Per la prima volta il censimento australiano introduce quesiti specifici su identità di genere e orientamento sessuale, mentre la tradizionale domanda sul sesso diventa “sex recorded at birth”. L’ABS chiarisce: i temi vengono scelti dal governo, l’istituto statistico definisce formulazione e risposte
Le nuove domande su sesso, genere e orientamento sessuale inserite nel Census 2026 sono il risultato di una decisione del governo Albanese.
A confermarlo è stata la Australian Bureau of Statistics (ABS) alla vigilia del censimento nazionale, che si tiene oggi, martedì 11 agosto.
Per la prima volta agli australiani vengono poste domande specifiche sul genere e sull’orientamento sessuale, mentre il tradizionale quesito sul sesso è stato modificato nella formulazione “sex recorded at birth”, cioè sesso registrato alla nascita.
Una scelta che ha acceso un forte dibattito politico e culturale.
ABS: «È il governo a decidere i temi»
La Census General Manager Jenny Telford ha spiegato che la responsabilità della selezione degli argomenti non appartiene direttamente all’ABS.
«È il governo australiano a decidere quali temi includere nel Census», ha dichiarato.
Una volta stabiliti gli argomenti, il compito dell’ABS è elaborare domande e possibili risposte capaci di produrre dati statisticamente utilizzabili.
L’istituto ha spiegato che la formulazione relativa al sesso registrato alla nascita è considerata utile per analisi su nascite e decessi, statistiche sanitarie, fertilità e per distinguere statisticamente differenti gruppi della popolazione.
Perché sono state introdotte le nuove domande
Secondo l’ABS, una revisione effettuata prima del Census 2026 avrebbe individuato una necessità crescente, per governi e organizzazioni, di comprendere meglio le caratteristiche della popolazione LGBTQ+ australiana.
Le nuove domande mirano dunque a creare una fotografia statistica più dettagliata del Paese.
Nel censimento del 2021 gli australiani avevano già avuto la possibilità di scegliere tra tre opzioni nella domanda sul sesso: male, female e non-binary.
Nel 2016, invece, chi non si riconosceva nelle categorie maschile o femminile poteva richiedere una procedura specifica.
Pauline Hanson attacca: «Domande inutili»
La scelta è stata duramente criticata dalla leader di One Nation Pauline Hanson, secondo la quale il Census si starebbe allontanando dalla propria funzione principale.
Hanson sostiene che molte delle 66 domande siano superflue e ritiene che il censimento dovrebbe concentrarsi soprattutto sulle informazioni necessarie per pianificare infrastrutture pubbliche, scuole, ospedali e confini elettorali.
La senatrice ha inoltre collegato l’ampliamento dei quesiti all’aumento dei costi complessivi dell’operazione, citando una crescita dai 113 milioni di dollari del 1991 ai 726 milioni del 2026.
Si tratta di una lettura politica della questione: il costo complessivo di un censimento dipende infatti da numerosi fattori e il testo fornito non stabilisce quanto dell’aumento sia direttamente attribuibile alle nuove domande.
Critiche anche dalle associazioni
La women’s rights advocate Sall Grover ha contestato l’introduzione dei nuovi quesiti, sostenendo che la formulazione adottata dall’ABS finisca per legittimare quella che definisce “gender ideology”.
Sul fronte opposto, la logica indicata dall’ABS è che informazioni più precise consentano di costruire statistiche utili per servizi, politiche sanitarie e pianificazione pubblica.
Ed è proprio questo il centro del confronto: fino a che punto un censimento debba limitarsi a fotografare caratteristiche demografiche tradizionali e quanto debba invece evolversi insieme ai cambiamenti sociali.
Un Census diventato anche terreno politico
Il Census 2026 non sarà quindi soltanto una gigantesca raccolta di dati sulla popolazione australiana.
Le domande su sesso, genere e orientamento sessuale sono diventate anche parte di un più ampio confronto su identità, ruolo dello Stato e finalità delle statistiche pubbliche.
Da una parte il governo e l’ABS sostengono la necessità di raccogliere informazioni più dettagliate su una società sempre più diversificata.
Dall’altra, i critici temono che il censimento venga utilizzato per introdurre categorie considerate politicamente o culturalmente controverse.
Una cosa, però, è ora chiara: la decisione di inserire questi temi è stata politica, mentre all’ABS è spettato il compito tecnico di trasformarli in domande statisticamente utilizzabili.
