Più controlli sugli studenti internazionali, limitazioni al ricongiungimento familiare, contrasto al “visa hopping” e nuove misure contro chi rimane nel Paese senza un permesso valido. Labor punta a ridurre la migrazione netta a 225.000 persone entro il 2028.
A cura della redazione online
Il governo australiano ha presentato una profonda revisione del sistema migratorio, annunciando regole più severe per studenti internazionali, visitatori e persone che rimangono nel Paese dopo la scadenza del visto.
Illustrando il piano al National Press Club, il ministro degli Affari interni Tony Burke ha sostenuto che l’obiettivo non è fissare un unico limite indiscriminato, ma intervenire sulle diverse categorie di visto in base alle necessità economiche e sociali dell’Australia.
Labor vuole ridurre la migrazione netta dall’estero, la cosiddetta Net Overseas Migration, a 245.000 persone nell’attuale anno finanziario e successivamente a 225.000 entro il 2028.
Secondo gli ultimi dati dell’Australian Bureau of Statistics, il saldo migratorio netto è già sceso a circa 292.000 persone nell’anno terminato a marzo, rispetto alle 299.000 registrate alla fine dell’anno precedente.
Burke ha però ricordato che questo dato comprende anche gli spostamenti dei cittadini australiani e dei residenti permanenti, sui quali il governo non può e non dovrebbe esercitare un controllo diretto.
Limitazioni per le famiglie degli studenti
Uno degli interventi più rilevanti riguarda gli studenti internazionali. Il governo intende ridurre significativamente la possibilità di portare in Australia partner e figli durante il periodo di studio.
La misura dovrebbe interessare soprattutto i corsi di livello inferiore e quelli considerati meno collegati alle reali necessità del mercato del lavoro. Potrebbero essere previste eccezioni per determinati programmi universitari, qualifiche avanzate e settori ritenuti strategici.
Secondo i dati richiamati durante la presentazione, nell’ultimo anno sono stati concessi circa 337.000 visti per studenti internazionali, ai quali si sono aggiunti circa 45.000 familiari a carico.
Saranno inoltre rafforzate le verifiche sulla capacità economica dei richiedenti. Gli studenti dovranno dimostrare con maggiore chiarezza di poter sostenere le spese necessarie per vivere e studiare nel Paese.
Burke ha ribadito che le università e gli istituti privati potranno continuare ad attrarre studenti stranieri, ma dovranno vendere un percorso educativo autentico e non presentare l’iscrizione come una strada automatica verso la residenza permanente.
Stop al “visa hopping”
La riforma punta anche a contrastare il cosiddetto visa hopping, cioè il passaggio ripetuto da un visto all’altro utilizzato per prolungare la permanenza in Australia senza un’effettiva progressione formativa o professionale.
Uno studente che completa una laurea potrà, per esempio, proseguire con un master. Sarà invece più difficile iscriversi successivamente a corsi di livello inferiore o a programmi poco coerenti con gli studi già svolti.
Il governo vuole così colpire gli operatori che offrono qualifiche di dubbio valore e che utilizzano il settore dell’istruzione principalmente come canale migratorio.
Potranno essere applicate più frequentemente anche condizioni di “No Further Stay” ai visti turistici. Queste impediscono al titolare di presentare in Australia una nuova domanda per alcune categorie di visto, obbligandolo a lasciare il Paese alla scadenza del permesso.
Cento nuovi funzionari contro gli overstayers
Il piano prevede l’assunzione di 100 nuovi funzionari destinati alle attività di controllo e all’individuazione delle persone che si trovano in Australia senza un visto valido.
Nel Paese sarebbero circa 77.000 gli stranieri che hanno superato il periodo di permanenza autorizzato.
Saranno inoltre predisposti 250 posti in strutture alternative alla detenzione, possibilmente nelle vicinanze degli aeroporti. Tra le ipotesi considerate vi è anche l’utilizzo dell’ex centro di quarantena di Melbourne.
Secondo Burke, queste strutture dovrebbero ospitare temporaneamente le persone in attesa di lasciare volontariamente l’Australia. Il governo vuole infatti aumentare le partenze autonome, limitando il ricorso alla detenzione prolungata e alle espulsioni forzate.
«Se non si possiede un visto valido, bisogna lasciare il Paese», ha dichiarato il ministro, sintetizzando l’impostazione della nuova politica.
Riparte il programma Working Holiday Maker
Il governo ha confermato anche il ripristino delle procedure per i visti Working Holiday Maker, dopo le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni agricole, turistiche e alberghiere.
I ritardi nella lavorazione delle domande presentate dall’estero avevano fatto temere una carenza di lavoratori durante la stagione dei raccolti e il periodo estivo.
Le autorità intendono riportare i tempi medi di elaborazione da circa sette a tre mesi. Per alcuni Paesi potranno essere introdotti sistemi di selezione per il secondo e il terzo visto, insieme a requisiti di lavoro nelle aree regionali.
L’obiettivo dichiarato è permettere alle aziende agricole di disporre della manodopera stagionale necessaria, mantenendo allo stesso tempo un maggiore controllo sul numero degli ingressi.
Priorità a edilizia, sanità e assistenza
Burke ha respinto le richieste di ridurre drasticamente l’immigrazione, sostenendo che tagli troppo ampi danneggerebbero l’economia australiana.
Secondo il ministro, una contrazione indiscriminata degli arrivi avrebbe conseguenze dirette sull’edilizia, sugli ospedali, sulle case di riposo e sull’agricoltura. Il governo intende quindi dare priorità ai lavoratori con competenze necessarie nei settori caratterizzati da carenze di personale.
Particolare attenzione sarà riservata all’edilizia. Labor considera l’aumento dell’offerta abitativa la risposta principale alla crisi degli alloggi e vuole favorire l’ingresso temporaneo e permanente di operai specializzati capaci di contribuire alla costruzione di nuove case.
Sanità, assistenza agli anziani e istruzione resteranno fra le aree considerate essenziali.
Burke respinge le pressioni di One Nation
Il ministro ha negato che la riforma sia stata preparata in risposta alla crescita di One Nation e al dibattito politico sulla migrazione.
Burke ha affermato che il piano era in elaborazione da febbraio e ha accusato chi propone tagli estremi di ignorare le necessità concrete dell’economia.
Il governo non intende sottoporre la nuova politica a una votazione elettorale separata. Molte misure saranno attuate attraverso direttive ministeriali, regolamenti e modifiche alle procedure amministrative.
L’impostazione di Labor rimane quella di una riduzione progressiva e selettiva: meno ingressi nei settori ritenuti improduttivi o vulnerabili agli abusi, ma maggiore spazio per le qualifiche indispensabili al Paese.
«Se una persona vuole essere in Australia temporaneamente, deve richiedere un visto temporaneo. Se vuole rimanere permanentemente, deve presentare una domanda per un visto permanente», ha spiegato Burke.
Il nuovo piano dovrà ora dimostrare di poter ridurre il saldo migratorio senza aggravare la carenza di lavoratori e senza provocare nuovi ritardi nelle pratiche. La sfida sarà conciliare il controllo delle frontiere, le esigenze delle imprese e la sostenibilità dei servizi pubblici, in un momento in cui l’immigrazione è tornata al centro del confronto politico australiano.
