Il giorno dopo l’annuncio dell’armistizio, l’ammiraglia della Regia Marina lascia La Spezia insieme alla squadra navale italiana. Nel pomeriggio, al largo della Sardegna, viene attaccata da bombardieri tedeschi e colpita da bombe radioguidate. La Roma si spezza e scompare nel Mediterraneo portando con sé 1.393 uomini.
L’8 settembre 1943 l’Italia aveva annunciato l’armistizio con gli Alleati.
Meno di ventiquattr’ore dopo, mentre il Paese precipitava nel caos politico e militare, nelle acque della Sardegna si consumava una delle più gravi tragedie della storia della Marina italiana.
La protagonista era la corazzata Roma, una delle unità più moderne della Regia Marina e nave ammiraglia delle Forze Navali da Battaglia.
Per la tredicesima puntata di Deep View by Allora! News torniamo a quel 9 settembre attraverso un documento della Marina Militare, dedicato anche al successivo ritrovamento del relitto della nave.
Una storia che comincia nella notte.
E termina, poche ore dopo, sul fondo del Mediterraneo.
La flotta prende il mare
Nella notte tra l’8 e il 9 settembre, dopo l’annuncio dell’armistizio, la squadra navale italiana ricevette l’ordine di lasciare le proprie basi.
Alle 2.25 del 9 settembre, ventitré unità salparono da La Spezia sotto il comando dell’ammiraglio Carlo Bergamini, imbarcato proprio sulla Roma. Altre navi provenienti da Genova si unirono successivamente alla formazione.
La ragione era drammatica ma chiara: evitare che le principali unità della flotta italiana cadessero nelle mani dei tedeschi, che fino a poche ore prima erano stati alleati dell’Italia.
A bordo, tuttavia, gli equipaggi si trovavano immersi nella stessa incertezza che attraversava l’intero Paese.
L’alleanza con la Germania era finita.
Ma nessuno sapeva ancora fino a che punto gli ex alleati sarebbero stati disposti a spingersi.
Rotta verso La Maddalena
La formazione navale procedette verso sud.
La destinazione prevista era La Maddalena, in Sardegna.
Durante la mattinata venne avvistato un ricognitore tedesco e le navi italiane iniziarono a navigare a zigzag per rendere più difficile un eventuale attacco aereo.
Poi, alle 14.45, arrivò il messaggio dello Stato Maggiore Marina: La Maddalena era caduta in mano tedesca.
Bergamini ordinò quindi di cambiare rotta.
Ma ormai gli aerei tedeschi avevano individuato la squadra.
Le bombe che anticipavano il futuro
Nel pomeriggio apparvero i Dornier Do 217K della Luftwaffe.
Portavano un’arma nuova: le bombe radioguidate FX 1400, conosciute anche come Fritz X.
Non erano ordigni convenzionali.
Una volta sganciate, potevano essere guidate dall’equipaggio dell’aereo verso il bersaglio, aumentando enormemente la possibilità di colpire una grande nave corazzata.
Poco dopo le 15.30 la formazione italiana fu raggiunta da successive ondate di bombardieri tedeschi. La Roma venne centrata da due bombe FX 1400.
Era una delle prime dimostrazioni operative della nuova guerra guidata a distanza.
Il primo colpo
Il primo ordigno attraversò la nave ed esplose sotto lo scafo.
L’impatto provocò una grande falla, allagamenti e danni agli apparati motore.
Ma la Roma continuò a navigare.
Per pochi minuti.
Poi arrivò il secondo colpo.
Questa volta l’effetto fu devastante.
La bomba penetrò nella zona prodiera e provocò l’esplosione dei depositi di munizioni della torre numero 2.
La gigantesca torre da 381 millimetri, del peso di circa 1.500 tonnellate, venne scaraventata in mare. Anche il torrione corazzato di comando fu distrutto.
Nell’esplosione morirono l’ammiraglio Carlo Bergamini, il comandante della nave Adone Del Cima e gran parte dello Stato Maggiore.
La Roma si spezza
La situazione diventò rapidamente irreversibile.
Fuoco.
Fumo.
Allagamenti.
Esplosioni.
Marinai feriti e ustionati cercavano di raggiungere i ponti e gettarsi in mare.
Poco dopo le 16, la nave si spezzò in due tronconi e scomparve sotto la superficie.
Secondo i dati ufficiali della Marina Militare, a bordo erano presenti 2.021 uomini.
1.393 morirono nell’affondamento.
In pochi minuti una delle più potenti navi della flotta italiana cessò di esistere.
Dall’alleato al nemico
È forse questo l’elemento che rende la tragedia della Roma ancora più difficile da comprendere.
Quegli uomini non vennero colpiti da un nemico contro il quale combattevano da anni.
Vennero attaccati dalle forze armate di un Paese che fino al giorno precedente era stato alleato dell’Italia.
È l’immagine perfetta del caos seguito all’8 settembre.
Ordini nuovi.
Alleanze rovesciate.
Comandi interrotti.
Soldati e marinai costretti a capire in poche ore quale fosse ormai il proprio posto nella guerra.
La Roma partì da La Spezia per obbedire agli ordini ricevuti e per evitare la cattura da parte tedesca.
Non avrebbe mai raggiunto la propria nuova destinazione.
Una delle navi più moderne della Regia Marina
La Roma apparteneva alla classe Littorio.
Era lunga oltre 240 metri, poteva raggiungere una velocità di circa 30 nodi ed era armata principalmente con nove cannoni da 381 millimetri. Era stata completata nel 1942 ed era considerata una delle unità più potenti della Marina italiana.
La sua vita operativa fu brevissima.
La nave che avrebbe dovuto rappresentare la modernità e la potenza della flotta italiana divenne invece uno dei simboli più dolorosi della dissoluzione militare seguita all’armistizio.
Il relitto ritrovato dopo quasi settant’anni
Per decenni la posizione esatta della nave rimase sconosciuta.
Poi, nel 2012, dopo anni di ricerche, il relitto venne localizzato nelle acque del Golfo dell’Asinara, a circa 16 miglia dalla costa settentrionale della Sardegna e a oltre 1.200 metri di profondità.
La scoperta restituì finalmente un luogo fisico alla memoria di quei marinai.
Il relitto è oggi considerato un sacrario militare.
Le successive esplorazioni hanno consentito di individuare diverse parti della nave: sezioni dello scafo, torri, sovrastrutture, apparecchiature e persino la plancia dell’ammiraglio dalla quale Bergamini impartì i suoi ultimi ordini.
Il 9 settembre, giorno della memoria dei marinai
La data dell’affondamento della Roma è diventata anche quella della Giornata della memoria dei Marinai scomparsi in mare, istituita per ricordare i militari e i civili morti e sepolti in mare.
Non soltanto, quindi, la memoria di una nave.
Ma quella di tutti coloro che il mare non restituì.
Il 9 settembre assume così un valore simbolico molto più ampio.
È il giorno nel quale una tragedia specifica diventa memoria collettiva.
Perché abbiamo scelto questo video
La puntata di oggi prosegue idealmente il racconto iniziato ieri con l’8 settembre 1943.
Se l’armistizio rappresenta il momento nel quale l’Italia cambia posizione nella guerra, la vicenda della Roma mostra quanto rapidamente quel cambiamento abbia prodotto conseguenze tragiche.
Nella notte la flotta lascia La Spezia.
Nel pomeriggio gli aerei tedeschi arrivano sopra le navi.
Pochi minuti dopo, la Roma non esiste più.
È difficile trovare un’immagine più forte della velocità con cui l’Italia precipitò da un’alleanza militare a uno scontro aperto con la Germania.
Il video selezionato
🎬 Marina Militare – A “Porta a Porta” il ritrovamento della Corazzata Roma
Per questa puntata proponiamo il documento pubblicato dalla Marina Militare dedicato alla corazzata Roma e al ritrovamento del suo relitto.
Il filmato collega la tragedia del 9 settembre 1943 alla lunga ricerca della nave e permette di tornare su una delle pagine più dolorose della storia navale italiana.
▶️ Guarda il video all’interno di questa pagina.
Dopo il video resta un’immagine
Una grande nave in mare.
Una formazione che cambia rotta.
Gli aerei che compaiono nel cielo.
Due bombe.
Poi il fumo.
E infine il mare che si richiude.
Sappiamo oggi dove si trova la Roma.
Possiamo raggiungerla con telecamere e veicoli subacquei.
Possiamo studiare il relitto e ricostruire minuto per minuto ciò che accadde.
Ma a più di ottant’anni di distanza rimane soprattutto la storia di 1.393 uomini che partirono senza sapere che quello sarebbe stato il loro ultimo viaggio.
Il 9 settembre 1943 la corazzata Roma scomparve nel Mediterraneo.
La sua storia, invece, continua.
Deep View. Guardare più a fondo.
Documentari. Inchieste. Storia. Per restituire un volto e una memoria agli uomini dietro le grandi date.
Fonte e ringraziamenti
Fonte video: Marina Militare.
Allora! News ringrazia la Marina Militare per aver reso disponibile il documento dedicato al ritrovamento della corazzata Roma e per il lavoro svolto nella conservazione della memoria dei marinai caduti il 9 settembre 1943.
Un ringraziamento va anche alla produzione di Porta a Porta, nel cui ambito venne raccontata la scoperta del relitto.
Il video originale resta integralmente attribuito alla Marina Militare, alla trasmissione e ai rispettivi autori e produttori.
