Quattro agricoltori australiani su dieci stanno pensando di abbandonare il settore. Pressioni economiche, carenza di manodopera, disastri naturali, burocrazia e difficoltà operative stanno mettendo sotto stress una delle industrie fondamentali del Paese. Il nuovo National Farmer Wellbeing Report lancia un avvertimento che va oltre il futuro delle singole aziende: se il numero degli agricoltori continuerà a diminuire, anche la sicurezza alimentare australiana potrebbe risentirne.
Un problema che spesso rimane lontano dalle grandi città rischia di diventare una delle questioni strategiche dell’Australia dei prossimi anni.
Più di 1.000 agricoltori hanno partecipato all’ultimo National Farmer Wellbeing Report, commissionato dalla cooperativa lattiero-casearia Norco e supervisionato dal Black Dog Institute.
Il dato che colpisce maggiormente è netto: il 41% degli intervistati sta prendendo in considerazione l’idea di lasciare l’agricoltura.
Alla base della scelta ci sono soprattutto difficoltà finanziarie, carenza di lavoratori, eventi climatici estremi, preoccupazioni legate alle politiche pubbliche e una pressione quotidiana sempre più difficile da sostenere.
«Il futuro dell’agricoltura australiana è in pericolo»
Il chief executive di Norco, Michael Hampson, ha ricordato che gli agricoltori producono circa il 90% del cibo consumato in Australia.
Una possibile uscita di massa dal settore avrebbe quindi conseguenze che andrebbero ben oltre le comunità rurali.
«Il rapporto ci dice che il 41% degli agricoltori sta considerando di lasciare il settore», ha affermato Hampson.
Secondo il dirigente, l’Australia non può dare per scontato che un’industria fondamentale continui semplicemente ad esistere.
Per spiegare il rischio, Hampson ha richiamato il caso dell’industria automobilistica australiana: per decenni sembrava impensabile che il Paese potesse smettere completamente di produrre automobili, eppure è accaduto.
Il messaggio è chiaro: anche un settore storico può ridimensionarsi drasticamente se non vengono create le condizioni perché continui a essere economicamente sostenibile.
Non è soltanto una questione economica
Il rapporto evidenzia anche un deterioramento del benessere psicologico degli agricoltori negli ultimi due anni.
Un agricoltore su cinque ha riferito problemi di salute mentale, mentre più della metà ha dichiarato di essersi sentita depressa o particolarmente giù.
Particolarmente preoccupante il dato secondo cui uno su sette avrebbe sperimentato pensieri di autolesionismo o suicidio.
Il 91% degli intervistati ritiene inoltre che il proprio lavoro sia sottovalutato dalla popolazione australiana.
Numeri che raccontano una distanza crescente tra il ruolo centrale dell’agricoltura nell’economia e nella vita quotidiana del Paese e la percezione che molti agricoltori hanno del modo in cui vengono considerati.
Siccità e alluvioni, ma non solo
Ross Blanch, agricoltore del Queensland con cinquant’anni di esperienza nel settore lattiero-caseario e una lunga attività nel supporto alle persone in difficoltà, conosce direttamente il peso psicologico della vita nelle campagne.
La sua esperienza lo ha portato a creare Farmer to Farmer, un servizio gratuito e confidenziale nel quale gli agricoltori possono confrontarsi con altri agricoltori.
L’idea parte da un principio semplice: chi vive gli stessi problemi spesso riesce a comprendere meglio cosa significhino una siccità, un’alluvione, il crollo dei prezzi, una stagione fallimentare o il peso di un debito.
Ma le difficoltà possono derivare anche da problemi familiari, malattie o dalla pressione di portare avanti un’azienda agricola tramandata per generazioni.
I giovani e il peso di non voler essere «quelli che hanno fallito»
Blanch sottolinea in particolare la pressione vissuta dai giovani che ereditano aziende familiari.
Per alcuni, abbandonare l’attività non significa semplicemente cambiare lavoro.
Può significare percepire di essere la generazione che ha interrotto una storia familiare costruita in decenni, talvolta in più di un secolo.
È un peso che può spingere alcune persone a continuare anche quando l’attività non è più economicamente o personalmente sostenibile.
Un rischio anche per chi vive nelle città
La questione riguarda direttamente anche Sydney, Melbourne, Brisbane e le altre grandi città australiane.
Se diminuisce il numero di produttori, se aumenta il costo della produzione e se le aziende agricole familiari vengono progressivamente abbandonate, nel lungo periodo possono aumentare la dipendenza dalle importazioni e la vulnerabilità della filiera alimentare.
L’Australia rimane una grande potenza agricola ed esportatrice, ma il rapporto invita a non considerare questa posizione come permanente.
Dietro ogni litro di latte, ogni pezzo di carne, ogni frutto e ogni prodotto che arriva sugli scaffali dei supermercati esiste una filiera che parte dalle aziende agricole.
E il vero allarme del rapporto è proprio questo: se quasi metà di chi produce il cibo del Paese comincia a chiedersi se valga ancora la pena continuare, il problema non appartiene più soltanto agli agricoltori. Appartiene all’Australia intera.
