NSW, le foto delle patenti potrebbero entrare nel database nazionale di riconoscimento facciale

Il governo Minns presenta nuove leggi contro frodi d’identità e criminalità organizzata. Previsti anche l’accesso della polizia alle immagini non oscurate dei caselli stradali e maggiori poteri sui dispositivi digitali

Le fotografie delle patenti di guida del New South Wales potrebbero essere condivise con un database nazionale di riconoscimento facciale nell’ambito di un nuovo pacchetto di leggi presentato dal governo statale.

La proposta è contenuta in un disegno di legge introdotto giovedì in Parlamento e punta a rafforzare gli strumenti a disposizione della polizia contro frodi d’identità, riciclaggio di denaro e reti criminali organizzate.

Se approvata, la riforma consentirebbe al NSW di aderire al National Driver Licence Facial Recognition Solution, il sistema nazionale che confronta le immagini presenti sui documenti d’identità.

Il New South Wales diventerebbe il terzo Stato australiano a partecipare al servizio, dopo South Australia e Western Australia.

Come funzionerebbe il confronto facciale

Secondo il governo, il sistema non restituirebbe automaticamente fotografie o informazioni personali complete.

Quando un’agenzia autorizzata invia un’immagine per la verifica, il database la confronterebbe con i propri archivi e fornirebbe soltanto una risposta positiva o negativa sull’identità della persona.

La ministra della Polizia Yasmin Catley ha assicurato che la privacy dei cittadini verrà trattata con grande attenzione e che il servizio sarà utilizzato esclusivamente per verificare se una persona sia davvero chi dichiara di essere.

L’obiettivo è impedire ai gruppi criminali di utilizzare documenti falsi o identità rubate per aprire conti bancari, trasferire denaro e riciclare i proventi delle attività illegali.

La lotta contro le identità false

Secondo Catley, le organizzazioni criminali sfruttano ogni vulnerabilità disponibile.

Le identità rubate possono essere utilizzate per creare società, acquistare beni, aprire conti o nascondere i reali beneficiari di operazioni finanziarie sospette.

Il riconoscimento facciale dovrebbe permettere alle autorità di verificare più rapidamente l’autenticità dei documenti e individuare casi in cui una stessa fotografia venga associata a nomi differenti.

La misura viene presentata dal governo come un aggiornamento necessario delle leggi di fronte alla crescente complessità delle reti criminali e all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Immagini non oscurate dai caselli stradali

Il pacchetto legislativo prevede anche la possibilità per la polizia di accedere alle fotografie non oscurate scattate dalle telecamere delle strade a pedaggio pubbliche.

Attualmente le immagini possono nascondere il volto del conducente per ragioni di privacy.

Con le nuove regole, gli investigatori potrebbero chiedere di vedere chi si trovava alla guida di un veicolo sospetto.

Il primo utilizzo riguarderebbe le telecamere del Sydney Harbour Bridge e dell’Harbour Tunnel.

Il premier Chris Minns ha spiegato che i criminali possono cambiare le targhe dei veicoli, rendendo più difficile il loro tracciamento. Conoscere l’identità del conducente potrebbe quindi diventare una prova importante nelle indagini.

Richieste basate su parametri specifici

Il commissario della NSW Police, Mal Lanyon, ha precisato che gli investigatori dovrebbero presentare parametri di ricerca dettagliati prima di ottenere le immagini non oscurate.

La polizia potrebbe conoscere, per esempio, il tipo, il modello o altre caratteristiche del veicolo ricercato.

Solo dopo una prima selezione verrebbero richiesti i filmati o le fotografie in cui il volto del conducente risulta visibile.

Secondo il governo, questo accesso potrebbe aiutare non soltanto nelle indagini sulla criminalità organizzata, ma anche nella ricerca delle persone scomparse.

Più poteri sui telefoni e sui computer sequestrati

Un altro elemento della proposta riguarda l’accesso ai dispositivi digitali collegati a reati come traffico di droga e commercio illecito di tabacco.

La polizia può già sequestrare legalmente telefoni, computer e altri strumenti durante un’indagine, ma non sempre dispone dell’autorità necessaria per accedere ai dati contenuti.

Le nuove norme consentirebbero agli investigatori di chiedere a un giudice del tribunale locale un ordine di accesso.

Il commissario Lanyon ha sostenuto che l’analisi di telefoni e computer ha già permesso in passato di prevenire reati e individuare collegamenti tra diversi membri delle organizzazioni criminali.

Il problema delle comunicazioni criptate

Le autorità affermano che i gruppi criminali utilizzano sempre più spesso tecnologie criptate, piattaforme online e applicazioni di messaggistica per organizzare traffici e commissionare atti di violenza.

Secondo Catley, la polizia ha chiesto espressamente nuovi poteri per entrare nei dispositivi e risalire ai dirigenti delle organizzazioni.

Il governo ritiene che l’accesso più rapido alle comunicazioni digitali possa permettere di intervenire prima che un reato venga commesso o di identificare chi impartisce ordini senza esporsi direttamente.

Le preoccupazioni per la sorveglianza di massa

La proposta ha però provocato forti critiche da parte del NSW Council for Civil Liberties.

Il presidente Timothy Roberts ha definito il pacchetto «profondamente preoccupante» e ha chiesto al governo di rallentare l’ampliamento dei poteri della polizia.

Secondo Roberts, la comunità avrebbe dovuto essere consultata prima della presentazione del disegno di legge.

L’associazione teme che l’uso crescente di telecamere, immagini facciali e database nazionali possa avvicinare il sistema a forme di sorveglianza di massa.

«Servono più garanzie»

Il NSW Council for Civil Liberties sostiene che il database nazionale non disponga ancora di garanzie sufficienti contro gli abusi.

Il problema, secondo Roberts, non è soltanto quali regole vengano annunciate dal governo, ma quali strumenti concreti siano disponibili per controllare il modo in cui la polizia le applica.

Un sistema di riconoscimento facciale può aiutare a individuare frodi e criminali, ma può anche produrre errori, false corrispondenze o utilizzi non previsti inizialmente.

Per questo le organizzazioni per i diritti civili chiedono limiti precisi, controlli indipendenti, registrazione degli accessi e procedure trasparenti per contestare eventuali abusi.

Sicurezza e privacy al centro del confronto

Il governo sostiene che i vantaggi per la sicurezza pubblica superino i timori sulla privacy.

Le opposizioni e le associazioni civili chiedono invece che i nuovi poteri non vengano approvati senza un esame più approfondito.

Il Parlamento dovrà stabilire chi potrà accedere ai dati, per quali reati, con quali autorizzazioni e per quanto tempo le informazioni potranno essere conservate.

Dovrà inoltre chiarire se i cittadini verranno informati quando le loro immagini vengono utilizzate e quali conseguenze vi saranno in caso di uso improprio.

Una riforma destinata a far discutere

Il pacchetto rappresenta uno dei più importanti tentativi recenti di ampliare gli strumenti tecnologici della polizia nel New South Wales.

Da una parte c’è l’esigenza di contrastare reti criminali sempre più sofisticate, capaci di utilizzare identità false, comunicazioni criptate e veicoli difficili da rintracciare.

Dall’altra c’è il rischio che strumenti introdotti per casi gravi diventino progressivamente utilizzabili in contesti più ampi.

La questione non riguarda soltanto l’efficacia delle indagini.

Riguarda il rapporto tra cittadini e Stato, il controllo dei dati biometrici e il limite oltre il quale la sicurezza può trasformarsi in sorveglianza.