Australia, cresce il mercato del tabacco illegale: una deputata liberale chiede di rivedere le accise

Mary Aldred sostiene che l’aumento del 282% dal 2013 abbia favorito il ricorso alle sigarette di contrabbando. Appoggio alla proposta del premier del New South Wales Chris Minns, ma la parlamentare invoca anche più controlli e risorse per le autorità

La crescita del mercato illegale del tabacco riapre in Australia il dibattito sulle accise applicate alle sigarette.

La deputata liberale federale Mary Aldred ha sostenuto la necessità di rivedere il sistema fiscale, affermando che l’attuale livello dei prezzi avrebbe contribuito a spingere un numero crescente di consumatori verso prodotti di contrabbando.

La parlamentare del collegio di Monash ha appoggiato la posizione del premier laburista del New South Wales Chris Minns, che ha chiesto al governo federale di riesaminare le accise sul tabacco per affrontare l’espansione del mercato nero.

«Bisogna affrontare l’elefante nella stanza»

Intervenendo alla trasmissione Radio National Breakfast, Aldred ha definito «esorbitante» il livello della tassazione sul tabacco.

Secondo la deputata, le accise sarebbero aumentate del 282% dal 2013, rendendo le sigarette legali sempre meno accessibili e creando un enorme divario di prezzo rispetto ai prodotti venduti illegalmente.

«Dobbiamo affrontare l’elefante nella stanza», ha dichiarato, riconoscendo a Chris Minns il «coraggio morale» di aver sollevato pubblicamente una questione politicamente delicata.

Aldred ha comunque precisato che la revisione delle imposte non rappresenterebbe una soluzione sufficiente da sola.

Un mercato nero sempre più visibile

Il commercio illegale di sigarette e tabacco è diventato una delle principali questioni di sicurezza economica e sanitaria del Paese.

In numerose città australiane si è registrata la diffusione di punti vendita che propongono prodotti privi delle autorizzazioni richieste, spesso a prezzi molto inferiori rispetto a quelli praticati dai rivenditori legali.

Il fenomeno sottrae entrate fiscali allo Stato, danneggia gli esercenti che rispettano le regole e rende più difficile controllare la provenienza e la composizione dei prodotti.

Le autorità temono inoltre che una parte dei profitti possa finanziare organizzazioni criminali coinvolte anche in altre attività illegali.

Il problema delle risorse

Aldred ha espresso dubbi sulla capacità delle autorità di contrastare efficacemente il fenomeno con le risorse attualmente disponibili.

Secondo la deputata, polizia, servizi doganali e organismi di controllo non disporrebbero di personale e strumenti sufficienti per individuare tutti i rivenditori, sequestrare i prodotti e interrompere le reti di distribuzione.

La chiusura di un singolo punto vendita, inoltre, non sempre produce risultati duraturi, perché le attività possono riaprire rapidamente con un nuovo nome o in una diversa sede.

Per questo la parlamentare chiede una strategia più ampia, capace di combinare controlli, sanzioni, intelligence finanziaria e revisione delle politiche fiscali.

Le accise come strumento sanitario

Per anni l’Australia ha utilizzato l’aumento del prezzo delle sigarette come uno dei principali strumenti per ridurre il numero dei fumatori.

L’obiettivo era rendere il tabacco meno accessibile, soprattutto per i giovani, e incentivare le persone a smettere.

Questa politica ha contribuito a ridurre il consumo di sigarette legali, ma il crescente divario tra i prezzi ufficiali e quelli del mercato nero ha prodotto una conseguenza inattesa.

Una parte dei fumatori non avrebbe abbandonato il tabacco, ma avrebbe semplicemente cambiato canale di acquisto.

È proprio questo l’argomento utilizzato da chi chiede di ricalibrare le accise.

Il sostegno a Chris Minns

La presa di posizione di Aldred è politicamente significativa perché arriva da una parlamentare liberale a sostegno di una richiesta avanzata da un premier laburista.

Chris Minns ha più volte sostenuto che il governo federale debba riconoscere il legame tra l’elevato livello delle accise e la crescita del commercio illegale.

Per Aldred, la proposta supera le tradizionali divisioni tra maggioranza e opposizione e dovrebbe essere affrontata come una questione di interesse nazionale.

La deputata ritiene che continuare ad aumentare i prezzi senza rafforzare parallelamente i controlli rischi di rendere il mercato legale sempre meno competitivo.

Nessuna soluzione semplice

Aldred ha riconosciuto che non esiste una misura capace di risolvere da sola il problema.

Una riduzione delle accise potrebbe diminuire il vantaggio economico dei trafficanti, ma rischierebbe anche di rendere il tabacco più accessibile e compromettere anni di politiche sanitarie.

Mantenere l’attuale livello fiscale, senza rafforzare la repressione del contrabbando, potrebbe invece favorire un’ulteriore espansione del mercato illegale.

Il governo dovrà quindi trovare un equilibrio tra salute pubblica, sicurezza, entrate fiscali e tutela delle attività commerciali regolari.

Il rischio per i giovani

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’accesso dei minori ai prodotti illegali.

I rivenditori che operano fuori dal sistema autorizzato potrebbero essere meno rigorosi nei controlli sull’età e vendere sigarette o dispositivi da svapo senza rispettare le norme sanitarie.

Il prezzo ridotto rende inoltre questi prodotti particolarmente attraenti per i consumatori più giovani.

Una strategia efficace dovrà quindi garantire che l’eventuale revisione delle accise non si traduca in un aumento dell’uso del tabacco tra gli adolescenti.

Più controlli e sanzioni

Oltre al riesame fiscale, Aldred chiede un rafforzamento delle attività di controllo.

Le misure potrebbero comprendere pene più severe per i rivenditori recidivi, confisca dei profitti, chiusura definitiva dei locali e maggiore collaborazione tra governi statali e autorità federali.

Un ruolo centrale potrebbe essere svolto anche dal monitoraggio dei flussi finanziari, per individuare le reti criminali che organizzano l’importazione e la distribuzione.

Colpire soltanto il negozio che vende il prodotto finale, infatti, non basta a interrompere l’intera catena.

Una questione destinata a dividere

La proposta di ridurre o rivedere le accise incontrerà probabilmente l’opposizione delle organizzazioni sanitarie, che temono un indebolimento delle politiche contro il fumo.

I sostenitori della revisione rispondono che la situazione attuale favorisce ormai il consumo di prodotti non controllati e alimenta la criminalità organizzata.

Il confronto non riguarda quindi soltanto il prezzo delle sigarette.

Riguarda l’efficacia di una politica che ha ottenuto importanti risultati in passato, ma che oggi deve misurarsi con un mercato illegale diventato molto più esteso e organizzato.

La posizione di Mary Aldred rafforza la pressione sul governo federale affinché apra una revisione complessiva.

Per la deputata, il messaggio è chiaro: senza affrontare il livello delle accise e senza dotare le autorità di maggiori strumenti, il commercio illegale continuerà a crescere.