LINGUA ITALIANA A RISCHIO? L’ALLARME DELL’ACCADEMIA DELLA CRUSCA

L’italiano rischia di perdere progressivamente la propria identità? È l’interrogativo lanciato da Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca e docente ordinario di Linguistica italiana all’Università Roma Tre, che ha espresso una forte preoccupazione per il futuro della lingua di Dante.

Secondo D’Achille, il crescente utilizzo dell’inglese nei contesti accademici e professionali, la diffusione della comunicazione digitale e la progressiva semplificazione del linguaggio stanno contribuendo a un processo che potrebbe indebolire la struttura stessa dell’italiano. 

«Se vogliamo parlare di un italiano del futuro dobbiamo intervenire subito», sostiene il linguista, evidenziando come la lingua rischi di perdere progressivamente il proprio ruolo culturale e scientifico. Particolarmente critica la decisione di alcune istituzioni universitarie di privilegiare esclusivamente l’inglese nei progetti di ricerca, riducendo ulteriormente lo spazio per la lingua italiana. 

Il ruolo dei nuovi italiani

Nell’intervista, D’Achille affronta anche il tema dell’immigrazione e dell’integrazione linguistica. L’Italia, storicamente terra di emigranti più che di immigrati, sta vivendo una trasformazione significativa.

Secondo il presidente della Crusca, i cosiddetti “nuovi italiani” apprendono l’italiano contemporaneo, ma spesso senza entrare in contatto con il grande patrimonio linguistico e letterario che ha caratterizzato la storia della nostra lingua. Il rischio è una progressiva perdita della dimensione storica dell’italiano, con giovani generazioni sempre meno familiari con parole e strutture linguistiche che fino a pochi decenni fa erano di uso comune. 

Gli italiani all’estero e la lingua

D’Achille dedica una riflessione anche agli italiani che scelgono di vivere all’estero. Pur rappresentando una risorsa straordinaria per il Paese, il loro contributo alla diffusione dell’italiano viene considerato limitato, poiché nei contesti professionali e sociali internazionali prevale quasi sempre l’utilizzo dell’inglese.

Una situazione che, secondo il linguista, contribuisce a ridurre l’uso quotidiano della lingua italiana nelle nuove generazioni di emigrati e nei loro figli. 

L’intelligenza artificiale e l’italiano

Un altro tema centrale riguarda l’intelligenza artificiale. D’Achille non demonizza i nuovi strumenti tecnologici, ma invita a un utilizzo consapevole.

L’IA, spiega, è in grado di produrre testi corretti dal punto di vista grammaticale, ma spesso costruiti su modelli linguistici fortemente influenzati dall’inglese. Per questo motivo ritiene fondamentale che gli utenti continuino a scrivere, leggere e rielaborare personalmente i contenuti, evitando di delegare completamente la produzione dei testi alle macchine. 

Una sfida culturale

Per il presidente dell’Accademia della Crusca la difesa dell’italiano non passa attraverso chiusure o nostalgie, ma attraverso investimenti nella cultura, nella scuola e nella ricerca.

L’italiano continua a essere studiato nel mondo grazie alla letteratura, all’opera lirica, all’arte, alla cucina, alla moda e al design. Tuttavia, la crescente centralità dell’inglese a livello globale impone una riflessione seria sul ruolo che l’Italia intende attribuire alla propria lingua nel futuro.

Una sfida che riguarda non soltanto gli studiosi, ma tutti coloro che considerano la lingua italiana uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale del Paese.

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