di Angelo Paratico
A Bardolino, una perla del Lago di Garda, nacque uno dei giganti del Rinascimento italiano: il doge Andrea Gritti (1455-1538). Neppure la città di Verona può vantare un personaggio più chiaro e geniale di lui. Eppure, nulla lo ricorda e i bardolinesi ignorano la sua nascita.
Andrea Gritti, commerciante, diplomatico, spia per la Serenissima, dongiovanni e grande gourmet, fu anche il 77º doge di Venezia, dal maggio 1523 al dicembre 1538. Fu un uomo colto e coraggioso. Parlava l’inglese, il francese, lo spagnolo, il turco, il greco e il latino e, quando fu eletto doge all’età di sessantotto anni, disse di non essere mai stato malato, anche se aveva trascorso quasi tre anni prigioniero a Costantinopoli.
Nacque a Bardolino perché il padre, Francesco di Triadano, vi aveva dei possedimenti, ma morì quando lui era ancora bambino. Fu cresciuto dal nonno paterno che, dopo averlo educato privatamente, portandoselo dietro in alcune sue missioni diplomatiche in Inghilterra, Francia e Spagna, una volta rientrato a Venezia lo mandò a studiare a Padova.
Stemma storico di Andrea Gritti
Fu un bell’uomo, imponente e sempre allegro e si dice che possedesse un fortissimo appetito sessuale, unito a un appetito gastronomico che sarebbe stato la sua rovina, dato che morì per un’indigestione d’anguille.
Si sposò molto giovane con Benedetta Vendramin, ma questa morì dopo aver messo alla luce il loro figlio. Nella libertina Venezia ebbe anche una relazione con una bella monaca, di nome Celestina, che gli diede due figli.
Commerciò in grano e divenne molto ricco. Il denaro lo investì per costruire la chiesa di San Francesco della Vigna, in Castello, come propria tomba, ed è lì che venne sepolto. La commissione fu affidata a Jacopo Sansovino nel 1534 e venne completata nel 1554. Dieci anni più tardi fu affidata ad Andrea Palladio la costruzione della grandiosa facciata.
Sappiamo che si trovava a Costantinopoli già nel 1501, in qualità di Bailo di Venezia, e nel 1503 riuscì a negoziare una pace con i turchi. In seguito, fu nominato “Provveditore in Campo”, cioè Provveditore della Repubblica, insieme a Giorgio Corner: un compito difficile perché la guerra entrava in Italia nel contesto delle minacce che incombevano sull’Italia settentrionale.
Con la riconquista notturna di Padova del 17 giugno 1509, Machiavelli riconobbe in lui del genio tattico e la determinazione che segnò l’inizio della riscossa veneziana contro le potenze della Lega di Cambrai.
All’inizio dell’estate del 1509, contadini e popolani insorsero in molte città di Terraferma intorno a Venezia contro le truppe di Massimiliano. Andrea Gritti, con Padova e Treviso ormai in pugno, fece muovere la flotta e l’esercito, riuscendo a riprendere il controllo completo del Friuli il 30 ottobre 1511, sempre con l’aiuto della popolazione arruolata nella milizia locale.
Le cose si fecero poi sempre più favorevoli per Venezia quando i nobili di Brescia, allora sotto il dominio del re di Francia, chiesero ad Andrea Gritti di aiutarli a cacciare i francesi dalla città. Ciò avvenne il 5 febbraio 1512 e, poco dopo, Gritti prese anche il controllo di Bergamo.
Il re di Francia, Luigi XII, inviò il suo più bravo generale, Gaston de Foix. Brescia non solo fu riconquistata, ma Andrea Gritti fu fatto prigioniero e portato a Parigi. L’astuto veneziano riuscì però a ottenere la sua liberazione, perorando abilmente la propria causa presso il re e, cosa ancora più straordinaria, fu poi incaricato di agire come negoziatore tra Francia e Venezia.
Il 14 settembre 1515 il nuovo re di Francia, Francesco I, alleato dell’Inghilterra e di Venezia, vinse a Marignano, dove sconfisse gli svizzeri, restituendo a Venezia quasi tutti i territori perduti sulla terraferma. Dopo quella batosta gli svizzeri smisero di fare guerre.
Un anno dopo, gli spagnoli furono cacciati da Brescia e Andrea Gritti conquistò Verona il 24 gennaio 1517, dove entrò in trionfo.
Il 25 febbraio 1525 Francesco I fu sconfitto a Pavia e contemporaneamente fatto prigioniero dall’imperatore Carlo V. Una situazione difficile da gestire per Venezia, che manteneva buoni rapporti sia con la Francia sia con l’imperatore Carlo V, con il quale, appena due mesi dopo l’elezione a doge di Andrea Gritti, Venezia aveva firmato il trattato di pace di Worms del 29 luglio 1523.
Chiesa di San Francesco della Vigna
Andrea Gritti non era favorito per diventare doge rispetto al suo concorrente Antonio Tron. Il senatore Alvise Priuli aveva infatti dichiarato, prima dell’elezione di Andrea Gritti: «Non si può nominare doge un uomo che ha già tre bastardi in Turchia!».
L’Inquisizione romana a Venezia venne sempre malvista e con Andrea Gritti le cose rimasero così. Dopo il disastro del sacco di Roma del 1527, egli accolse a Venezia molti intellettuali e cardinali costretti a fuggire da Roma.
Tra questi c’era il famoso Pietro Aretino. Andrea Gritti lo accolse a Venezia, divenne il suo protettore e intervenne con successo presso papa Clemente VII, figlio di Giuliano de’ Medici, che lo aveva preso in antipatia.
Nel 1537 tentò di abdicare per vivere una vita più consona alle sue convinzioni religiose e alla sua età, lontano dalle pressioni della politica e del potere. Inoltre, disapprovava certe decisioni che si stavano prendendo.
La maggioranza dei nobili veneziani era favorevole a una guerra contro il sultano di Turchia, mentre Andrea Gritti era fermamente contrario.
All’età di 83 anni, nonostante l’età avanzata, si era battuto in Senato per tre giorni di fila per impedire questa guerra, che tuttavia fu votata contro la sua volontà con un solo voto di maggioranza. Per limitare i danni volle ritirare le proprie dimissioni, per controllare meglio le follie di quei giovani bellicosi che non conoscevano le forze del nemico.
Non esiste una vera e completa biografia di questo gigante del nostro Rinascimento e, forse, bisognerebbe istituire un premio internazionale per chi scriverà un buon libro su di lui e sulla sua opera.
Esistono documenti negli archivi veneziani, fiorentini, milanesi e francesi che non sono stati ancora esplorati e che potrebbero fornire una gran messe di notizie su questo grande personaggio che ha fatto grande la nostra Italia.
