Hormuz, l’allarme sui fertilizzanti arriva fino alla tavola

La crisi dello Stretto di Hormuz continua a minacciare la sicurezza alimentare ben oltre il Golfo. Da Bangkok, dove partecipa agli incontri annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, il direttore esecutivo dell’UNOPS Jorge Moreira da Silva ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze delle interruzioni marittime: energia, fertilizzanti e cibo sono passaggi della stessa emergenza. Nel suo intervento ad Al Jazeera, rilanciato dall’agenzia delle Nazioni Unite, ha segnalato rischi particolarmente gravi per le popolazioni più vulnerabili.

Il nuovo elemento è la durata dello shock. Nel bollettino pubblicato il 13 ottobre dall’International Fertilizer Development Center, l’analisi dell’International Fertilizer Association considera ormai superato lo scenario più favorevole elaborato a maggio, che prevedeva un’interruzione relativamente breve. Le condizioni osservate sono invece compatibili con una crisi prolungata, capace di attraversare più stagioni agricole. Si tratta di scenari per valutare i rischi, non di previsioni certe sulla durata del conflitto o sui raccolti futuri.

Il quadro dei prezzi, però, non è uniforme. Un’analisi dell’International Food Policy Research Institute del 18 settembre aveva documentato il rientro dell’urea verso i livelli di inizio anno e una riduzione delle tensioni sull’ammoniaca. Per i fertilizzanti fosfatici restavano invece rincari nell’ordine del 25–30% rispetto a prima della chiusura dello stretto. Lo zolfo, necessario per produrne molti, emergeva come un collo di bottiglia. Sono dati di contesto, riferiti a quella rilevazione, e non quotazioni aggiornate alla giornata.

Anche il bollettino di ottobre distingue le diverse sostanze: segnala miglioramenti nell’accessibilità economica dei fertilizzanti azotati, mentre per alcuni agricoltori i fosfati rimangono molto onerosi. La presenza di merce sul mercato, dunque, non garantisce che un produttore possa acquistarla. Dove le importazioni sono essenziali e gli aiuti pubblici limitati, il prezzo può diventare un ostacolo quanto la mancanza fisica del prodotto.

Il problema ha inoltre un calendario. La concimazione deve rispettare le esigenze delle colture: rimandare gli acquisti o ridurre le dosi può incidere sulle rese, con effetti che diventano visibili soltanto più avanti. Nel suo precedente richiamo di aprile, la FAO aveva chiesto di evitare restrizioni alle esportazioni di energia e fertilizzanti e di sostenere l’accesso ai mezzi produttivi nei Paesi più esposti.

L’allarme attuale riguarda quindi ciò che accadrà nei campi prima ancora di ciò che comparirà sugli scaffali. Proteggere i raccolti richiede forniture affidabili, ma anche condizioni economiche che consentano agli agricoltori di utilizzarle in tempo.