Terzo giorno consecutivo di proteste in India contro la revisione delle liste elettorali. Le opposizioni denunciano la cancellazione di milioni di elettori e accusano il sistema di favorire il BJP del premier Narendra Modi. Commissione elettorale e partito di governo respingono ogni accusa.
L’India entra nel terzo giorno consecutivo di proteste contro la Commissione elettorale. Migliaia di persone sono scese nelle strade di Mumbai e New Delhi chiedendo le dimissioni di Gyanesh Kumar, presidente della Election Commission of India, dopo le polemiche sulla revisione delle liste degli aventi diritto al voto.
La contestazione riguarda la presunta esclusione di milioni di cittadini dagli elenchi elettorali. Secondo manifestanti e partiti di opposizione, le cancellazioni potrebbero alterare gli equilibri politici e favorire il Bharatiya Janata Party, il BJP del primo ministro Narendra Modi.
Accuse respinte sia dalla Commissione elettorale sia dal partito di governo.
L’ECI sostiene infatti che la revisione abbia l’obiettivo di eliminare dalle liste nominativi duplicati, persone decedute e soggetti non aventi diritto, garantendo maggiore affidabilità al sistema elettorale. La Commissione ha inoltre ordinato agli uffici locali di reinserire gli elettori regolarmente aventi diritto eventualmente cancellati per errore.
MIGLIAIA IN MARCIA A MUMBAI
A Mumbai migliaia di manifestanti hanno attraversato la città sventolando bandiere indiane e chiedendo apertamente le dimissioni di Kumar.
Tra i leader della protesta figurano Raj Thackeray e Uddhav Thackeray.
Raj Thackeray ha accusato le istituzioni elettorali di interferire indirettamente nella scelta politica dei cittadini, sostenendo che debbano essere gli elettori, e non la Commissione, a decidere chi governa e chi siede all’opposizione.
Una dichiarazione che fotografa il cuore politico della protesta: la fiducia nell’imparzialità dell’organismo incaricato di garantire la regolarità delle elezioni.
TENSIONE A NEW DELHI
Situazione più tesa nella capitale.
A New Delhi la polizia ha cercato di impedire la formazione di grandi assembramenti nelle zone centrali della città e diversi manifestanti sono stati fermati.
Nei giorni precedenti decine di persone erano già state portate via dalle forze dell’ordine. Alcune sono state successivamente rilasciate, mentre contro altre sono stati avviati procedimenti per la violazione delle disposizioni che vietavano le manifestazioni di massa in determinate aree della capitale.
Le misure di sicurezza, tuttavia, non sembrano aver fermato la mobilitazione.
L’OPPOSIZIONE ANNUNCIA NUOVE PROTESTE
La protesta è destinata a proseguire.
L’alleanza dei principali partiti di opposizione ha annunciato una nuova marcia verso la sede della Commissione elettorale, presentando la mobilitazione come una battaglia per “salvare la democrazia”.
Un’altra grande manifestazione è prevista a New Delhi il 10 ottobre, promossa dal movimento giovanile Cockroach Janta Party.
Il movimento sta cercando di trasformare la contestazione sulle liste elettorali in una mobilitazione nazionale sulla trasparenza del sistema democratico indiano.
MODI E IL BJP NEL MIRINO DELLE OPPOSIZIONI
Il nome del primo ministro Narendra Modi rimane inevitabilmente al centro dello scontro.
Gli oppositori sostengono che la revisione degli elenchi possa avere conseguenze politiche favorevoli al BJP.
Ma, fino a questo momento, non sono state presentate prove definitive che dimostrino un intervento diretto del governo nella cancellazione degli elettori.
Il BJP continua a respingere ogni accusa e difende la legittimità delle procedure elettorali.
LA BATTAGLIA SULLA FIDUCIA NEL VOTO
La questione supera ormai il semplice confronto tecnico sulla revisione delle liste.
L’India è la più grande democrazia elettorale del mondo e qualsiasi dubbio sull’affidabilità degli elenchi degli aventi diritto può trasformarsi rapidamente in una crisi politica.
Da una parte la Commissione sostiene che il controllo sia necessario per garantire elezioni più sicure e liste aggiornate.
Dall’altra, le opposizioni denunciano il rischio che cittadini regolarmente aventi diritto vengano esclusi dal voto.
Gyanesh Kumar non ha finora risposto direttamente alle richieste di dimissioni.
Con nuove manifestazioni già annunciate, la battaglia sulle liste elettorali rischia così di diventare una delle più importanti sfide politiche per il governo Modi e, soprattutto, un nuovo banco di prova per la fiducia degli indiani nelle istituzioni democratiche del Paese.
