Brasile, Flávio Bolsonaro lascia il Paese dopo la sconfitta: passaporti annullati, gli Stati Uniti annunciano i visti

Il senatore sconfitto da Lula nel ballottaggio presidenziale avrebbe raggiunto gli Stati Uniti dopo aver disatteso un ordine della Corte Suprema che gli vietava di lasciare il Brasile. Reuters conferma la partenza attraverso fonti vicine al candidato e all’amministrazione americana. Buenos Aires nega il suo ingresso in Argentina, mentre resta il mistero sulla rotta seguita. Il presidente rieletto Lula attacca duramente il rivale.

Il mistero sulla scomparsa di Flávio Bolsonaro si trasforma in un caso politico e diplomatico internazionale. Il senatore brasiliano, sconfitto domenica 25 ottobre dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, avrebbe lasciato il Brasile per raggiungere gli Stati Uniti, nonostante un provvedimento della Corte Suprema che gli imponeva di consegnare i passaporti e gli vietava di espatriare.

La notizia, inizialmente circolata attraverso indiscrezioni della stampa brasiliana e argentina, ha trovato nuovi riscontri nelle informazioni raccolte da Reuters.

L’agenzia internazionale riferisce che tre fonti, tra cui persone vicine al senatore e interlocutori dell’amministrazione statunitense, hanno confermato la sua partenza verso gli Stati Uniti.

Un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano ha inoltre annunciato che Washington rilascerà visti a Flávio Bolsonaro e ai suoi familiari, consentendo loro l’ingresso nel Paese.

Rimangono tuttavia diversi interrogativi. Non è stato chiarito ufficialmente quando Bolsonaro abbia lasciato il territorio brasiliano, quale itinerario abbia seguito e dove si trovi esattamente.

Una fonte vicina alla famiglia ha riferito che il senatore sarebbe arrivato in Florida, ma non esiste ancora una conferma pubblica e verificabile del suo arrivo.

La sconfitta elettorale e la decisione della Corte Suprema

La vicenda si sviluppa immediatamente dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane.

Lula ha conquistato il suo quarto mandato ottenendo il 51,79% dei voti, contro il 48,21% di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro.

Il candidato conservatore ha rifiutato di riconoscere il risultato e annunciato l’intenzione di chiederne l’annullamento, contestando soprattutto la decisione delle autorità giudiziarie di prolungare di due ore l’apertura di alcuni seggi elettorali.

Le accuse di irregolarità avanzate da Bolsonaro non sono state accompagnate da prove che dimostrino un’alterazione dell’esito.

Il giorno successivo al ballottaggio, il ministro Alexandre de Moraes del Supremo Tribunal Federal (STF) ha disposto il ritiro dei passaporti del senatore, nell’ambito di indagini giudiziarie che lo riguardano.

Il provvedimento prevedeva anche il divieto di lasciare il territorio nazionale.

Bolsonaro aveva 24 ore per consegnare i documenti alla Polizia federale.

Passaporti annullati dopo il mancato rispetto della scadenza

Martedì 27 ottobre, alle ore 11 locali, il termine fissato dalle autorità è scaduto senza che il senatore avesse consegnato i documenti richiesti.

Secondo fonti della Polizia federale citate da Reuters e dalla stampa brasiliana, i passaporti ordinario e diplomatico di Bolsonaro sono stati successivamente annullati nei sistemi di controllo.

Il parlamentare non è stato rintracciato dalle autorità durante le verifiche iniziali.

La Polizia federale ha quindi avviato controlli sui passaggi di frontiera e sui registri dei voli per ricostruire gli spostamenti del senatore.

L’intervento della magistratura riguarda procedimenti nei quali Bolsonaro è indagato per presunte irregolarità finanziarie, tra cui ipotesi di riciclaggio di denaro.

Il senatore ha sempre respinto le contestazioni, sostenendo di essere vittima di un’azione giudiziaria politicamente motivata.

Le indagini in corso non costituiscono una condanna e Bolsonaro deve essere considerato presunto innocente rispetto ai reati contestati.

Rimane distinta la questione dell’eventuale violazione del divieto di espatrio, che dovrà essere valutata dalle autorità competenti.

Il mistero del jet privato e della frontiera argentina

Le prime notizie sulla presunta fuga erano arrivate dal sito argentino Infobae.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal portale, Bolsonaro avrebbe attraversato la frontiera tra Brasile e Argentina raggiungendo Puerto Iguazú, nella provincia di Misiones, dove sarebbe stato predisposto un aereo privato diretto negli Stati Uniti.

La stampa argentina aveva segnalato la presenza di un jet Gulfstream della compagnia Baires Fly, arrivato da Buenos Aires nella serata di lunedì.

L’aereo avrebbe dovuto effettuare un volo internazionale con alcuni passeggeri, ma la partenza prevista non si sarebbe concretizzata.

Le autorità argentine hanno successivamente smentito di avere registrato l’ingresso di Flávio Bolsonaro nel Paese.

La Direzione nazionale delle migrazioni ha dichiarato di non avere alcuna registrazione del passaggio del senatore alla frontiera.

Anche rappresentanti del governo del presidente Javier Milei hanno escluso che risultasse un suo ingresso regolare.

Gli accertamenti effettuati sull’aeromobile non hanno inoltre evidenziato un piano di volo che comprendesse la famiglia Bolsonaro.

Queste informazioni non permettono di ricostruire con certezza l’itinerario seguito dal senatore.

La partenza dal Brasile, riportata da Reuters sulla base delle proprie fonti, e il presunto passaggio attraverso l’Argentina sono quindi due circostanze con livelli di conferma differenti.

Bolsonaro aveva dichiarato: «Non ho mai pensato di lasciare il Brasile»

A rendere ancora più controversa la vicenda sono le dichiarazioni pronunciate dal senatore poche ore prima della sua presunta partenza.

Lunedì 26 ottobre, dopo aver ricevuto il provvedimento della Corte Suprema, Bolsonaro aveva pubblicato un video sui propri canali social.

Nel messaggio aveva respinto le accuse e assicurato che avrebbe consegnato i passaporti, rimanendo in Brasile per organizzare l’opposizione parlamentare al nuovo governo Lula.

Aveva inoltre contestato l’iniziativa del giudice de Moraes, definendola un tentativo di intimidazione politica.

La successiva mancata consegna dei documenti e le notizie sulla partenza verso gli Stati Uniti hanno aperto interrogativi sulle sue reali intenzioni.

Il suo staff e i rappresentanti legali non hanno fornito una ricostruzione pubblica completa degli spostamenti.

Anche diversi alleati politici hanno dichiarato di non essere riusciti a contattarlo direttamente nelle ore successive.

Washington annuncia visti per Bolsonaro e la famiglia

La novità più significativa sul piano diplomatico arriva dagli Stati Uniti.

Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha confermato a Reuters e Associated Press che Flávio Bolsonaro e i suoi familiari riceveranno visti per entrare nel territorio americano.

La dichiarazione rappresenta un intervento ufficiale dell’amministrazione statunitense in una vicenda che coinvolge direttamente un esponente politico brasiliano destinatario di misure giudiziarie.

Non è stato tuttavia specificato quale categoria di visto verrà concessa, né se il senatore abbia richiesto formalmente asilo politico.

La concessione di un visto non equivale automaticamente al riconoscimento dello status di rifugiato o alla concessione dell’asilo.

Bolsonaro intrattiene da tempo rapporti politici con ambienti vicini al presidente Donald Trump.

Anche il fratello Eduardo Bolsonaro si trova negli Stati Uniti e aveva pubblicamente suggerito a Flávio di lasciare il Brasile in caso di sconfitta elettorale.

L’eventuale permanenza del senatore negli Stati Uniti potrebbe quindi trasformarsi in un ulteriore elemento di tensione tra Washington e Brasília.

Lula attacca: «Vergognoso lasciare il proprio Paese»

Il presidente rieletto Luiz Inácio Lula da Silva ha reagito duramente alle notizie della partenza del rivale.

Durante un incontro con sostenitori organizzato in occasione del suo 81° compleanno, Lula ha definito vergognosa la possibilità che Bolsonaro abbia lasciato il Brasile immediatamente dopo la sconfitta.

Il presidente ha anche messo in discussione le motivazioni che avrebbero spinto il senatore ad abbandonare il territorio nazionale, sostenendo che chi non ha responsabilità giudiziarie non dovrebbe avere motivo di temere.

Si tratta di valutazioni politiche del presidente, non di conclusioni giudiziarie sulla responsabilità penale del suo avversario.

La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per le relazioni tra Brasile e Stati Uniti.

Trump ha già messo in discussione la vittoria elettorale di Lula senza fornire prove di brogli, mentre il presidente brasiliano ha denunciato in passato presunte interferenze straniere nella politica nazionale.

L’annuncio americano sui visti potrebbe aggravare ulteriormente il confronto diplomatico.

Le iniziative giudiziarie e il possibile coinvolgimento dell’Interpol

Secondo ABC News Australia, esponenti del Partito dei Lavoratori hanno promosso iniziative per chiedere misure cautelari nei confronti del senatore e un possibile coinvolgimento dell’Interpol.

Queste richieste devono essere distinte da provvedimenti già adottati.

La presentazione di una domanda di arresto preventivo, infatti, non equivale all’emissione di un mandato di cattura.

Allo stesso modo, la richiesta di una Red Notice all’Interpol non significa che l’organizzazione internazionale abbia già diffuso un avviso di ricerca.

Saranno le autorità giudiziarie brasiliane a stabilire gli eventuali sviluppi procedurali e le misure consentite dalla legislazione nazionale.

Una crisi politica che supera i confini del Brasile

La vicenda di Flávio Bolsonaro si inserisce in un contesto caratterizzato da una forte polarizzazione politica.

Il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro aveva raccolto quasi il 48,21% dei voti al ballottaggio, confermando l’esistenza di un elettorato conservatore molto consistente.

La sconfitta non ha quindi cancellato il peso politico del movimento bolsonarista.

Tuttavia, le contestazioni del risultato elettorale, le indagini giudiziarie e la partenza del senatore rischiano di complicare la riorganizzazione dell’opposizione parlamentare.

Per Lula, la vicenda rappresenta un ulteriore banco di prova nella fase immediatamente successiva alla rielezione.

Per Washington, la decisione di concedere i visti alla famiglia Bolsonaro apre interrogativi sul rapporto tra protezione dei cittadini stranieri, cooperazione giudiziaria e relazioni diplomatiche con il Brasile.

Il punto della situazione

Alla luce delle ultime informazioni disponibili, tre elementi risultano centrali.

La mancata consegna dei passaporti e il loro annullamento sono documentati dalle fonti di polizia e giudiziarie citate dalla stampa internazionale.

La partenza del senatore verso gli Stati Uniti è stata riferita da Reuters sulla base di fonti vicine alla famiglia e all’amministrazione americana.

Il Dipartimento di Stato ha confermato la volontà di concedere visti a Bolsonaro e ai suoi familiari.

Non risultano invece confermati ufficialmente il percorso seguito per lasciare il Brasile, l’eventuale passaggio dall’Argentina e il luogo esatto nel quale si trova.

La vicenda non è dunque più soltanto quella di una presunta fuga: è diventata una questione internazionale che coinvolge la giustizia brasiliana, il governo Lula e l’amministrazione Trump.

Resta ora da comprendere quali conseguenze giudiziarie e diplomatiche potranno derivare dalla partenza del senatore e se le autorità brasiliane adotteranno ulteriori provvedimenti.


A cura della Redazione Esteri