di Lorenzo Canu
Giovedì 27 agosto, dalle 18, l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney dedica una conferenza agli scultori italiani che nell’Ottocento hanno lasciato il segno nei luoghi pubblici e negli edifici della città. L’appuntamento fa parte della serie Traces of Italy, voluta dal Console Generale Gianluca Rubagotti per raccontare l’eredità italiana nella cultura australiana, e nasce in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia.

Negli anni Settanta dell’Ottocento Sydney aveva pochissimi scultori con una formazione professionale e furono artisti italiani a colmare quel vuoto. La conferenza segue le carriere di tre di loro, Achille Simonetti, Giovanni Fontana e Tomaso Sani, le cui opere hanno segnato spazi pubblici e alcuni degli edifici più riconoscibili della città, dalle statue di Bridge Street ai monumenti nei parchi.
A Simonetti si deve la statua del capitano Cook a Hyde Park, inaugurata nel 1879; le figure che Sani scolpì sul General Post Office fecero invece discutere, giudicate da alcuni poco dignitose per un edificio pubblico.
A tenere la conferenza sarà Lorraine Kypiotis, docente di Storia dell’Arte e Head of Undergraduate Studies alla National Art School, con un dottorato in Storia dell’Arte all’Università di Sydney e un master in studi sul Rinascimento italiano. È voce fissa di ABC Nightlife e relatrice abituale all’Art Gallery of New South Wales, e all’Istituto è già stata moderatrice del secondo appuntamento di My Italian Connections a marzo.
«Simonetti, Sani e Fontana sono ancora attuali», dice Kypiotis. «Oltre al fatto che le loro opere ornano i nostri edifici pubblici, come il vecchio GPO e il Chief Secretary’s Building, fanno parte del nostro patrimonio artistico e mostrano il rapporto ricco e fecondo tra Italia e Australia che esiste ancora».
La conferenza si inserisce in un disegno più ampio. Traces of Italy, che racconta gli italiani capaci di lasciare un segno nella vita culturale australiana, nasce in coppia con My Italian Connections, dedicata invece agli artisti australiani ispirati dall’Italia, da Shazia Imran a Corey Black e Harry de Vries.
Entrambe le serie partono dalla stessa idea: mostrare che il contributo italiano in Australia va molto oltre la cucina e gli stereotipi tradizionali.
Ingresso libero.
