Con il 41,9% delle urne scrutinate, il blocco del premier uscente è accreditato di 57 seggi, contro i 47 dell’opposizione e i 16 delle formazioni arabe. Gli exit poll avevano indicato una situazione di sostanziale parità. Affluenza record al 77,7%. Netanyahu chiede un governo nazionale di destra, Eisenkot rivendica la volontà di cambiamento degli elettori. La formazione del nuovo esecutivo resta incerta.
Israele esce dalle elezioni parlamentari senza un vincitore certo, mentre lo scrutinio continua a modificare gli equilibri tra il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo principale sfidante, Gadi Eisenkot. I primi risultati ufficiali parziali assegnano un vantaggio allo schieramento di destra guidato dal Likud, ma nessuna maggioranza definitiva è stata ancora determinata.
Con il 41,9% delle urne scrutinate, il blocco favorevole a Netanyahu risulta accreditato di 57 seggi sui 120 della Knesset, contro i 47 attribuiti ai partiti dell’opposizione e i 16 delle formazioni prevalentemente arabe.
Il quadro rimane provvisorio, anche perché una parte significativa dei voti espressi con procedure speciali deve ancora essere conteggiata.
Per governare sono necessari almeno 61 deputati.
La consultazione del 27 ottobre, la prima dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, registra intanto una partecipazione straordinaria: il 77,7% degli aventi diritto, il livello più elevato da oltre vent’anni.
Dai primi exit poll allo scrutinio: risultati in continua evoluzione
La notte elettorale israeliana è stata caratterizzata da numerosi capovolgimenti nelle proiezioni.
Alla chiusura delle urne, gli exit poll delle principali emittenti televisive avevano indicato una situazione di sostanziale equilibrio.
Secondo le prime rilevazioni di Channel 12, lo schieramento di Gadi Eisenkot avrebbe ottenuto 52 seggi, contro i 50 attribuiti al blocco di Netanyahu. I restanti 18 sarebbero andati ai partiti arabi.
Le successive proiezioni hanno modificato il quadro.
Channel 11 e Channel 13 hanno segnalato un pareggio di 51 seggi per ciascuno dei due schieramenti principali, mentre una rilevazione aggiornata di Channel 12 ha attribuito 52 seggi al blocco del premier e 49 a quello dell’opposizione.
Con l’avvio dello scrutinio effettivo è emersa una tendenza inizialmente più favorevole a Netanyahu.
Quando era stato conteggiato il 25,2% delle urne, la distribuzione provvisoria dei seggi indicava 63 deputati per il suo schieramento e 49 per l’opposizione, con otto alla Lista Comune.
Successivamente, con il 32,5% delle urne scrutinate, il blocco del premier è sceso a 59 seggi.
Al 41,9% il vantaggio si è ulteriormente ridimensionato, portandosi a 57 seggi.
Sono oscillazioni che dimostrano quanto sia ancora prematuro dichiarare un vincitore.
Netanyahu: «Vogliamo un governo nazionale forte di destra»
Benjamin Netanyahu ha incontrato i sostenitori del Likud nel quartier generale del partito a Gerusalemme, rivendicando la centralità della propria formazione nel nuovo Parlamento.
Il premier ha sottolineato che il Likud emerge dalle proiezioni come il primo partito israeliano e ha espresso l’intenzione di costruire un governo nazionale di destra.
Netanyahu ha inoltre ribadito la contrarietà alla formazione di un esecutivo sostenuto dai partiti arabi, invitando le altre forze politiche a considerare le conseguenze di una simile alleanza.
Nel suo intervento ha dedicato ampio spazio anche alla sicurezza nazionale e ai rapporti con gli Stati Uniti.
Il premier ha richiamato la collaborazione con Donald Trump, presentandola come uno strumento fondamentale per affrontare le minacce regionali, in particolare quelle provenienti dall’Iran.
Pur rivendicando il risultato politico del Likud, Netanyahu non ha proclamato una vittoria definitiva, riconoscendo la necessità di attendere il completamento dello scrutinio.
Eisenkot: «Il Paese ha chiesto un cambiamento»
Di segno opposto le dichiarazioni di Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane e leader del partito Yashar.
Davanti ai sostenitori riuniti a Tel Aviv, Eisenkot ha interpretato gli exit poll come un segnale di sfiducia nei confronti del governo uscente.
Secondo l’ex generale, gli israeliani hanno espresso la volontà di aprire una fase politica differente, dopo gli anni segnati dalle guerre e dalle tensioni interne.
Eisenkot ha invitato Netanyahu a lasciare la guida politica del Paese e ha ribadito l’impegno a costruire una maggioranza parlamentare alternativa.
Ha inoltre rivolto un messaggio ai vertici degli apparati di sicurezza, invitandoli a mantenere una netta separazione tra le responsabilità istituzionali e la competizione politica.
Per Eisenkot, la sfida riguarda non soltanto la composizione del prossimo governo, ma anche il ripristino della fiducia nelle istituzioni.
Le sue dichiarazioni rappresentano tuttavia una valutazione politica del voto: lo scrutinio non ha ancora stabilito quale blocco potrà ottenere una maggioranza parlamentare.
I partiti arabi diventano l’elemento decisivo
Uno degli aspetti più significativi delle elezioni riguarda l’aumento della partecipazione degli elettori arabo-israeliani.
Gli exit poll delle principali emittenti avevano assegnato complessivamente tra 17 e 18 seggi alla Lista Comune e a Ra’am, le due principali formazioni rappresentative di questo elettorato.
Si tratterebbe di un risultato senza precedenti per questi partiti.
Il loro peso potrebbe diventare fondamentale nella formazione del prossimo governo, soprattutto se nessuno dei due blocchi principali dovesse raggiungere autonomamente i 61 seggi.
Mansour Abbas, leader di Ra’am, ha rivendicato l’importanza politica del risultato, sostenendo che la maggiore partecipazione della comunità araba debba tradursi in una rappresentanza più incisiva.
La formazione di un governo sostenuto dai partiti arabi presenta però difficoltà politiche.
Diversi esponenti dell’opposizione hanno dichiarato durante la campagna elettorale di non voler dipendere dal loro sostegno per governare.
Altri, tra cui Yair Golan dei Democratici, hanno manifestato una maggiore disponibilità al confronto.
La questione potrebbe quindi diventare centrale nelle trattative successive alla proclamazione dei risultati.
Affluenza record: oltre 5,6 milioni di elettori
Il dato definitivo della partecipazione rappresenta uno dei risultati più significativi della giornata.
La Commissione elettorale centrale ha comunicato un’affluenza del 77,7%, corrispondente a circa 5,7 milioni di votanti.
Si tratta della partecipazione più elevata registrata in Israele da oltre vent’anni e di un incremento di circa sette punti percentuali rispetto alle elezioni del 2022.
Già durante il pomeriggio si erano registrati livelli superiori a quelli delle precedenti consultazioni, con lunghe file davanti a numerosi seggi.
L’incremento ha interessato diverse componenti della società israeliana, comprese alcune comunità arabe che nelle passate elezioni avevano registrato una partecipazione inferiore alla media nazionale.
L’elevata affluenza testimonia la rilevanza attribuita dai cittadini alla consultazione, dopo un periodo caratterizzato da conflitti militari, tensioni sociali e profonde controversie politiche.
Il peso dei voti speciali
Uno degli elementi ancora da considerare riguarda il conteggio delle schede inserite nelle cosiddette doppie buste.
Si tratta di una procedura utilizzata, tra gli altri, dai militari, dal personale diplomatico autorizzato a votare all’estero e da alcune categorie di elettori che esprimono il proprio voto in strutture speciali.
Secondo le stime riportate dai media israeliani, queste schede potrebbero essere centinaia di migliaia.
Il loro conteggio è particolarmente importante in una consultazione caratterizzata da differenze limitate tra i principali schieramenti.
Anche il superamento della soglia elettorale del 3,25% da parte delle formazioni minori potrebbe modificare significativamente la distribuzione finale dei seggi.
Per questa ragione, le proiezioni basate sulle prime urne scrutinate non possono essere considerate equivalenti al risultato finale.
L’eredità del 7 ottobre al centro della sfida politica
Le elezioni si sono svolte in un Paese profondamente segnato dagli attacchi del 7 ottobre 2023 e dai conflitti che ne sono seguiti.
La gestione della sicurezza, la guerra a Gaza, le tensioni con l’Iran e il rapporto con gli Stati Uniti hanno dominato il confronto elettorale.
Netanyahu ha rivendicato i risultati delle operazioni militari condotte durante il suo governo.
L’opposizione ha invece insistito sulla necessità di chiarire le responsabilità istituzionali per le falle nella sicurezza che precedettero gli attacchi di Hamas.
Tra le richieste più importanti figura l’istituzione di una commissione statale d’inchiesta indipendente.
Le associazioni dei familiari delle vittime del 7 ottobre hanno ribadito la necessità di arrivare a un accertamento delle responsabilità, indipendentemente dalla futura composizione del governo.
Cosa succede adesso: il ruolo del presidente Herzog
Una volta concluso lo scrutinio, il presidente israeliano Isaac Herzog avvierà le consultazioni con i rappresentanti dei partiti eletti alla Knesset.
L’incarico di formare il governo sarà affidato al parlamentare ritenuto maggiormente in grado di costruire una maggioranza.
Non esiste un automatismo che attribuisca questo compito al leader del partito che ha ottenuto più seggi.
Il candidato incaricato avrà inizialmente 28 giorni per formare una coalizione, con la possibilità di ottenere una proroga di ulteriori 14 giorni.
Se non riuscisse a raggiungere un accordo, il presidente potrebbe affidare il mandato a un altro esponente politico.
Qualora nessuna soluzione fosse praticabile, il Paese potrebbe essere chiamato nuovamente alle urne.
Nel frattempo, Netanyahu rimarrebbe alla guida del governo uscente per la gestione degli affari correnti.
Israele diviso, la maggioranza ancora da costruire
Il voto del 27 ottobre ha evidenziato un Paese fortemente mobilitato ma politicamente diviso.
Il Likud rimane una forza centrale del sistema parlamentare israeliano, mentre l’opposizione guidata da Eisenkot ha ottenuto un sostegno significativo.
La crescita dei partiti arabi introduce inoltre un elemento nuovo negli equilibri politici della Knesset.
Il risultato definitivo dipenderà dalla conclusione dello scrutinio e dalla distribuzione dei seggi tra tutte le formazioni che supereranno la soglia elettorale.
Per ora nessuno può rivendicare la certezza di governare. Netanyahu punta a ricostruire una maggioranza di destra, Eisenkot promette un’alternativa politica e i partiti arabi potrebbero avere un ruolo decisivo.
La notte elettorale si è conclusa, ma la sfida per il futuro governo israeliano è appena cominciata.
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