Gli avvocati non svelano la strategia difensiva: «Caso senza precedenti»
Si complica ulteriormente la posizione di Naveed Akram, l’uomo accusato di aver pianificato e compiuto l’attacco terroristico sventato a Bondi Junction. Mercoledì, davanti alla magistratura del New South Wales, sono state formalizzate altre 19 accuse a suo carico, portando il procedimento giudiziario a una nuova fase.
Nonostante la gravità delle contestazioni, non è ancora chiaro quale sarà la linea difensiva dell’imputato.
All’uscita dal tribunale, l’avvocata Leonie Gittani, che assiste Akram insieme ad altri legali, ha evitato di fornire indicazioni su come il suo cliente intenda dichiararsi rispetto alle accuse.
«C’è ancora molta strada da fare», ha dichiarato ai giornalisti, definendo il procedimento «un caso senza precedenti».
Gli inquirenti chiedono più tempo
Uno degli elementi centrali dell’udienza è stata la richiesta avanzata dall’accusa di ottenere una proroga per la consegna del fascicolo probatorio alla difesa.
Il vice capo giudice Michael Antrum ha accolto la richiesta, concedendo ai pubblici ministeri tempo fino al 12 agosto per completare e trasmettere il materiale.
La decisione sposta di circa due mesi il termine ordinario previsto per la consegna delle prove.
«Sono certo che esista una quantità significativa di materiale da analizzare», ha osservato il giudice Antrum durante l’udienza.
Secondo gli investigatori, la mole di documentazione, registrazioni, analisi digitali e testimonianze raccolte richiede tempi più lunghi rispetto a quelli normalmente previsti.
La difesa attende il fascicolo
Gli avvocati di Akram hanno spiegato che la posizione processuale del loro assistito potrà essere valutata soltanto dopo aver esaminato integralmente il materiale raccolto dall’accusa.
Sarà infatti il contenuto del fascicolo a determinare la strategia difensiva e l’eventuale dichiarazione di colpevolezza o innocenza.
Per il momento, dunque, non vi è alcuna indicazione ufficiale su come l’imputato intenda rispondere alle accuse.
«Non sorprende l’aumento delle accuse»
Leonie Gittani ha inoltre affermato che l’aggiunta di nuove contestazioni non rappresenta una sorpresa.
«Considerata la portata del caso, non era inatteso che venissero formulate ulteriori accuse», ha dichiarato.
L’espansione dell’impianto accusatorio riflette infatti la complessità dell’inchiesta e il numero di elementi raccolti dagli investigatori negli ultimi mesi.
Un procedimento destinato a durare
L’inchiesta sul presunto attentato di Bondi Junction continua ad essere una delle più importanti e complesse mai affrontate dalle autorità australiane negli ultimi anni.
Con nuove accuse, migliaia di pagine di documenti da analizzare e numerose prove tecniche ancora da esaminare, il procedimento giudiziario appare destinato a protrarsi ancora per molti mesi prima di arrivare a una fase processuale definitiva.
Nel frattempo, l’opinione pubblica australiana continua a seguire con attenzione un caso che ha sollevato forti interrogativi sulla sicurezza nazionale e sulla prevenzione delle minacce terroristiche.
