di Asja Borin
Giuseppina Callocchia è originaria di Aielli, in provincia dell’Aquila, nel cuore dell’Abruzzo. La sua è una storia profondamente intrecciata alla memoria, al sacrificio e all’eredità morale lasciata dagli Alpini italiani. Una vicenda che attraversa la guerra, il dolore della perdita e il ricordo di un padre che, pur non avendola vista crescere, è rimasto presente per tutta la vita.
Suo padre, Luigi Callocchia, era sergente maggiore della gloriosa Brigata Alpina Julia. Cadde sul fronte greco il 28 ottobre 1940, all’età di soli 28 anni, durante le prime fasi della campagna di Grecia.
La tragedia familiare assume contorni ancora più drammatici se si considera che pochi giorni prima, il 24 ottobre 1940, era nato il figlio Claudio. Luigi Callocchia non seppe mai di essere diventato padre di un maschio. Al momento della sua morte, Giuseppina aveva appena quindici mesi, mentre il fratellino aveva soltanto quattro giorni di vita.
Per il coraggio dimostrato in servizio e per il suo sacrificio, al sergente maggiore Luigi Callocchia venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare, uno dei più prestigiosi riconoscimenti dell’Esercito Italiano.
La sua storia si inserisce nel più ampio contesto delle vicende della Brigata Julia e della campagna di Grecia, raccontate e documentate anche dallo storico Giacomo Fattuzzo nel volume Storia della “Julia” – Campagna di Grecia.
Una poesia per un padre mai conosciuto
Nel 1960, ormai adulta, Giuseppina sentì il bisogno di dare voce a quel padre mai conosciuto, ma sempre presente nella sua vita attraverso i racconti, i ricordi e il silenzio della sua assenza.
Nacque così una poesia intensa e commovente, una sorta di dialogo tra sogno e memoria, in cui la figura paterna riappare come una presenza luminosa e rassicurante.
Un sonno pesante chiuse le mie palpebre
in un’afosa notte d’estate,
un’ombra si muoveva intorno al mio letto,
che sembrava sorretto
da quattro colonne.Mi era vicino e
la penna d’Alpino
nell’alto spiccava
nel cappello verdino
che mio padre portava.Era lui quell’ombra nel buio
che sembrava
di luce inondata;sul petto e sulle spalle
le stelle portava,fedele al giuramento
fino all’ultimo momento.Mio padre sognavo
che con lieve carezza,
inondandomi d’ebrezza,
nel buio scomparve.Con un nodo alla gola
e un pianto dirotto,
svegliandomi mi accorsi
che passata era la notte.
Il ritorno a casa
Dopo oltre vent’anni dalla sua morte, nel 1963 la famiglia Callocchia riuscì a ottenere il rientro in Italia della salma dalla Grecia.
Il ritorno del sergente maggiore Luigi Callocchia nella sua terra d’origine fu accompagnato da un funerale solenne al quale parteciparono numerosi Alpini, a testimonianza di un legame che il tempo non era riuscito a spezzare.
Fu un momento di profonda commozione per la famiglia e per la comunità locale, che poté finalmente rendere omaggio a uno dei suoi figli caduti per la Patria.
Ancora oggi, la storia di Giuseppina Callocchia rappresenta una testimonianza preziosa della memoria degli Alpini italiani e del prezzo umano pagato da migliaia di famiglie durante la Seconda Guerra Mondiale. Una memoria che continua a vivere attraverso i racconti, i documenti e le parole di una figlia che non ha mai smesso di dialogare con il padre perduto.

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