Al Patrician Brothers’ College Fairfield, nella vivace comunità multiculturale di Fairfield, l’italiano continua a vivere grazie a docenti che ne incarnano il valore umano oltre che accademico.
Tra questi, troviamo Lisa Strazzeri e Gaetano di Bella. I due volti storici dell’istituto, non semplicemente insegnanti ma anche custodi di una memoria culturale che parla italiano e che si rinnova ogni giorno tra i banchi di scuola.
“Da bambina non volevo parlare questa lingua, non la volevo parlare”, racconta Lisa, ricordando la sua infanzia da figlia di immigrati italiani nata in Australia. Un rifiuto quasi istintivo, comune a molti figli della seconda generazione. Eppure, proprio da quella resistenza è nato un percorso che oggi dura da oltre trent’anni.
La svolta arrivò a scuola, grazie a una figura destinata a lasciare il segno: “Ho iniziato ad andare alla scuola del sabato, poi ho studiato italiano a scuola… Avevo una professoressa che adoravo, la Signorina Abbate. Era appassionata, entusiasta… mi ha fatto innamorare dell’italiano. Lì ho capito che volevo farne qualcosa nella mia vita”.
Quel “qualcosa” si è trasformato in una carriera lunga 34 anni, di cui 31 trascorsi a Fairfield. Dopo una laurea in interpretariato e traduzione e un diploma in educazione, Lisa è entrata in aula e non ne è più uscita.
Ma ciò che la colpisce ancora oggi non sono solo i programmi o gli esami, bensì le trasformazioni degli studenti: “Vederli partire da zero e arrivare a parlare… è incredibile. Anche chi non ha origini italiane si appassiona. Si accende qualcosa”.
I risultati parlano da soli: “Nel 2021 uno studente è arrivato primo nello Stato. È stato emozionante. Ma ci sono tanti altri successi, ogni anno”.
Accanto a Lisa, la storia di Gaetano di Bella aggiunge profondità e radici a questo racconto. “Sono nato a Palermo, avevo tre anni quando i miei genitori sono emigrati in Australia”, racconta. “Ma l’Italia è sempre rimasta nel cuore. Sempre”.
Un’infanzia tra dialetto siciliano e disciplina linguistica: “I miei genitori parlavano in dialetto, ma se io rispondevo in dialetto… mi dicevano: devi parlare italiano!”. Così nasce un rapporto rigoroso con la lingua, “grammaticamente perfetto”, come lo definisce lui stesso. Il suo percorso non è stato lineare. A scuola studia italiano, ma per continuare deve affidarsi ai corsi per corrispondenza della University of Sydney. Poi, al Teachers College, si orienta verso le scienze: “Ho fatto chimica, scienze… un po’ di matematica. L’italiano l’avevo studiato bene, con Dante, Petrarca, Boccaccio… ma non l’avevo seguito professionalmente”.
L’occasione arriva proprio al Patrician Brothers: “All’inizio insegnavo scienze. Poi un giorno mi hanno chiesto se ero interessato a insegnare italiano… forse pensando che dicessi di no”. La risposta, invece, è immediata: “Ho alzato la mano subito”. Da quel momento, una doppia identità professionale che però trova nell’italiano una soddisfazione speciale: “Con la scienza c’è tanto lavoro pratico, esperimenti, organizzazione. Ma con l’italiano… è diverso. È più soddisfacente. I ragazzi impara anche la geografia, la storia, le tradizioni italiane”.
Nel racconto di Lisa e Gaetano emerge una scuola che va ben oltre le lezioni frontali. Tra i ricordi più intensi ci sono i viaggi in Italia, esperienze che segnano studenti e insegnanti: “Portare i ragazzi in Italia è qualcosa di autentico”, spiega Lisa. “Non è più solo studio. È vita. È sentire la lingua intorno a te, usarla davvero”.
E poi c’è la ricchezza quotidiana della classe, dove culture diverse si incontrano: “Non imparano solo l’italiano. Condividono le loro storie, parlano delle loro famiglie, delle loro origini… in italiano. È uno scambio continuo”.
Ma forse la misura più concreta dell’impatto del loro lavoro si trova nelle strade percorse dagli studenti dopo la scuola. Alcuni hanno portato l’italiano nel mondo reale: “Abbiamo avuto ragazzi che sono andati in Italia per il calcio, con contratti, e sono rimasti mesi. Altri per studio, per lavoro… la lingua apre porte”.
Guardando avanti, Lisa non nasconde le sfide: “Le lingue devono essere sostenute. ”. Ma c’è anche speranza, incarnata da giovani insegnanti che raccolgono il testimone con entusiasmo: “Ci sono nuove energie, nuove idee. Questo ci dà fiducia”.

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