Daje de punta

di Pino Forconi

Cammodilla, misteri e tesori nascosti

Facendo seguito a un precedente racconto sulle catacombe a Roma, dove accennavo che ve ne avrei raccontate di nuove, infatti ora vi racconterò delle catacombe di Commodilla.

Queste catacombe si trovano, naturalmente, a Roma, nella zona della Garbatella, popolatissima zona della capitale, ma nell’antichità veramente isolate e lontane. Si parla che queste catacombe risalgono verso la fine del III Secolo, inizio del IV D.C., e presero il nome della matrona padrona delle terre circostanti, che dono’ per la sepoltura e culto di due martiri, Felice e Adautto, le cui spoglie risiedono in queste catacombe, custodendo misteri antichi e storie affascinanti che ancora oggi attraggono studiosi e visitatori curiosi.

Felice, un prete che si dedicava a soccorrere i poveri bisognosi di quel periodo, tra il 284 e il 305, quando c’era l’imperatore Diocleziano, e con lui l’altro martire Adautto, che vuol dire “Aggiunto”, non conoscendo il suo vero nome. Queste catacombe furono scoperte nel 1595 dall’archeologo Antonio Bosio; non si sapeva il nome di tale posto se non piu’ tardi, attraverso studi fatti da Giovanni de Rossi, che riusci’ a risalire alla matrona Commodilla.

Inutile ricordare che, oltre alla scoperta della catacomba, sono stati rinvenuti preziosi reperti storici e affreschi paleocristiani e altomedievali di stimata rarità, data l’epoca; notevole l’affresco del Turtura, risalente al VII Secolo, che raffigura il Cristo con barba, oltre a degli scritti (graffito) che dimostrano il passaggio dal latino al volgare: uno dei graffiti dice di non pregare a voce alta = Non dicere, al posto di Ne diceas = Non dire cose segrete a voce alta.

Tutto questo per dirvi che, a Roma, ma in generale in Italia, c’è molta storia, ma tanta storia che neanche la si può immaginare. Ogni angolo di queste antiche strutture conserva fascino, mistero e memorie che sembrano sfidare il tempo stesso. Arrivederci alla prossima scoperta.

Venezia onora San Marco

Il 25 aprile ricorre la festa di questo evangelista chiamato Marco, scrittore e autore dei suoi Vangeli, che visse in Egitto nella seconda metà del I secolo, discepolo degli apostoli Paolo e Pietro; venerato da tutte le chiese cristiane: cattolica, ortodossa e copta.

Di lui si sa poco o niente: apparentemente nato in Palestina intorno all’anno 7 d.C., cugino di tale Barnaba, ebreo levitico, figlio di tale Maria, proprietaria della casa dove fu celebrata l’Ultima Cena. Quindi viveva nei pressi di Gerusalemme. Naturalmente, tutto questo seguendo quanto leggo da libri, enciclopedie ed altro, perché personalmente non c’ero e, se c’ero, ero occupato.

Conosceva Gesù? Forse sì, ma non si sa per certo. Sappiamo però che Marco dedicò la sua vita a tramandare insegnamenti e storie che altrimenti si sarebbero perse. Naturalmente, pur esistendo una chiesa di San Marco anche a Roma, la basilica più importante è quella di Venezia, simbolo di arte e fede.

La storia è ben più lunga, ma lo spazio del giornale è sempre più corto; accontentiamoci che San Marco ha la sua bellissima basilica a Venezia e quindi venga onorato dagli stessi veneziani come loro patrono e, non solo, perché milioni di persone da tutto il mondo vengono ad ammirare e onorare questa meravigliosa basilica ed il suo santo.

Le sue spoglie o reliquie si trovano nella basilica di Venezia fin dal gennaio del 828. Dopo mille peripezie per sottrarle ai famelici arabi che le volevano distruggere, il doge Giustiniano Partecipazio le accolse e le fece tumulare nella cripta della basilica, specialmente eretta per lui: era l’anno 832. Ancora oggi questo evento viene ricordato con grande rispetto e devozione.

Ma veniamo a noi: il 25 aprile 2026, come ogni anno, nella sala grande del “Club Italia” il presidente per il comitato Festa di San Marco darà il benvenuto al numeroso gruppo di veneti, che giungeranno anche da città lontane. Dopo la celebrazione della Santa Messa in onore del Santo e l’Anzac Commemoration, verrà quindi servito il pranzo, come sempre allietato da musica e balli, racconti e momenti conviviali che rafforzano amicizie e legami culturali.

Buon divertimento!

I misteri sepolti nelle catacombe romane

Uno strano articolo, parlare delle catacombe, eppure anche queste esistono tutt’ora, aperte e visitabili. Per quelli che già la conoscono, a Roma ci sono svariate catacombe; credo di averle già menzionate quasi tutte, ma ce ne sono due (al momento non visitabili per lavori), e sono: la catacomba di Villa Torlonia e quella di Pretestato.

Quella di Villa Torlonia sono delle catacombe ebraiche, che risalgono tra la fine del II secolo e l’inizio del III secolo. Naturalmente, secondo studi e ricerche fatti, sembra che furono utilizzate fino al V secolo. Si trovano sotto le scuderie della Villa Torlonia, casualmente scoperte nel 1918, mentre si lavorava per l’ampliamento delle scuderie. La scoperta naturalmente portò a varie ricerche da parte di studiosi di archeologia e altro, portando così anche alla scoperta di documenti storici tutt’ora custoditi negli archivi Vaticani, molto importanti e interessanti per gli studiosi, rivelando curiosità affascinanti della vita quotidiana.

Altra storia, invece, per le catacombe di Pretestato, che prendono il nome del titolare dei terreni che donò alla comunità cristiana per le loro sepolture, divenendo così di grande importanza, dato che lì furono sepolti anche martiri della fede, come Papa Urbano I e altri di una certa rilevanza dell’epoca. Queste catacombe sorgono lungo la via Appia Antica, su un vasto terreno sicuramente di proprietà del politico e filosofo ateniese Erode Attico, che viveva a Roma ai tempi di Antonino Pio e Marco Aurelio, terreno che incorpora anche quello di Pretestato.

Queste furono scavate tra il 1847 e il 1872, ma solo nel 1931, in un precostituito recinto, si scoprirono altre tombe appartenenti all’aristocrazia senatoriale della Roma Imperiale, come Erode Attico e altrettante famiglie aristocratiche; c’è anche il sarcofago dell’imperatore Balbino (238 D.C.).

Naturalmente si parla di catacombe usate tra la fine del II secolo e l’inizio del III secolo D.C. Da notare anche i due luoghi di culto, denominati le basiliche di Zenone, ricche di decorazioni e simboli religiosi antichi.

Non è tutto qui, perché ci sono ancora altre catacombe, ma ne parleremo più avanti. Che bella la storia: a Roma, più scavi si fanno, più incredibili e antichi reperti ne viene fuori, offrendo sempre nuove scoperte sorprendenti.

Premuda, memoria di gloria

Premuda è storia, storia dei nostri nonni, storia di chi ha lottato con coraggio e determinazione per un’Italia libera e fiera. Cento otto anni fa, il 10 giugno del 1918, in piena Prima Guerra Mondiale, due audaci uomini della Marina Militare Italiana, imbarcati su due MAS (Motoscafo antisommergibile), il 15 e il 21, Luigi Rizzo e Giuseppe Aonzo, affondarono la corazzata austro-ungarica Santo Stefano, un gesto audace che ancora oggi suscita ammirazione e rispetto.

Premuda è un’isola del Mare Adriatico, a sud di Pola, nell’arcipelago di Zara, apparentemente tranquilla, ma testimone di eroiche gesta che hanno segnato la nostra storia e la memoria collettiva. Oggi verrebbe quasi da sorridere al solo pensare a tale azione, eppure la determinazione e l’amore per la

Patria di quei marinai rimangono esempio immortale, ispirazione per le generazioni future.

Le parole del Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Paolo Thaon di Revel, furono poche e semplici: «Non vi prometto compensi, ma se tale impresa può portare danno al nemico, andate».

Perché parlo di Premuda? Stavo vedendo, tramite il TG, quanto occorso a Torino e a Milano come ripudio alle Olimpiadi invernali, e mi sono chiesto quanto amore per il proprio Paese ci fosse in quell’epoca, e quanto, purtroppo, ce ne sia oggi.

La retorica rimane sempre la stessa: «Povera It…», ma la storia di Premuda ci ricorda che con coraggio e dedizione si possono compiere azioni straordinarie, che nessun tempo potrà mai cancellare.

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