Il cantautore si è spento a Pavana, circondato dalla moglie Raffaella e dalla figlia Teresa. Funerali privati e una cerimonia pubblica a settembre. Bologna proclamerà il lutto cittadino
Francesco Guccini è morto a 86 anni nella sua casa di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano.
La notizia è stata annunciata dalla famiglia, che ha fatto sapere che il cantautore si è spento circondato dall’affetto della moglie Raffaella e della figlia Teresa. Le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, mentre una cerimonia commemorativa pubblica sarà organizzata nel mese di settembre.
Con Guccini scompare una delle figure più importanti della cultura italiana del secondo dopoguerra: cantautore, poeta, scrittore, insegnante e intellettuale capace di raccontare il Paese attraverso la memoria, l’impegno civile, l’ironia e la malinconia.
Fiori e biglietti davanti alle sue case
A Pavana, fan provenienti da diverse città hanno raggiunto l’abitazione dell’artista per lasciare fiori e messaggi.
Anche in via Paolo Fabbri 43, a Bologna, dove Guccini ha vissuto fino al 2012, numerose persone si sono fermate davanti alla casa resa celebre da uno dei suoi album più conosciuti.
Da un furgone sono risuonate a tutto volume le sue canzoni, mentre sui biglietti lasciati dai fan si leggono messaggi di gratitudine e ricordi personali.
«Ciao Francesco, con te va via la parte migliore della mia vita», ha scritto una donna.
Bologna proclamerà il lutto cittadino
Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha annunciato il lutto cittadino nel giorno del funerale.
Nel suo messaggio ha ricordato Guccini come un compagno di strada, una coscienza critica e una voce capace di rappresentare la rabbia, la rivolta, le radici, l’amicizia e la nostalgia di intere generazioni.
Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il proprio cordoglio, definendolo poeta, musicista e intellettuale le cui canzoni hanno parlato di giustizia, uguaglianza e impegno.
Il ricordo del mondo della musica
Numerosi artisti hanno ricordato il cantautore.
Roberto Vecchioni lo ha salutato con parole intime: «Comincia a versare vino. Non fare che ti raggiunga con il bicchiere vuoto».
Vasco Rossi lo ha definito «il grande Maestro», mentre Fiorella Mannoia ha scritto: «Oggi siamo un po’ più soli. Ciao Cirano».
Eugenio Finardi ha parlato di una delle figure più importanti del dopoguerra italiano. Cristiano De André lo ha accostato al padre Fabrizio per la libertà, l’impegno civile e la capacità di raccontare la realtà senza compromessi.
Le parole di Giorgia Meloni
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato Guccini, dichiarando di avere amato profondamente la sua musica e di conoscere a memoria molti dei suoi testi.
Meloni ha citato Cirano e Cristoforo Colombo tra le composizioni più profonde della canzone italiana, riconoscendo il contributo del cantautore alla propria formazione, nonostante le forti differenze politiche che li avevano separati.
Da “Dio è morto” a “La locomotiva”
La carriera di Guccini attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana.
Il successo arrivò tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, con album e brani diventati parte della memoria collettiva.
Dio è morto, La locomotiva, L’avvelenata, Cyrano, Eskimo, Autogrill, Incontro, Auschwitz e Canzone per un’amicahanno raccontato ideali, fallimenti, amori, solitudini e trasformazioni sociali.
Le sue canzoni, spesso lunghe e dense di riferimenti storici, letterari e filosofici, hanno creato uno stile unico nel panorama musicale italiano.
Guccini ha sempre respinto le etichette, difendendo la libertà dell’artista anche quando il pubblico lo identificava con una precisa tradizione politica e culturale.
Il ritiro dai concerti e la scrittura
Nel 2012 aveva lasciato definitivamente l’attività dal vivo per dedicarsi soprattutto alla scrittura.
Romanzi, racconti e opere autobiografiche avevano confermato la sua capacità di narrare persone, luoghi e dialetti, con Pavana e l’Appennino sempre al centro del suo universo.
Nel 2022 aveva pubblicato il diciassettesimo album in studio, Canzoni da intorto. L’anno successivo aveva inciso due versioni di Bella ciao, una delle quali insieme a Tosca.
Durante la sua lunga carriera ha pubblicato trenta album ed è stato anche attore, giornalista e insegnante di lingua italiana.
L’ultimo libro uscirà a settembre
Guccini ha lavorato fino agli ultimi giorni al libro Calde le pere!, che sarà pubblicato postumo a settembre.
Nella sua ultima testimonianza, registrata il 23 luglio con l’editor Paolo Iacuzzi, aveva parlato ancora una volta di Pavana, della memoria e del valore delle parole.
«Le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose», aveva detto.
Una voce destinata a restare
Francesco Guccini non è stato soltanto un cantautore.
È stato una voce capace di accompagnare generazioni diverse, di trasformare la storia in racconto e la vita quotidiana in poesia.
Ha cantato gli sconfitti, gli amici, le osterie, i treni, l’Appennino e un’Italia inquieta che cercava di comprendere se stessa.
La sua scomparsa lascia un vuoto nella musica e nella cultura nazionale.
Restano le parole, le melodie e quella voce profonda che non ha mai cercato di essere alla moda, riuscendo proprio per questo a rimanere sempre attuale.
