevista per la caccia ricreativa.

Proprio dalle campagne arrivano le contestazioni più forti. Alan Brown, allevatore di quarta generazione nella regione di Wagga Wagga, considera il programma una risposta affrettata che non tiene conto delle necessità del settore agricolo. Nelle proprietà rurali, sostiene, le armi costituiscono strumenti necessari per controllare gli animali selvatici e proteggere il bestiame.

Una posizione condivisa dalla presidente di NSW Farmers, Rebecca Reardon, secondo cui le diverse attività agricole richiedono strumenti specifici, in relazione alle dimensioni degli animali, alle distanze e alle condizioni operative.

Anche gli indennizzi suscitano perplessità. Nella prima fase saranno riconosciuti importi compresi tra 450 e 1.000 dollari per arma, mentre dal prossimo anno potrebbero essere previsti pagamenti fino a 10.000 dollari per esemplari di maggiore valore. I criteri definitivi della seconda fase devono ancora essere stabiliti.

Le consegne avverranno esclusivamente su appuntamento attraverso il portale NSW Police Gun Safe. Inizialmente saranno coinvolte sei stazioni di polizia: Dubbo, Griffith, Grafton, Penrith, Sutherland e Narellan. Le prime disponibilità risultano già esaurite e altre 34 stazioni entreranno nel programma all’inizio di dicembre.

La questione è diventata anche un terreno di confronto politico. La leader dell’opposizione statale, Kellie Sloane, contesta l’efficacia del riacquisto nella prevenzione di attentati terroristici e ricorda che, al momento, la consegna non è obbligatoria. La Coalizione promette di eliminare i limiti per agricoltori e tiratori sportivi qualora tornasse al governo. Anche One Nation si oppone al programma e ne chiede la cancellazione.

Per l’esecutivo Minns, invece, la riduzione delle armi in circolazione costituisce un investimento nella sicurezza collettiva. Resta aperta una questione fondamentale: come conciliare la prevenzione della violenza con le esigenze legittime di chi utilizza armi per lavoro o attività sportive.

Nei prossimi mesi saranno soprattutto le norme sulle esenzioni, l’entità dei risarcimenti e il numero effettivo delle consegne a determinare la portata concreta dell’iniziativa. Il confronto tra sicurezza pubblica e diritti dei proprietari autorizzati accompagnerà inevitabilmente anche il dibattito politico nel New South Wales.

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